Print Friendly and PDF

L’anima del mondo si scrive sulla carta: Karl Stengel e il disegno come forma di vita

Karl Stengel, Senza Titolo, pastelli e carboncino su carta, 90x107, 2013 Karl Stengel, Senza Titolo, pastelli e carboncino su carta, 90x107, 2013
Karl Stengel, tecnica mista su carta intelata 130x140, 2010
Karl Stengel, tecnica mista su carta intelata 130×140, 2010

Karl Stengel è un artista che ha costruito la sua vita attraverso l’arte del disegno, della pittura e della scultura. Galleria Immaginaria, che dal 2011 rappresenta l’artista, ha selezionato alcune delle sue opere da proporre a Wopart 2020, fiera interamente dedicata all’arte su carta.

Ho fatto quello che ho potuto. Ho dato quello che avevo. La mia passione era il mio lavoro. Il resto è la follia dell’arte e della vita.

 

Henry James

Su tutti, Karl Stengel (1925-2017) ha adottato come suo linguaggio prediletto il disegno. Per comprendere appieno l’amplissimo corpus di opere dell’artista ungherese è opportuno analizzare come questo si relazioni alla sua biografia. Se nella maggior parte dei casi è la vita che risulta utile a interpretare l’enigmatico contenuto dell’opera, nel caso di Stengel il rapporto appare più complesso e viscerale.  La necessità di imprimere un segno sulla carta è per lui antecedente a qualsiasi altro bisogno e più efficace di qualsiasi sistema comunicativo. Il disegno è il filtro e l’espressione tramite cui Stengel interpreta e forma il sui mondo. In qualche modo sembra sia l’opera a spiegare la sua vita, piuttosto che il contrario.

Ne è un esempio significativo la vicenda vissuta dall’artista nel 1943, quando – nel corso della seconda guerra mondiale – fu fatto prigioniero dall’esercito russo e portato in un campo di lavoro siberiano. Le privazioni e i soprusi l’avrebbero probabilmente condotto alla morte se la sua arte non l’avesse salvato. Sorpreso da un ufficiale russo a disegnare su un sacco di cemento vuoto, il soldato gli chiese un ritratto. Fu così che iniziò a rappresentare altri ufficiali (e parallelamente i prigionieri) e si guadagnò il privilegio, dopo aver contratto un’infezione polmonare potenzialmente letale, di tornare in patria nel 1947.

Karl Stengel,Senza Titolo, 55x58 cm carboncino su carta, 2005
Karl Stengel,Senza Titolo, 55×58 cm carboncino su carta, 2005

Stengel disegna, disegna sempre. Dalle scarne figure umane a coloratissime impressioni astratte. Il tormento e l’estasi, la disperazione e la vertigine: l’artista attraverso la sua mano ha compreso la realtà, introiettandola e restituendola. Dalla guerra agli anni di prigionia, dal contesto politico (segnato dalla regime comunista) a quello personale – vari gli spostamenti tra Ungheria, Germania, Spagna e infine Italia). Una necessità, prima di tutto, personale; dell’ammirazione altrui non ha mai avuto bisogno, tanto che la prima collaborazione con una galleria risale al 1977.

Che la questione fosse prettamente intima è testimoniato dai temi che l’hanno ispirato: letteratura, musica, politica. Attraverso l’arte Stengel ha risposto agli stimoli esterni, arrivatigli dalla lettura di Ungaretti, Márquez, Pessoa, Borges, Camus e tanti altri. Per il dramma di Samuel Beckett, Aspettando Godot, creò un ciclo di disegni a colori; in un volume di poesie di Charles Bukowski disegnò direttamente sulle poesie come risposta a un amico, e all’Amleto di William Shakespeare dedicò lavori scenografici.

«Magari ho sentito una canzone oppure ho qualcosa in testa, cerco nella memoria un’ispirazione dal passato» racconta Stengel, facendo riferimento al processo tramite cui trasforma l’ispirazione in pratica. Non c’è lingua che possa restituire il senso profondo della musica di Bach, Schumann, Stravinsky, Prokofiev, Beethoven e Stravinsky, per questo Stengel le ascolta e poi le dipinge. La pittura accetta il linguaggio astratto delle note e ad esse risponde con colori senza forma, ma densi di sostanza.

Karl Stengel, Senza Titolo, pastelli e carboncino su carta, 90x107, 2013
Karl Stengel, Senza Titolo, pastelli e carboncino su carta, 90×107, 2013

É proprio in tale circostanza che Francesco Giannattasio, direttore della Galleria Immaginaria, incontrò per la prima volta l’artista.

Ho incontrato l’artista per la prima volta nel 2011 al suo studio a Loro Ciuffenna. La cosa che mi ha colpito di più è stato vederlo seduto sulla sua poltrona ascoltando la musica di Prokofiev, musica che lo ispirava nella creazione delle sue pitture, le quali avevano l’aspetto di spartiti musicali.

Fu l’inizio di una collaborazione che ancora resiste, nonostante la scomparsa dell’artista. É la vedova Camilla Paul-Stengel che oggi ne cura l’eredità, con l’intento di far conoscere al pubblico i disegni – perciò anche gli, occhi, la voce, l’anima, l’intera vita – di Karl Stengel. L’ultima occasione è Wopart 2020, fiera dell’arte su carta di Lugano, che quest’anno si sposta giocoforza sulla piattaforma virtuale ad essa dedicata. Visitarla è possibile, gratuitamente, fino al 27 dicembre. Immaginaria partecipa all’evento proponendo una selezione di disegni dell’artista, spazi che lui riempie di visioni e di emozioni, in cui risiede l’energia del colore allo stato puro. L’arte – come diceva Kandinsky – nasce in modo astratto, così anche nelle rappresentazioni figurative Stengel pone sempre una sfumatura simbolica e non del tutto illustrativa. I pastelli dell’artista vorticano, si sovrappongono, divenendo un “dono dell’anima”, una lettera figurativa indirizzata a tutti noi, in cui risiede l’enigmatica potenza del colore.

Quando sento che qualcosa vuole uscire da me, realizzo le mie opere. Non saprei in quale altro modo spiegarlo. La maggior parte delle cose che sento non possono essere espresse a parole. É semplicemente questa la ragione per cui dipingo!

Commenta con Facebook