
Castellani, l’arte dietro il quadro
«Ho sempre pensato che l’arte stia dietro il quadro e non davanti, non in quello che si vede, qualcosa insomma di ulteriore rispetto al dato puramente visivo».
Enrico Castellani

«Ho sempre pensato che l’arte stia dietro il quadro e non davanti, non in quello che si vede, qualcosa insomma di ulteriore rispetto al dato puramente visivo».
Enrico Castellani

«Il bacio è un dolce scherzo che la natura ha inventato per fermare i discorsi quando le parole diventano inutili».
Ingrid Bergman

«Radiose e sommerse nel colore queste nuove immagini hanno aperto nuovi orizzonti alla fotografia e hanno dato nuova direzione al suo linguaggio pittorico».
Helmut Gernsheim su Franco Fontana

«Vorrei raffigurare, più che l’apparenza delle cose l’idea delle cose stesse, nella forma più concisa e diretta – quello che lo sguardo puro e nuovo alla vita coglie con lo stupore della prima scoperta o quello che il dolore scava dentro l’uomo lasciandogli la ferita».
Afro

«Adoro la fotografia, adoro fotografare, tenere in mano la fotocamera, giocare con le inquadrature e con la luce. Adoro vivere con la gente, osservare le comunità e ora anche gli animali, gli alberi, le pietre. È un’esigenza che proviene dal profondo di me stesso. È il desiderio di fotografare che mi spinge di continuo a ripartire. Ad andare a vedere altrove. A realizzare sempre e comunque nuove immagini».
Sebastião Salgado

«Mi vedo come un pittore tradizionale. Sono molto interessato al concetto di realismo e all’indagine sulla quale si basa la tradizione del realismo stesso».
Wayne Thiebaud

«Vivian Maier è un caso estremo di riscoperta postuma: ciò che visse coincise esattamente con ciò che vide».
Goeff Dyer

«Ci sono tra i 20 e i 25 di noi e stiamo aspettando che alcuni altri si uniscano troviamo che il nome il talento di Berthe Morisot siano semplicemente troppo importanti per noi per essere in grado di farcela senza di lei».
Degas

Cartier-Bresson, agli scrittori il compito di aggiungere parole alle immagini
“Anche se nel corso dei suoi reportage prendeva molti appunti, e ha sempre mantenuto un’assidua corrispondenza con le persone care, nel complesso ha scritto poco sulla sua pratica fotografica. Tra le opere pubblicate durante la sua vita, si contano appena quattro o cinque testi di suo pugno. Preferiva lasciare agli amici scrittori il compito di aggiungere parole alle sue immagini”
Clément Chéroux e Julie Jones raccontano Henri Cartier-Bresson.

«La superficie è il luogo di infiniti incontri, di disperate attese, di tautologiche commisurazioni, di sofferenze esistenziali e di utopistiche verifiche».
Enrico Castellani