La Pelanda – Centro di Produzione Culturale, Roma, fino al 4 maggio 2014
Se la polvere del quotidiano ha opacizzato la vostra anima e provate l’irresistibile voglia di evadere, di comprare un biglietto e partire, nessun problema, basta una mostra come questa per decollare. Appena varcata la soglia della sede espositiva, nel cuore di Testaccio, avrete la sensazione di essere in un luogo ‘altro’.
L’allestimento ricorda il fasciame di un vascello, un’arca che vi trasporterà, con le foto del giapponese Nomachi, nelle terre lontane di diversi continenti. Il capolinea di questo viaggio è il ‘sacro’, meta agognata dall’uomo e mai veramente raggiunta, ma che Nomachi riesce a sfiorare in ogni religione e luogo.
Le 200 grandi foto, dispiegate lungo il suggestivo allestimento, sono articolate in 7 sezioni. Del Sahara, meta del suo primo viaggio nel 1972, colpiscono le incisioni rupestri di 8.000 anni fa che testimoniano come il deserto fosse un’area umida. Passerete davanti ai nomadi tuareg algerini, al Fezzan libico per fermarvi di fronte al primo piano di uno dei personaggi più regali mai visti: Un capo tribù berbero, da far dimenticare Omar Sharif.
Segue il corso del Nilo, fino al Sudan meridionale, dove le tribù dei pastori vivono in simbiosi con il loro bestiame. Il fisico elegante e slanciato dei nubiani, qui fotografati, è rimasto lo stesso dall’epoca dei faraoni, visibile negli antichi dipinti egiziani. Nel cuore dell’Africa, in Etiopia, è sopravvissuta un’isola di antica religione cristiana, un altopiano dove il tempo, nei suoi monasteri rupestri, sembra essere quello biblico.
Grazie all’invito di un editore saudita, Nomachi ha avuto il privilegio di fotografare il pellegrinaggio alla Mecca e noi quello di poter vedere, come non l’abbiamo mai vista, la Kaaba, simbolo della religione islamica. L’Islam è anche quello sciita, maggioranza in Iran e la magia dell’antica architettura iraniana lascia a bocca aperta.
Il ‘sacro’ in India scorre invece lungo il fiume Gange, dove ogni indu desidera che vengano sparse le proprie ceneri per avere un’esistenza migliore dopo la morte. La pratica del buddismo plasma la vita quotidiana delle genti del Tibet, dove a 3500 metri, gli unici bovini che resistono sono gli yak.
Cuzco, sacra per gli Inca, è la meta del pellegrinaggio dei cristiani delle Ande che credono che lì sia avvenuta l’apparizione del Gesù incarnato, le vesti dai colori sgargianti spiccano sulla natura ostile e monocromatica.
Le premiate foto di Nomachi sono state pubblicate in Stern, GEO e The National Geographic, che ha curato il catalogo di questa mostra.
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INFORMAZIONI UTILI:
Nomachi, Le vie del sacro
14 dicembre 2013 – 4 maggio 2014
La Pelanda – Centro di Produzione Culturale
Roma, Piazza Orazio Giustiniani, 4
Orari: da martedì a venerdì h 16,00 – 22,00 – sabato e domenica h 11,00 – 22,00
l’ingresso è consentito fino alle ore 21.00 – chiuso il 1° maggio 2014
Biglietti: intero € 10,00 – ridotto € 8,00 per minori di 18 e maggiori di 65 anni, gruppi di oltre 15 persone, universitari con tesserino e titolari di apposite convenzioni – ridotto speciale € 4,00 per gruppi di studenti delle scuole elementari, medie e superiori – gratuito per minori di 6 anni, due insegnanti accompagnatori per classe, giornalisti con tesserino, disabili con un accompagnatore.
Info: www.mostranomachi.it ; 060608