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La casa nella casa. A Milano Paradisoterrestre omaggia con una mostra il suo fondatore Dino Gavina

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Immagine dall’articolo “Una casa dentro un’altra”, Domus 631, Settembre 1982. Ph. Santi Caleca
Marchio storico del design italiano, Paradisoterrestre rende omaggio al suo fondatore Dino Gavina (1922-2007) nell’anno del centenario della nascita. La casa nella casa è il primo di una serie di eventi dedicati a uno degli imprenditori più rivoluzionari della storia del design, Compasso d’Oro alla Carriera nel 2008.

Fulcro della mostra – all’ADI Design Museum Compasso d’Oro, dal 6 al 12 giugno 2022 – è la riproduzione 1:1 della casa nella casa.  Una sorta di rifugio, un “cubo” nel quale isolarsi, che Dino Gavina realizzò all’interno della propria abitazione. Un ambiente intimo e domestico, che racconta più l’uomo Dino che l’imprenditore Gavina.

Ricostruita grazie alla collaborazione con la figlia Ilka Alessandra Gavina, l’opera è qui presentata in anteprima. Accanto ad essa un video dall’archivio Rai Teche nel quale lo stesso Gavina interagisce con l’istallazione insieme a 11 opere, ognuna dedicata ai designer e agli artisti parte dell’universo Paradisoterrestre: Allen Jones, Augusto Betti, Calori & Maillard, Kazuhide Takahama, Man Ray, Mariyo Yagi, Novello Finotti, Paola Pivi, Pierre Gonalons, Roberto Matta e Tobia Scarpa.

Dino Gavina_ph. Santi Caleca
Dino Gavina. Ph. Santi Caleca

Quest’anno ricorre il centenario della nascita di Dino Gavina. Quanto di lui ancora si respira in Paradisoterrestre?

Lo spirito di Dino Gavina (1922-2007) è tuttora molto vivo all’interno della nostra realtà. La nostra missione è sempre stata quella di continuare il sentiero da lui tracciato, percorrendone le orme sul filo del suo segno. Non abbiamo mai pensato di rilanciare il brand rendendolo totalmente contemporaneo, ma abbiamo sempre voluto mantenere viva questa importante eredità, declinandola soprattutto nel connubio tra arte e design.

Paradisoterrestre è un marchio storico del design italiano. L’ultima avventura imprenditoriale di Dino Gavina, pensata sul finire degli anni Settanta e inaugurata nel 1983. Il brand si è inizialmente specializzato nella realizzazione di oggetti per esterni e arredo urbano. Il bagaglio di conoscenze, esperienze e frequentazioni, consolidato nel corso degli anni precedenti, viene riversato in Paradisoterrestre.

La casa, nelle sue componenti, quella artificiale dell’edificio e quella naturale del giardino, è lo spazio della vita. Volontà di Gavina è trasformarla in quel piccolo, personale, intimo angolo di Paradiso in terra. Un Eden perduto e ritrovato grazie alla bellezza delle cose, dove la funzionalità degli oggetti proposti in catalogo non è seconda alla contemplazione delle forme.

Nel 2017, a 10 anni dalla scomparsa di Dino Gavina, abbiamo rilanciato il marchio proprio durante la Milano Design Week. Il progetto originario si realizza non solo attraverso la riedizione di pezzi storici disegnati dai grandi maestri del design, ma incoraggiando e incentivando la produzione di nuove collezioni in collaborazione con grandi firme del panorama contemporaneo. Nel nostro nuovo corso presentiamo un catalogo che, spaziando tra storia e innovazione, fa propri i capisaldi dell’esperienza visionaria e anticipatrice di Dino Gavina: dialogo tra arte e design; eccellenza nella qualità costruttiva; tradizione artigianale applicata su scala industriale; sperimentazione linguistica ed estetica.

Augusto Betti, Noodle armchair, Pierre Frey fabric

Fulcro del progetto la ricostruzione de “La casa nella casa”. Che tipo d’esperienza deve aspettarsi il visitatore?

La casa nella casa è la riproduzione 1:1 di una sorta di rifugio, un “cubo” nel quale isolarsi, che Dino Gavina realizzò all’interno della propria abitazione, pubblicato sul numero 631 della rivista Domus (Settembre 1982). È sicuramente un’esperienza unica poiché finora questo elemento era rimasto “privato” e “domestico”, pur mantenendo i tratti distintivi della sua produzione, come la laccatura. La casa nella casa è un oggetto che racconta più l’uomo Dino che l’imprenditore Gavina.

Proprio grazie alla collaborazione con la figlia Ilka Alessandra Gavina abbiamo potuto realizzare questa fedele ricostruzione e portarla “fuori”, in uno spazio non più intimo e per pochi ma fruibile dal grande pubblico. L’esperienza è resa ancora più speciale: i visitatori potranno infatti entrare all’interno della casa nella casa dove, in un video dall’archivio Rai Teche, troveranno lo stesso Dino Gavina a sua volta dentro al “cubo”. Una meta-esperienza e un vero e proprio cortocircuito spazio-temporale.

La casa nella casa è il fulcro del progetto espositivo in quanto ne rappresenta il cuore, il nostro omaggio a Dino Gavina; ma è centrale anche dal punto di vista dell’allestimento: attorno alla “casa nella casa” si sviluppano infatti come satelliti 11 capsule, ognuna dedicata ai designer e agli artisti parte dell’universo Paradisoterrestre, che simbolicamente gravitano attorno all’orbita gaviniana.

Isolamento, ma anche tante relazioni. La collaborazione è fondamentale in campo artistico?

Nonostante il “cubo” e il suo narrare di un bisogno di isolamento, merito indiscusso dell’imprenditore bolognese è stato la sua capacità di circondarsi di alcune tra le figure più prestigiose del mondo dell’arte e dell’architettura. Tra i nomi più significativi Carlo Scarpa, Achille e Pier Giacomo Castiglioni, Ignazio Gardella, Kazuhide Takahama, Marcel Breuer, Man Ray, Marcel Duchamp, Lucio Fontana, Roberto Matta, Tobia Scarpa, Luigi Caccia Dominioni, Enzo Mari…

In quanto editori ed in qualche modo testimoni di questa importante eredità, per noi il rapporto con i designer è basilare. Ma sono importanti anche le collaborazioni con altre realtà, come in questo caso con ADI Design Museum Compasso d’Oro, che ci ha permesso di poter dare avvio a una serie di eventi dedicati al nostro storico fondatore Dino Gavina nell’anno del centenario della sua nascita in un contesto prestigioso e istituzionale, quale la sua figura rivoluzionaria – Compasso d’Oro alla Carriera nel 2008 – merita.

Allen Jones, Shoe screen, Paradisoterrestre. Ph. Mattia Tonelli

Tra le opere esposte, in particolare, spiccano quelle di Allen Jones e Augusto Betti. Cosa le rende speciali?

Shoe screen di Allen Jones (Southampton UK, 1937) è un’anteprima assoluta. Abbiamo scelto di presentare questa nuova collaborazione con il celebre artista pop britannico in un contesto museale per rimarcarne l’importanza: negli anni ‘70 Allen Jones conosce l’imprenditore bolognese Dino Gavina, con il quale inizia un rapporto di amicizia. Diversi furono i progetti e le proposte che l’artista inviò all’amico, rimasti perlopiù a livello di prototipo. Nel nuovo corso di Paradisoterrestre la collaborazione con Allen Jones finalmente si concretizza con l’inedito paravento Shoe screen in edizione limitata di 30 esemplari firmati e numerati. Concepito come una tela, il paravento viene arricchito da un disegno, riprodotto in serigrafia, di una décolleté avvolta da una nuvola, attualizzazione di una litografia parte della raccolta Shoe Box realizzata dallo stesso Jones nel 1968. La struttura del paravento fu ideata dall’architetto giapponese Kazuhide Takahama per Dino Gavina negli anni ’70: cinque pannelli in legno multistrato laccato, uniti da un sistema di cerniere in gomma brevettato.

La riedizione Paradisoterrestre della poltrona Noodle di Augusto Betti (1919-2013) è invece stata recentemente presentata nella retrospettiva dedicata all’artista italiano in corso fino al 30 Giugno nella nostra galleria a Bologna in Via De’ Musei 4. Nata nel 1967 per spiegare ai suoi allievi l’importanza dei gesti liberi nella generazione delle idee, la poltrona Noodle è un imbottito curvato semplice ed essenziale ma allo stesso tempo originalissimo, che ha evidenti riferimenti con le esperienze artistiche di Betti sul tema della pulsazione. All’ADI Design Museum Compasso d’Oro viene presentata un’edizione speciale con tessuto Pierre Frey. Dopo aver scoperto – proprio grazie alla poltrona Noodle – la ricerca e la produzione creativa di Augusto Betti, è stato per noi naturale inserirlo tra i nostri designer e dedicargli una mostra in galleria, l’ennesima conferma della visionaria intuizione gaviniana di arte e design come imprescindibile binomio.

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