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Dalle Veneri paleolitiche alle sportive spartane. La condizione delle donne nell’antichità attraverso celebri reperti

Venere di Willendorf, Austria - di Don Hitchcock - Opera propria, CC BY-SA 3.0
Venere di Willendorf, Austria – di Don Hitchcock – Opera propria, CC BY-SA 3.0

La storia delle donne: una difficile scalata verso una cima ancor avvolta dalla nebbia.

PREISTORIA: il matriarcato
Venere di Willendorf (ca. 20000 a.C.)

Le Veneri paleolitiche (o steatopigie, dal greco “dalle grosse natiche”), ritrovate in tutto il mondo, sono tra le prime attestazioni di rappresentazione del corpo umano. Statuette in pietra, osso, avorio o calcare, raffiguranti donne prive di mani, piedi o testa, dai tratti sessuali, come vulva, glutei e seni, enfatizzati. Ancora un mistero da svelare: per alcuni sono espressione di forme di culto e riti legati alla fertilità di cui le donne furono protagoniste; per altri statuette realizzate da donne per donne al fine di conoscere il proprio corpo e compito (ciò ne giustificherebbe le deformità); oppure sarebbero i corrispettivi delle rappresentazioni maschili dal membro sviluppato; o ancora, attestazioni della teoria matriarcale, simboleggiando un momento storico in cui le donne ricoprirono all’interno della comunità ruoli predominanti, detentrici del potere proprio perché fertili e fattrici, il motore della società.

Dea dei serpenti - di Chris 73, Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.077
Dea dei serpenti – di Chris 73, Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.077
LA CIVILTÀ CRETESE
Dea dei serpenti di Knossos (ca. 1700-1600)

A Creta esisteva un culto antropomorfo ove la figura dominante era la divinità femminile, la Dea Madre, signora della flora e della fauna: sua sicura evoluzione è la Dea dei serpenti, una statuetta votiva in ceramica ritrovata nel Palazzo di Cnosso. Questo legame col mondo vegetale e animale è rappresentato dal gatto posto sulla sua chioma ricciuta e dai serpenti stretti saldamente nelle sue mani: creature ostili e malvagie che solo la Potnia theròn (la Signora delle Fiere) è in grado di controllare e dominare. La divinità indossa una gonna a balze sovrapposte con uno stretto corsetto, provvisto di corte maniche, che comprime e scopre i seni: non mostra la procreazione, ma la nutrizione.

ANTICA GRECIA: «L’uomo fuori, la donna in casa» (Senofonte, Economico 7, 30)
Anfora attica a figure nere con donne al bagno attribuita al Pittore di Priamo (520 a.C.)
Hydria attica a figure nere con donne alla fontana (ca. 500 a.C.)

Entrambe scene di donne, nella prima fanciulle intente a lavarsi, nuotare e tuffarsi, nella seconda mentre attingono acqua alla fontana. Tutte e due forniscono dati importanti sulla condizione della donna nell’antica Grecia. L’anfora presenta tracce di una sovra-dipintura chiara: la pelle delle donne era candida, emblema di una virtù sociale (un topos iconografico duro a morire: dai Romani alla letteratura cavalleresca, sopravvive ancora oggi), difatti le donne greche persero progressivamente le loro libertà ritrovandosi confinate in casa al mero ruolo domestico, preclusa loro era ogni attività esterna. Non avevano desideri e volontà. Solo durante l’età ellenistica le donne ottennero più autonomia. In questo contesto l’hydria è un enigma: se le donne erano realmente vincolate alla casa, le fontane erano poli di aggregazione femminile di schiave?

Statuette di donne spartane impegnate in attività sportive

Sparta fu un’eccezione aspramente criticata dai coevi, tutto era in funzione della vita sociale e militare: le ragazze ricevevano la stessa educazione maschile, si dedicavano alla ginnastica e a gare di abilità fisica; si credeva che l’esercizio favorisse la nascita di figli forti e robusti. Non avevano nulla da spartire con le vicine, erano donne libere, istruite e vivevano all’aria aperta, perché? Si consideravano le sole in grado di generare veri uomini.

Statuetta in bronzo di ragazza che corre - British Museum, Londra
Statuetta in bronzo di ragazza che corre – British Museum, Londra

Bibliografia

  • Cantarella, L’ambiguo malanno. Condizione e immagine della donna nell’antichità greca e romana, Milano, Giangiacomo Feltrinelli Editore, 2010.
  • Daverio Rocchio, Il mondo dei Greci. Profilo di storia, civiltà e costume, Pearson Paravia Bruno Mondadori S.p.A., 2008.
  • Maugeri – A. Paffumi, Storia della moda e del costume, Milano, RCS Libri S.p.A., 2005.

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