
Quinto appuntamento della rubrica di iconografia e iconologia che indaga e ricerca, nello sconfinato panorama della storia dell’arte, gli elementi magici e alchemici che hanno reso i più celebri capolavori scrigni di simbologie e significati spesso reconditi. La nuova opera oggetto di riflessione è Evoluzione di Piet Mondrian
È un manifesto di pensiero e d’arte Evoluzione, dipinto realizzato da Piet Mondrian (Amersfoort, 1872 – New York, 1944) nel 1911, nella fase di passaggio dalla figurazione all’astrazione, scelta stilistica maturata dopo la sua adesione alla dottrina filosofica ed esoterica della Teosofia.
Evoluzione (oggi conservato al Kunstmuseum Den Haag) è stato concepito come un trittico, che può essere letto da sinistra verso destra, o dalle figure più esterne (prima la destra, poi la sinistra) fino a quella interna. In entrambi i casi, a essere rappresentato è il processo di evoluzione dello spirito, che avviene attraverso tre stadi.
Secondo i principi della Teosofia – e della linea seguita dalla Società Teosofica fondata nel 1875 da Helena Blavatskij, alla quale aderì Mondrian –, il mondo è concepito come un tutto unitario i cui concetti opposti sono destinati a ricomporsi armonicamente. Ecco cosa scrive Helena Blavatskij nel suo saggio Iside svelata: “La nostra opera (…) è una difesa del riconoscimento della filosofia ermetica, la saggezza religiosa un tempo universale, come l’unica possibile chiave dell’Assoluto nella scienza e nella teologia”.
Per Mondrian il fine dell’arte divenne il raggiungimento dell’armonia cosmica, e in pittura doveva tradursi in armonia di forme e cromie: ovvero geometria e colori primari, che diventano il suo vocabolario visivo.
Evoluzione è un’opera di transizione nella pratica di Mondrian. Rispetto alle sue precedenti opere, prettamente figurative, qui la figura umana diventa quasi stilizzata, come se rientrasse entro configurazioni geometriche. Le figure a occhi chiusi non hanno ancora preso coscienza di sé: a dominare, soprattutto nella prima figura, sono i colori verde e rosso, propri della “imperfezione” terrena. Il viola e il blu contraddistinguono le successive fasi dell’evoluzione, con il colore giallo, la luce, che avvolge totalmente il capo della figura centrale, a occhi aperti. Probabilmente non è un caso la presenza delle due stelle a sei punte nel pannello di destra: è il simbolo della Società Teosofica.
Il sistema di pensiero di Mondrian confluì nella elaborazione teorica del suo stile, che definì Neoplasticismo, di cui armonia e proporzione sono i pilastri. Ecco come il pittore, sulla rivista da lui fondata insieme a Theo van Doesburg, De Stijl, esprimeva la sua idea di Neoplasticismo:
“Costruisco combinazioni di linee e di colori su una superficie piatta, in modo da esprimere una bellezza generale con una somma coscienza. La Natura (o ciò che ne vedo) mi ispira, mi mette, come ogni altro pittore, in uno stato emozionale che mi provoca un’urgenza di fare qualcosa, ma voglio arrivare più vicino possibile alla verità e astrarre ogni cosa da essa, fino a che non raggiungo le fondamenta (anche se solo le fondamenta esteriori!) delle cose… Credo sia possibile che, attraverso linee orizzontali e verticali costruite con coscienza, ma non con calcolo, guidate da un’alta intuizione, e portate all’armonia e al ritmo, queste forme basilari di bellezza, aiutate se necessario da altre linee o curve, possano divenire un’opera d’arte, così forte quanto vera”.
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2 – Autoritratto allo specchio del Parmigianino
3 – La serie xilografica di Domenico Beccafumi
4 – Perseo con la testa di Medusa di Benvenuto Cellini





