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“Scandalo da mezzo miliardo”. Al via a Genova il processo per i Modigliani falsi

Ritratto femminile, uno dei Modigliani esposti e Genova e sotto la lente dell'accusa Ritratto femminile, uno dei Modigliani esposti e Genova e sotto la lente dell'accusa
Ritratto femminile, uno dei Modigliani esposti e Genova e sotto la lente dell'accusa
Ritratto femminile, uno dei Modigliani esposti e Genova e sotto la lente dell’accusa

Sei persone a processo per l’inchiesta partita dalla mostra del 2017 a Palazzo Ducale, che si è costituito parte civile

Scandalo da mezzo miliardo”. Così ha titolato Il Secolo XIX, il giornale ovviamente più attento alla vicenda, essendo pubblicato proprio a Genova. Lo stesso quotidiano che un paio d’anni fa scriveva che “il valore delle opere, in attesa di giudizio, varia da cifre spaventose (le quotazioni di mercato vanno dai 500 milioni al miliardo di euro)”. Di che si parla? Dei venti dipinti attribuiti ad Amedeo Modigliani sequestrati nel 2017 mentre erano esposti in una mostra in corso a Genova, nella sede di Palazzo Ducale. E si torna a parlarne perché in questi giorni prende il via il processo per truffa, falso e contraffazione di opere, che vede coinvolte sei persone tra cui gli organizzatori della mostra e i proprietari delle opere.

 

A processo andranno Massimo Vitta Zelman, presidente di Mondo Mostre Skira, che organizzò la mostra, Joseph Guttman, mediatore originario dell’Ungheria con base a New York e proprietario di molte delle opere sequestrate, il curatore della mostra Rudy Chiappini. E poi Nicolò Sponzilli, direttore mostre Skira; Rosa Fasan, dipendente Skira, Pietro Pedrazzini, scultore svizzero, proprietario di un Ritratto di Chaim Soutine, accusato di contraffazione. Nel procedimento si sono costituiti parte civile Palazzo Ducale e tre associazioni di consumatori.

 

Particolare di Nudo disteso, uno dei Modigliani esposti e Genova e sotto la lente dell'accusa
Particolare di Nudo disteso, uno dei Modigliani esposti e Genova e sotto la lente dell’accusa

Le perizie svolte in fase di indagine avevano stabilito come 20 delle opere presenti a catalogo fossero, in realtà, dei falsi. Si presume che la finalità dell’illecito fosse quella di rendere autentiche delle opere false per fare in modo che queste acquisissero maggiore quotazione sul mercato. Permettendo così ai proprietari di rivenderle a prezzi strabilianti in occasione del centenario della morte di Modì”, ha scritto The Journal of Cultural Heritage Crime. Un centenario, come abbiamo più volte sottolineato su ArtsLife, che è stato del tutto ignorato da istituzioni e musei, aggravando i danni all’immagine di un grandissimo artista lasciato nelle mani di falsari e speculatori…

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