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Scappatoie intime e luminose. The Familiar Unknown, l’ultimo progetto del fotografo Arturo Delle Donne

Arturo Delle Donne, THE FAMILIAR UNKNOWN, 2020 Arturo Delle Donne, THE FAMILIAR UNKNOWN, 2020
Arturo Delle Donne, THE FAMILIAR UNKNOWN, 2020
Arturo Delle Donne, THE FAMILIAR UNKNOWN, 2020

Quello che si potrebbe definire un anti-diario, ossia una quotidianità messa in scena, costruita, in cui i simboli rientrano all’interno di un’iconografia attentamente calcolata. Arturo Delle Donne elabora un progetto di forzata reclusione, in cui la famiglia (la propria) occupa gli spazi della casa, ma cercando scappatoie luminose, interazioni con lo spazio esterno: una vista momentaneamente interrotta.

  • Perché fotografare anche in un momento di forzata claustrofobia? 

Durante il periodo di lockdown ho provato diverse strade per narrare il periodo storico che stavamo vivendo. È stato un periodo molto affascinante, una specie di esperimento sociale. Per sessantasette giorni non sono mai uscito di casa. Più che un contesto claustrofobico, mi è sembrato un periodo di coesistenza, un esperimento, una performance artistica. Tutto questo mi ha reso spettatore e protagonista di una situazione che ho desiderato registrare. In questa normalità però mancavano i contatti con gli amici, gli altri familiari e nel frattempo la natura riprendeva i propri spazi e questo era percepibile anche attraverso una finestra. Mi è piaciuto molto osservare i ritmi di vita della mia famiglia che si sono modificati ed adattati al periodo, diventando normalità. Credo che la vita sia bellezza, e che la bellezza vada fotografata.

Arturo Delle Donne, THE FAMILIAR UNKNOWN, 2020
Arturo Delle Donne, THE FAMILIAR UNKNOWN, 2020
  • Sei un fotografo che spesso si confronta con la moda, con la pubblicità; come questa abitudine ha influito sul progetto, su questa intima “messa in scena”? 

La mia fotografia è quasi sempre stata una fotografia di messa in scena, mi piace costruire la storia oltre la fotografia. É una fiction photography e grazie a questo metodo costruisco i set, le storie, dirigo i modelli come attori. Lo stesso metodo lo applico nella fotografia di moda, che mi serve anche da “palestra” per sperimentare alcune idee. Anche in questo progetto alcuni brand di moda mi hanno aiutato per il mood e alcuni brand, come Suprema, mi hanno supportato con i loro capi.

Arturo Delle Donne, THE FAMILIAR UNKNOWN, 2020
Arturo Delle Donne, THE FAMILIAR UNKNOWN, 2020
  • Sono evidenti alcune citazioni fotografiche e pittoriche che allontanano l’immagine dalla quotidianità per restituirla ad una dimensione che definirei simbolica. La luce in questo caso gioca un ruolo significativo.

Questo lavoro ha avuto come riferimento iniziale alcuni lavori di Hopper, ha influito la mia passione per il cinema per le immagini di Hitchcock, gli interni di Win Wenders, alcune situazioni familiari di StrangerThings. In alcune inquadrature la mia fonte di ispirazione è stato il capolavoro “Una storia di Tokyo” di YasujirōOzu, con le immagini degli interni minimalisti e intimi.

Le mie foto sono state costruite come un singolo fotogramma di una scena che deve svolgersi. Un fotogramma di un momento storico molto particolare, che lascia allo spettatore l’immaginario della sequenza.

La luce è la metafora di speranza per il giorno dopo, la speranza che tutto passi. Ma la luce è anche la descrizione del sentimento momentaneo. Nell’ultima foto, l’uscita di casa verso un “ignoto conosciuto”, le luce ha colori diversi, calda quella di casa fredda quella dell’esterno.

Arturo Delle Donne, THE FAMILIAR UNKNOWN, 2020
Arturo Delle Donne, THE FAMILIAR UNKNOWN, 2020
  • Un’ultima domanda più personale, questo lavoro ha assunto anche un ruolo terapeutico? Come ha influito sulle dinamiche famigliari? 

Per me è stato un periodo di profondo lavoro introspettivo che mi ha portato a questo risultato. Il progetto anche se personale ha un messaggio ed una costruzione universale, simbolico, metaforico.  La solitudine, la riflessione, l’ansia giocano un ruolo importante in questo progetto. Con questo lavoro ho cercato di analizzare le paure quotidiane ed universali: la paura di crescere, la paura della solitudine, il complesso rapporto con il proprio corpo, e la paura di non riuscire. La paura del domani. Questo lungo periodo mi ha dato la possibilità di osservare bene i comportamenti intimi e personali della mia famiglia. La complessità delle relazioni che esistono e che spesso reputiamo scontate, in un contesto così intimo hanno avuto una forza immensa che ho voluto raccontare, è stata un’esplorazione di qualcosa di familiare ma nello stesso tempo un’esplorazione dell’ignoto

Con i miei figli e mia moglie abbiamo discusso a lungo le sequenze, analizzato le situazioni, che poi sono diventate una fotografia. Un lavoro collettivo e famigliare dove abbiamo imparato a conoscerci meglio, a capire meglio le proprie singolarità e potenziato la nostra unione. Un lavoro articolato, intimo e rigoroso, ma alla fine credo sincero e per certi versi empatico ed universale.

Arturo Delle Donne, THE FAMILIAR UNKNOWN, 2020
Arturo Delle Donne, THE FAMILIAR UNKNOWN, 2020
Arturo Delle Donne, THE FAMILIAR UNKNOWN, 2020
Arturo Delle Donne, THE FAMILIAR UNKNOWN, 2020
Arturo Delle Donne, THE FAMILIAR UNKNOWN, 2020
Arturo Delle Donne, THE FAMILIAR UNKNOWN, 2020

 

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