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Colazione da L.U.P.O. Al debutto la quarta generazione Lorenzelli

Gorgomoro ambiancino e opere su carta, due delle opere di Francesco Snote esposte a L.U.P.O
Baco sottoeroico (a destra), Gorgomoro ambimancino (al centro) e altre opere di Francesco Snote in mostra a L.U.P.O

In questo settembre di ripartenze, soprattutto nel mondo dell’arte, si fa notare l’inaugurazione di L.U.P.O. – acronimo di Lorenzelli Upcoming Projects -, spazio ideato da Massimiliano, classe 1995, appartenente alla famiglia di galleristi Lorenzelli.

Il progetto di installare L.U.P.O. al civico 2 di corso Buenos Aires a Milano, accanto all’attuale sede della Galleria Lorenzelli – che, nata a Bergamo per mano del bisnonno Bruno Senior, trasferita a Milano in zona San Babila dal nonno Bruno Junior, è stata infine portata nella sua attuale collocazione, nei pressi dell’antica porta orientale della città, dal padre Matteo –  è stato concepito durante i mesi del lockdown da Massimiliano, insieme a Pier Francesco Petracchi (co-direttore)  e Federico Brayda-Bruno (gallery manager), con l’intento di dare visibilità ai giovani artisti internazionali, soprattutto italiani, spesso trascurati dal nostro art system.

Coerentemente con questo programma espositivo è stata inaugurata lo scorso 14 settembre  – con una durata che si protrarrà fino al 31 ottobre – Sulle colazioni e  sulle imboscate,  la prima personale di Francesco Snote, artista biellese (1991) che, dopo aver approcciato, durante gli anni di studio al Liceo Artistico  nella sua città natale, l’attività creativa attraverso il writing (branca della più variegata Street Art), ha completato la sua formazione all’Accademia Albertina di Torino, per poi fondare lo spazio culturale Buonasera. Oggi Francesco propone in mostra a Milano 11 lavori su carta e altrettante sculture.

Capocollo è un attimo (a destra) e Baco sottoeroico (a  sinistra). Sulla parete di fondo altre opere scultoree di Francesco Snote.

La figura di Lazzaro

Figura chiave dell’esposizione è quella del personaggio dei Vangeli Lazzaro, che, morto per una grave malattia, miracolosamente tornò in vita grazie a Gesù, liberandosi dalle bende del sudario in cui già era stato avvolto. È proprio il confine tra il regno dei vivi e l’aldilà uno dei fil rouge della mostra. A partire dal titolo, che richiama il momento quotidiano della colazione, successivo al risveglio, e quindi al passaggio dall’incoscienza alla coscienza, evocando, in qualche modo, anche quello affrontato da Lazzaro durante la sua risurrezione.

E dai sogni sembrano uscite tutte le oniriche creazioni di Snote, nonchè il testo che accompagna la mostra, redatto dall’artista stesso, che mette in scena un immaginario dialogo ambientato in Piazza San Babila a Milano tra Lazzaro e l’osteopata Arturo M., alias lo scultore novecentesco Arturo Martini. Si parte quindi dalle sculture, realizzate di cemento e ceramiche sintetiche che conferiscono alle figure una patina brillante, quasi che i suoi soggetti trasudassero luce.

Tra tutte spiccano, a parete, Baco sottoeroico, anch’esso allusivo a Lazzaro per il bozzolo che lo avvolge e da cui emergono solo viso e mani, e 6 opere raffiguranti teste dalle espressioni grottesche, come fossero uscite da un incubo notturno. Per giungere infine alle opere su carta, piccole, ma vivide narrazioni d’atmosfera surreale, “visioni psicomagiche di una Milano 2021”.

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