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Sculture di idee e materia. L’astrazione di Kennedy Yanko in mostra alla Galleria Poggiali, Milano

KENNEDY YANKO. Because it’s in my blood, 2020. Installation view at Galleria Poggiali, Milan. Photo Michele Sereni. Courtesy Galleria Poggiali KENNEDY YANKO. Because it’s in my blood, 2020. Installation view at Galleria Poggiali, Milan. Photo Michele Sereni. Courtesy Galleria Poggiali
 KENNEDY YANKO. Because it’s in my blood, 2020. Installation view at Galleria Poggiali, Milan. Photo Michele Sereni. Courtesy Galleria Poggiali

KENNEDY YANKO. Because it’s in my blood, 2020. Installation view at Galleria Poggiali, Milan. Photo Michele Sereni. Courtesy Galleria Poggiali

Because it’s in my blood è la prima esposizione italiana di Kennedy Yanko. A ospitarla è la Galleria Poggiali, Milano, dal 24 settembre al 20 novembre 2020. Ispirate alla vita e alla musica di Betty Davis, le 8 sculture astratte contengono nelle pieghe dei loro metalli un messaggio sociale che non smette di rinnovarsi.

In principio c’è un deposito di rottami nei pressi di New York. Più tardi c’è del metallo fuso, e dopo ancora della pelle di vernice, e prima del principio c’è Betty Davis. In questa formula all’apparenza sconnessa è contenuto il nucleo dell’opera di Kennedy Yanko, metà artista e metà metallurgo, che gioca con la materia infondendole contenuti che nel solo spettro fisico non sono visibili. Come l’essenza di una persona si insinua nel sangue nascondendosi all’evidenza, così il significato delle sculture astratte dell’artista afro-americana risiedono nel segreto della libera associazione.

Partiamo da prima del principio. Betty Davis era una cantante, ma soprattutto un’attivista, un punto di riferimento per la lotta all’emancipazione della comunità afroamericana e femminile. In una parola, un simbolo. Per questo nell’immaginario di Kennedy Yanko Betty Davis dilaga come ramificazioni venose, disperdendo il suo messaggio nelle sculture che a lei si ispirano. Lo stesso titolo della mostra alla Galleria Poggiali di Milano – Because it’s in my blood – è tratto dal brano F.U.N.K, contenuto nell’album Nasty Gal del 1975. E così tutte le 8 sculture esposte riprendono titoli di altre canzoni dell’artista, esplicitando un legame che altrimenti rimarrebbe criptico.

KENNEDY YANKO. Because it’s in my blood, 2020. Installation view at Galleria Poggiali, Milan. Photo Michele Sereni. Courtesy Galleria Poggiali
KENNEDY YANKO. Because it’s in my blood, 2020. Installation view at Galleria Poggiali, Milan. Photo Michele Sereni. Courtesy Galleria Poggiali

Dopo il principio c’è il rame, il lattice e il metallo. C’è il connubio tra materiali duri e pesanti e i drappi leggeri che si incastonano tra le loro carcasse assembrate. Carapaci da parete che ingannano l’occhio stimolano il desiderio di toccare per capire. Ma la verità non è  tanto nelle mani, quanto nella testa. Queste opere tridimensionali mutano al variare della prospettiva, come le opinioni e le idee e le convenzioni e la società non sono destinate a rimanere immutate, se fondate su presupposti ingiusti e obsoleti. Kennedy Yanko infonde in ogni martellata un sentimento di ribellione e rifondazione, dando vita a una metafora visiva che trova fondamento nel gesto e non nelle immagini.

Così l’astrazione di queste sculture assume un valore sociale e politico, il quale emerge da un processo di associazione libera di stampo surrealista, ma scevra di simbolismi espliciti e retorici. Il turbinio rivoluzionario di Betty Davis arma le mani di Kennedy Yanko, che rimodella la materia assecondando un’idea mutevole dell’estetica, libera da nozioni fisse, come libera è la società dai preconcetti di genere, razza e identità.

KENNEDY YANKO. Because it’s in my blood, 2020. Installation view at Galleria Poggiali, Milan. Photo Michele Sereni. Courtesy Galleria Poggiali

KENNEDY YANKO. Because it’s in my blood, 2020. Installation view at
Galleria Poggiali, Milan. Photo Michele Sereni. Courtesy Galleria
Poggiali

Dai lavori più piccoli come Jimmie e Space a quelli più grandi come Crow o Disappear, Kennedy Yanko gioca con gli ossimori e i contrasti, gettando i sensi dell’osservatore in un vortice di dubbio e curiosità. Dall’apparente morbidezza dei drappi monocromi (lattice o pelle di vernice, come la definisce l’artista) alla durezza ruvida del rame, le sculture confondono e sorprendono nel mutevole responso che danno a coloro che le interrogano correttamente.

Eccoci allora al principio, quando Kennedy Yanko si aggira per i depositi di rottami di New York in un’atmosfera desolata e industriale. Nella mente le note e la voce di Betty Davis. Il cielo è grigio e piatto, il metallo stanco e abbandonato non prova nemmeno a riflettere la luce. L’artista fruga, seleziona, sceglie, guarda avanti e pensa a come fondere e rimodellare i pezzi, saldarli e imbullonarli fra loro. Riflette sul concetto di transizione, di cambiamento, alla possibilità che il grave diventi lieve e che il termine non sia mai una fine ma un nuovo sconosciuto inizio.

 KENNEDY YANKO. Because it’s in my blood, 2020. Installation view at Galleria Poggiali, Milan. Photo Michele Sereni. Courtesy Galleria Poggiali

KENNEDY YANKO. Because it’s in my blood, 2020. Installation view at Galleria Poggiali, Milan. Photo Michele Sereni. Courtesy Galleria Poggiali

Informazioni utili

Kennedy Yanko – Because it’s in my blood

Dal 24 settembre al 20 novembre 2020

Galleria Poggiali, Milano, Foro Buonaparte, 52

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