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Una vita (in piscina). L’intimità dell’acqua e le trappole di luce delle Pools di David Hockney

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David-Hockney-Portait-of-an-artist-(pool-with-two-figures)-1972 (courtesy christie’s)

Questo articolo è frutto dell’operato degli studenti del Laboratorio di scrittura, iscritti al Master Post Laurea “Management dell’Arte e dei Beni Culturali, tenuto tra novembre e dicembre 2022 da Luca Zuccala, direttore della nostra testata. La collaborazione tra ArtsLife e Rcs Academy ha dato la possibilità agli studenti partecipanti al Master, dopo le lezioni di introduzione, pianificazione e revisione dei contenuti proposti, di pubblicare il proprio elaborato sulla nostra piattaforma.

Un’assolata giornata estiva, una leggera brezza, uno splash in piscina. Sono queste le immagini, talmente familiari per la nostra memoria da poterle quasi udire, che suscitano in noi un’immediata vicinanza ai due protagonisti di Portait of an Artist (Pool with Two Figures), ad oggi la seconda opera di un artista vivente più pagata di sempre. L’inconfondibile piscina dai colori vibranti di David Hockney, datata 1972, è stata battuta all’asta da Christie’s nel 2018, per oltre 90 milioni di dollari

Oggi, a tre anni di distanza, il nome del pittore britannico ha fatto nuovamente capolino in un altro evento senza precedenti. Tra i lotti presentati in quella che sarà ricordata come l’asta dei record, interamente dedicata alla Paul Allen Collection, era presente infatti anche un’altra opera di Hockney, Four Different Kinds of Water.

Accanto ad alcune delle tele più famose di Signac, Seurat, Gauguin, Cézanne, solo per citare qualche nome, appartenute al cofondatore di Microsoft e vendute ancora una volta dalla famosissima casa d’aste per un valore complessivo di oltre 1,6 miliardi di dollari, ecco comparire un’altra piscina. Un elemento tanto semplice quanto singolare, divenuto fondante per la poetica dell’artista britannico che da sempre si è interrogato sulla luce, sul movimento e sulla solidità dei corpi. Gli specchi d’acqua cristallina delle piscine di Hockney, rese vibranti da quel blu “that bright towards which one want to run” da lui descritto, sono prima di tutto trappole di luce. Gli unici elementi capaci di catturare e contenere un corpo, sospeso in un eterno presente, con il potere di bloccare un momento in un’eterna, perfetta sospensione.

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david-hockney_four-different-kinds-of-water-1967 (Courtesy David Hockney)
Un’unicità prorompente verrebbe da pensare, eppure i punti di forza del pittore, che ad oggi lo hanno consacrato tra i nomi degli artisti più incisivi del panorama contemporaneo, sono gli stessi che, negli anni del suo esordio, avevano portato la critica a sottovalutarlo: la semplicità e la ripetitività dei paesaggi, i colori brillanti, le figure umane piatte ma realistiche allo stesso tempo. 

Infatti, come racconta la scrittrice Catherine Cusset nella sua opera dedicata a David Hockney, una biografia intitolata “A life” e pubblicata nel 2020, il pittore ha dovuto combattere per diventare un artista. Nato a Bradford, nello Yorkshire, nel 1937 da una famiglia di origini modeste, l’infanzia di Hockney è segnata dagli insuccessi scolastici; è un ragazzo timido, schivo, non particolarmente portato per lo studio. La svolta della sua vita avviene lontano dalle campagne inglesi, al Royal College of Art di Londra, dove verrà ammesso nel 1957. Qui, insieme a Peter Blake, prenderà parte alla mostra “Young Contemporareis”, l’evento che pochi anni dopo verrà designato come uno dei capostipiti della nascita della Pop art e dell’Iperrealismo. 

Una figura di innegabile talento, capace di destreggiarsi tra le più grandi rivoluzioni del ventesimo secolo, dall’avvento del boom economico alle lotte per il riconoscimento dei diritti degli omosessuali, passando per l’epidemia di AIDS fino alla rivoluzione digitale. Un personaggio in grado di mettersi in discussione, rinnovarsi in ogni occasione (nel 2011, a 74 anni, ha realizzato una mostra di opere eseguite su iPhone e iPad!) ma che tuttavia è sempre stato caratterizzato da un profondo dualismo. Da una parte infatti, la straordinaria capacità pittorica, dall’altra una persistente inquietudine, “a continue struggle with a sense of not belonging, because of his homosexuality, which had yet to be decriminalised, and because of his inclination for a figurative style of art, which was not sufficiently contemporary to be valued”.

Solamente oggi, all’età di 85 anni, la figura di David Hockney sembra aver trovato il giusto riconoscimento. Forse proprio grazie alla straordinaria umanità del suo talento, tanto fragile quanto pervasivo e non convenzionale, che rende il pubblico contemporaneo così vicino alle sue opere. In fondo chi non vorrebbe fare un tuffo in una delle sue piscine? Chi non vorrebbe perdersi nel verde brillante dei suoi paesaggi?

In ogni caso meglio tardi che mai, così recita il detto. 

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