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Lettere trovate nel teatro magico #4

Lettere trovate nel teatro magico #4

Lettere trovate nel teatro magico #4

…Come ho fatto io per molti anni

Guardando attraverso la rete del cancello le piante di lampone

Che erano sul fondo del giardino di mia nonna.

Cara Zia, è bello leggerti e sapere che mi pensi sempre.
Meno felice è la notizia che riporti della salute di E, che ti chiedo di salutare affettuosamente e di non fargli mancare del buon vino.
Come mi scrivi tu, senza alcuna paura, tu ed E prima o poi dovrete andarvene cara zia e tornare alla natura.

Io amo la natura, in tutte le sue forme, ma la forma del bosco davanti a casa vostra mi è cara in particolare modo. Nella memoria ricordo ogni albero, i loro fusti come fossero le dita dei miei piedi, ma almeno quarantatré volte tanti.

Lo so perché li contai tutti, anziché studiare quando mi lasciavate sotto il pergolato interi pomeriggi d’estate con solo il libro e una bottiglia d’acqua, senza il bicchiere perché lo avrei altrimenti usato come lente di ingrandimento per distrarmi.

Li contai e li disegnai in un censimento, più volte, ma mai riuscii a essere preciso con i calcoli, e tantomeno con gli scorci.

Ora saranno di più o di meno quegli alberi? Alcuni saranno morti in questi anni, ma bastava non pulire i rovi in primavera che le ghiande cadute dalle querce germogliavano veloci e si radicavano talmente bene che estirparle diventava difficile.

Anche quello provai a fare, con l’intento di portare in città un’appendice di ciò che il tuo bosco ha sempre rappresentato per me. Mai attecchirono in vaso quei butti e le radici si putrefacevano subito o le foglie diventavano sempre più gialle fino a cadere sul davanzale.

Il vostro bosco sarà sempre irriproducibile, anche nella minima parte.

Quei tronchi esili ma eretti in una verticalità assoluta e vicini in prospettiva uno all’altro sono difficili da valicare con lo sguardo perché continuamente intrecciati e sovrapposti. Sembrano mischiarsi i fusti e i rami di uno e dell’altro albero, appiattendo la visione, lasciando intravedere solo tagli dritti di luce e di buio.

Un sipario che si inceppa durante l’apertura e cela parte della scena, evidenziando agli spettatori la disarmonia delle pieghe e la non simmetria del tutto.

Nonostante ciò, attraente e misteriosa più del chiarore tutt’intorno, è incessantemente stata quell’ombra.

E i muschi sulle pietre alla riva del fosso, un tappeto srotolato per invitare a entrare, con i merli che inseguendosi creano gli unici riflessi vivi e insieme alla spuma dell’acqua contro i sassi illuminano la pista.

Ci vogliono alcuni minuti agli occhi per abituarsi a quell’offuscamento sotto le fronde, dove uno spiraglio di sole ormai freddo, non più grande della scheggia di uno specchio caduto, filtra tra le foglie fino a raggiungere il terreno bagnato.

Ci sono i miei cani sepolti in fondo al sentiero sotto quella terra umida rivolta a nord, senza lapidi o segni a indicarne il luogo esatto, ma se ci penso adesso e con un po’ di fantasia vi raggiungo. So ancora sotto quali alberi sedermi per stare loro vicino e ringraziarli di esserci sempre.

Pensa quanti cani dovrà vedere in cielo la gente come noi prima di potersi riunire ai suoi che ha perduto …

Non avere paura di morire zia, compirai dei passi nel buio è vero, ma non per questo dovrai privarti della lucidità di vivere quel percorso. Fai abituare gli occhi, prendi il tuo tempo, ti troverai in viaggio senza accorgertene se ti sentirai a casa come nel nostro amato bosco. I tuoi figli ti vogliono bene e lo so per certo, faremo una festa bellissima in onore tuo e di E.

Reciterò la poesia che amavi di più, quella dedicata alle rose. Poi quella che sospirava spesso E (quella con il cane e il drago).

Finirò dicendo ai vostri figli che non sarete mai in un luogo lontano. Vi piangerò solo quando mi sarò ritirato.

Veniamo a ciò di cui meno vorrei ci dovessimo occupare.

La mamma, cara zia, conosce la mia situazione economica e anche se non me lo fa pesare, sono sicuro sia preoccupata per quanto poco io guadagni. Per fortuna non ho ancora un figlio, altrimenti non saprei veramente come fare.

Come posso io affrontare quella spesa zia, sapendo oltretutto che i miei cugini hanno già deciso, quindi mi farebbero pagare ogni cosa, ogni muschio e anche ogni bollicina della schiuma della gora.

Credo ormai, con rammarico, che ci vedrò sorgere una bella casa al posto di quel fosso, che a sua volta verrà deviato o chiuso.

Una casa alta tre piani come un castagno, o due piani come una betulla. Se saranno fortunati coloro che passeranno ancora di lì vedranno qualche albero rimasto, magari tra i più belli, perché si possano ricordare di voi quando non ci sarete più.

Pensa che eravate custodi in vita delle fondamenta della futura casa dei vostri figli.

Salutandoti da lontano ti mando questa poesia che mi ha spedito l’anno scorso la signora L B; era da correggere e non è mai stata pubblicata. Nella nota la signora scrisse che dedicava i versi al suo vecchio vicino di casa, tale M che le avrebbe venduto il piano terra e il giardino con cui lei avrebbe ampliato la propria abitazione, separandolo così dai luoghi a lui cari per tutta la vita.

M, persona a me cara, so cosa si prova

Lasciare i muri e le siepi della tua infanzia

Veder andare via veloci i ricordi appoggiati agli oggetti e alle pareti

Salutare gli alberi che ti hanno nutrito e coperto

Rami che ora vedrai solo dalla strada.

(Questa è la parte da correggere)

Come ho fatto io per molti anni

Guardando attraverso la rete del cancello le piante di lampone

Che erano sul fondo del giardino di mia nonna.

G S

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