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Arte in vacanza. Tre nuovi progetti internazionali a settembre a Tellaro

Andrea Luporini, VathiSporting Club, still video, courtesy Fourteen ArTellaro Andrea Luporini, VathiSporting Club, still video, courtesy Fourteen ArTellaro
Andrea Luporini, VathiSporting Club, still video, courtesy Fourteen ArTellaro
Andrea Luporini, VathiSporting Club, still video, courtesy Fourteen ArTellaro

Nel borgo ligure di Tellaro Fourteen incontra Dimora Oz. Tre eventi di matrice internazionale settembre

Tutti meriteremmo una vita vista mare, s’afferma da tanto. E l’arte sembra aver compreso bene il motto, tanto che Tellaro, borgo ligure arroccato sul Golfo di La Spezia, nel mese di settembre si trasforma in fulcro nodale di tre eventi di matrice internazionale. Che ruotano attorno all’impegno profuso da Fourteen ArTellaro in questo complesso 2020, attraverso la rassegna a cura di Gino D’Ugo, Osare Perdere. E all’incontro dell’artista e curatore con Dimora Oz per Manifesta 13.

Ed è proprio a partire dalla rassegna Osare Perdere che la programmazione settembrina prende avvio. Il giorno 5, infatti, ad aprire lo spazio di osservazione collaterale e sperimentale è Andrea Luporini con VathiSporting Club, opera video incentrata sulla figura di Amhad, giovane kurdo, volontario nell’hot spot dell’isola greca di Samos. L’opera è stata realizzata da Luporini in un incontro organizzato dalla Fondazione Fotografia Modena, “con la speranza di riuscire a raccontare, attraverso il linguaggio dell’arte, la vita di persone ormai racchiuse, nel nostro immaginario, da nomi collettivi quali migranti, rifugiati, profughi, clandestini, immigrati”.

Dal comunicato ufficiale di Fourteen ArTellaro leggiamo inoltre che “Nota: per la pubblicazione del video, presentato sul blog della missione greca di Fondazione Fotografia Modena ma ancora inedito a livello di spazi espositivi, abbiamo ritenuto giusto aspettare che la situazione di Ahmad venisse regolarizzata e avesse ottenuto un regolare permesso dall’Unione Europea e dalla Grecia”.

 

Gino D’Ugo, La pratica inevasa #3
Gino D’Ugo, La pratica inevasa #3

Nella stessa giornata, pochi passi più giù, verso il mare, dallo spazio Fourteen si giunge nell’antico Oratorio di Santa Maria in Selàa, già protagonista della video rassegna La Superficie Accidentata nel 2019 e che ora accoglie La pratica inevasa #3 di Gino D’Ugo a cura di Lori Adragna e di Dimora OZ. Il progetto di arte partecipata ideato dall’artista giunge ora alla sua terza edizione – nel suo itinerante viaggio – e, a Tellaro farà parte di ARKAD (Dimora OZ e Analogique) progetto di KAD (Kalsa Art District) per Manifesta 13 – Les Parallèles du Sud, in partnership con l’ESADMM. Una compartecipazione che comprende numerosi eventi e una programmazione diffusa in diverse città del Sud Europa, promossa dall’Italian Council.

In tale solco, La pratica inevasa #3 si propone per la terza volta come “processo partecipativo che associa memoria collettiva e individuale. Non c’è narrazione, è una riorganizzazione del linguaggio e del pensiero, zona aperta e relazionale” in cui il pubblico in loco o le persone precedentemente invitate dall’artista partecipano con una propria “pratica”. Ed è così che “tale processo vuole rendere la memoria pratica liquida, dove componenti essenziali(non disgiunti) dell’esistenza individuale si rimescolano nell’oceano, seppur parziale, del collettivo.” Il senso è racchiuso nell’affermazione chiave di Gino D’Ugo: “Rimango spesso colpito e rapito da quei muri dove le persone affiggono oggetti, foglietti con frasi, oboli dedicati a una presenza superiore, o alla sorte, perché protegga qualcosa a cui tengono, qualcosa di prezioso. Interpreto questi luoghi attraverso i frammentari individuali pensieri che manifestano, come accumulatori di energie. Li leggo come una manifestazione del senso del sacro individuale, che non è regola d’ordine ecclesiastico né ideologia”.

E in quel che si propone come invito si legge: “All’atto pratico il frammento individuale, cartaceo, che dovrà non essere superiore ad un formato A4, potrà rivelarsi nella forma di una frase, di uno scritto o semplicemente di un immagine e verrà esposto in una visione di insieme collettiva.La “pratica” potrà essere consegnata a mano nella sede espositiva in c, nei giorni 5 e 6settembre o essere inviata da altri luoghi alla mail lapraticainevasa@gmail.com , non dovranno essere firmate e avranno l’assoluta attenzione riguardo alla privacy di chi le consegna”.

 

Daniela Spaletra, PLUSULTRA
Daniela Spaletra, PLUSULTRA

Il 19 settembre, poi, sarà il turno di PLUSULTRA|BEATE TERRE di Daniela Spaletra a cura Gino D’Ugo/Fourteen ArTellaro, di Dimora OZ e Analogique ancora nell’ambito dell’evento collaterale ARKAD Manifesta 13 – Les Parallèles du Sud. PLUSULTRA è un’opera video che narra il carattere imprescindibile del “confine”, ossia “segnalare il luogo di una differenza, di una separazione, di una chiusura reale o presunta che sia. Le panne unite tra loro e legate in modo tale da creare un quadrato, formano una barriera, un dentro e un fuori diviso da un confine che risulta essere però instabile e mobile dovuto al movimento dell’acqua. All’interno del quadrato un liquido giallo viene contenuto per pochi secondi dalla rigidità delle barriere per poi iniziare a fuoriuscire spontaneamente e cominciare a mescolarsi con il resto del mare. L’apertura forzata delle barriere invece, sarà una prova per cercare di riattivare uno spazio chiuso, affinché metaforicamente tutte le identità possano incontrarsi ed essere sullo stesso piano, ed ognuna di loro esistere in quanto confermata dalle altre”.

Ecco, pertanto che PLUSULTRA diviene una sorta di inno alla tolleranza, alla convivenza ed alla accettazione dell’altro da sé, poiché la volontà di chiusura e circoscrizione è assolutamente fallita, giacché innaturale. Ad accompagnare l’opera video, il collage BEATE TERRE, con immagini di Tellaro e Marsiglia, una sorta di limbo e non-luogo immaginifico, libero, privo di confini e restrizioni, una terra affascinante e ignota, “luogo mentale aperto ed accessibile. Un territorio libero”. In tal modo, dinanzi al mare, l’arte potrà guardare verso l’infinito, il non ancora conosciuto e tentare di agire ed immaginare un nuovo mondo, un nuovo futuro.

FourteenArTellaro
Piazza Figoli, 14, Tellaro (SP)

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