
Stefano Pistolini ci svela il suo Fuoco Sacro
Giornalista, autore, sceneggiatore, saggista, conduttore, videomaker, Stefano Pistolini si confronta ora con il romanzo. In esclusiva per Artslife “Fuoco Sacro”
Interviste su critica dell’arte

Giornalista, autore, sceneggiatore, saggista, conduttore, videomaker, Stefano Pistolini si confronta ora con il romanzo. In esclusiva per Artslife “Fuoco Sacro”
Il dipartimento di Arte Moderna e Contemporanea della casa d’aste Il Ponte a Milano sta vivendo da qualche anno un rinnovato vigore. ArtsLife ha intervistato Freddy Battino, capo dipartimento con 40 anni di esperienza nel settore dell’arte moderna, per raccontare la genesi di questa evoluzione.

Sospesi tra due ecosistemi nella foresta delle corrispondenze: gli stagni dove il cielo scivola dentro (e l’acqua tocca il cielo), densi di una linfa astrale che sorregge ninfee, e le giungle ritmate di trittici tronchi, “colonne dotate di vita” (tanto per rivangare ancora Baudelaire): spartiti vegetali su sfondi più o meno accesi, più o meno acidi, cangianti. Le sequenze squadrate delle architetture archeologico-industriali qui attorno
Attimi di luce intrappolati nella materia. Volti immortalati nel gesso, nel bronzo, nella cera: duttile, flessibile, luminosa, prediletta per tradurre in scultura la transitorietà. Più è malleabile la materia più affondano le dita creatrici e la resa è magistrale. Alla ricerca eterna dello “scherzo di luce” che siamo, il tentativo di catturarlo plasmandone e modellandone la sostanza.
Siamo ormai abituati ad avere poco tempo per concentrarci su cose importanti, su dettagli che fanno la differenza, su elementi che dovremmo porre su scale differenti ma che spesso sono accomunati.
Direttore artistico del Museo del Duomo di Milano e membro del comitato scientifico, Philippe Daverio ha voluto essere presente lo
“Segno” allo Spazio Porpora di Milano è l’ultima personale di Luca Grippa (1959). Geologo, docente e artista, “segno distintivo”: raschiature e “incisioni” materiche.
Antonio Biasiucci è nato a Caserta e vive a Napoli. Ha all’attivo molteplici esposizioni in Italia e all’estero, premi e presenza in collezioni permanenti. La sua è una fotografia tendente all’essenza, materica, esclusivamente in bianco e nero.
Quattro metri quadrati di tela dove raccogliere 800 impronte digitali. 800 “donatori” anonimi che hanno siglato con l’ultima falange delle proprie dita quadratini di tela per dare vita ad una vera e propria opera d’arte condivisa.
Un racconto per immagini il viaggio di Marco Vacca in Darfur dove, sotto gli occhi di un mondo cieco, si consuma ancora una delle crisi umanitarie più gravi della storia.