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Armonici contrasti e superfici specchianti. Jeff Koons porta una Gazing Ball a Milano

GazingBall. Centaur and Lapith Maiden_New Jeff Koons, GazingBall. Centaur and Lapith Maiden_New
GazingBall. Centaur and Lapith Maiden_New
Jeff Koons, GazingBall. Centaur and Lapith Maiden

Le Gallerie d’Italia – Piazza Scala, museo di Intesa Sanpaolo a Milano, dal 14 settembre al 7 novembre 2021 ospitano Gazing Ball. Centaur and Lapith Maiden (2013), imponente opera dell’artista americano Jeff Koons.

Per via della sua natura ibrida la figura del centauro racchiude una simbologia ambigua. Metà uomini e metà cavalli, essi sono spesso rappresentanti dell’aspetto più ferino dell’uomo. Il nucleo impulsivo e bestiale che, per quanto represso, ancora scintilla nell’animo di ogni individuo. Il centauro come vessillo del caos, dell’irrazionalità totale. Ed è infatti scellerato e insensato il gesto che dà avvio, nel mito greco, allo scontro tra Lapiti e Centauri. Questi ultimi, invitati alle nozze del lapito Piritoo, si scagliarono senza ragioni sulla sposa Ippodamia. Da qui scaturì un feroce scontro, a cui prese parte anche Teseo, che vide trionfare gli esseri umani. Nella tradizione la battaglia è divenuta allegoria della tensione tra razionalità e irrazionalità, tra ordine e caos, tra riflessione e impulsività.

Da questa dicotomia ancestrale è partito Jeff Koons per realizzare Gazing Ball (Centaur and Lapith Maiden). L’artista delle scintillanti apparenze ha combinato una sfera specchiante di un intenso color blu con il calco in gesso di una scultura in marmo raffigurante lo scontro tra un centauro e una donna lapita. La scultura originale, da cui proviene il calco, misura più di due metri sia in altezza che in lunghezza e fa parte del frontone occidentale del Tempio di Zeus ad Olimpia in Grecia. La sfera, realizzata in vetro soffiato, si rifà invece alle decorazioni tipiche dei giardini di provincia americani.

Viene da sé, a questo punto, notare l’intarsio di opposti e contraddizioni che Koons vuole evocare. Dalla culla del classicismo (Grecia) al crogiolo della modernità (Stati Uniti), dal candore del gesso all’esuberanza del blu, dal dinamismo del gruppo scultoreo all’immobilità della sfera, dalla perfezione della geometria alla caducità dell’uomo, dal ready made all’artigianalità, dall’esaltazione dell’ordine all’abbandono al caos. Dinamica, quest’ultima, che ovviamente ridonda nella leggenda sopra descritta. Diverse dimensioni temporali e filosofiche convivono così in un’opera che concilia armoniosamente tensione opposte.

Per ultima, anche se non meno importante, la riflessione sul rapporto tra pubblico e opera d’arte. Nonostante le dimensioni ridotte, è la sfera specchiante la vera protagonista della composizione: attira lo sguardo, ammalia e cattura lo spettatore, e lo ingloba nell’opera insieme all’ambiente circostante.

L’opera esposta a Milano fa parte della celebre serie Gazing Ball, in cui l’artista colloca lucide e specchianti sfere in vetro blu su fedeli riproduzioni di famose opere, sia di pittura che di scultura, di autori diversissimi: da Leonardo da Vinci a Édouard Manet, da Giotto a Vincent van Gogh, da Prassitele a Cristophe-Gabriel Allegrain. L’occasione espositiva crea inoltre un ideale collegamento tra Milano e Firenze in vista della grande mostra Jeff Koons. Shine che si terrà dal 2 ottobre 2021 a Palazzo Strozzi.

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