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Un paese, le radici di Zavattini nelle fotografie di Paul Strand

Paul Strand, Un paese, 1955 © Paul Strand Archive - Aperture Foundation

A quasi settant’anni dalla prima edizione, Einaudi ripropone in catalogo, nella collana Frontiere, lo storico reportage fotografico di Paul Strand che accompagnò Cesare Zavattini alla riscoperta di Luzzara, sulle tracce di una civiltà contadina che stava per scomparire

Nato a Luzzara nel 1902, Cesare Zavattini rimase per sempre legato alla civiltà contadina e ai paesaggi della Bassa Padana; quel mondo era parte di lui, e nel 1955 decise di compiere una sorta di pellegrinaggio al paese natio, accompagnato dal fotografo modernista Paul Strand; con lui realizzò Un paese (1955), il primo esperimento italiano di libro fotografico che, come riportano le note di copertina è “una sintesi di film e libro che si propone di presentare in pagine fotografiche e di testimonianza scritta l’esperienza di quel nuovo contatto con la realtà conquistato dall’arte cinematografica particolarmente italiana, negli ultimi anni”. Un volume che è un’operazione artistica e antropologica insieme, un ritorno alla terra natia, ma anche un attento lavoro di documentazione fotografica venato di poesia. 

Paul Strand, Un paese, 1955 © Paul Strand Archive – Aperture Foundation

Un grande classico della “letteratura per immagini”, dove il protagonista è il popolo di Luzzara, in gran parte all’epoca fatto di contadini, quella “razza padana” tenacemente legata alla terra che tanto piaceva, ad esempio, anche a Giovannino Guareschi (collaboratore di Zavattini ai tempi del Bertoldo, sul finire degli anni Trenta), e che Strand ritrae senza retorica, facendocela sentire umanamente vicina nella sua dignità, nei suoi silenzi, nelle sue aspirazioni semplici e oneste.

Strand, figlio di ebrei boemi emigrati negli Stati Uniti, incontrò Zavattini nel 1949 a Perugia, in occasione del Congresso internazionale di Cinematografia. Da un’amicizia che si protrarrà nel tempo nascerà appunto la collaborazione sul volume in questione, nel quale si concentra sui volti dei soggetti, contadini e piccoli commercianti, dai cui sguardi lascia trasparire storie di semplice vita quotidiana fatte di dure fatiche, dignitose ristrettezze economiche, senso di comunità, e vicinanza umana. Una società che ha i suoi riti laici nel mercato settimanale, nella partita a carte all’osteria, nella semina e nei raccolti. Luzzara, lambita dal maestoso Po, immersa nel silenzio della Bassa, rotto soltanto dal passaggio di carri agricoli o biciclette, più raramente da qualche automobile, Luzzara cuore dell’ultima stagione neorealista; Strand fotografa “all’antica”, con un apparecchio a soffietto sostenuto da un treppiede, soffermandosi su particolari commoventi, quali le viti che si arrampicano sui muri delle cascine, una bicicletta appoggiata al muro, gli argini assolati del Po, i muri un po’ sbrecciati degli edifici rurali. Qui si concentra l’anima di una civiltà millenaria, che l’obiettivo sfiora con sensibilità e affetto.

Paul Strand, Un paese, 1955 © Paul Strand Archive – Aperture Foundation

Alle immagini si accompagnano i testi di Zavattini, assimilabili a brevi poesie sulla vita quotidiana, che integrano le fotografie e completano la narrazione, regalando al lettore nuovi particolari sui soggetti immortalati. Scrivendo questi testi, Zavattini esprime anche quel suo sentirsi un uomo della Bassa, legato al grande fiume e ai suoi paesaggi, alla sua gente con le sue memorie. Ma nel 1955 la civiltà contadina era giunta al tramonto, per cui, a distanza di quasi settant’anni, è straniante rileggere le parole con cui Zavattini accompagna le fotografie di Strand, e dove all’impronta neorealista si affianca una genuina poesia, grazie ai testi venati di affetto per il mondo contadino, di ricordi personali, arricchiti dalle testimonianze dei luzzaresi stessi: i ricordi legati alla Seconda guerra mondiale, il legame indissolubile con la terra, le difficoltà della vita quotidiana sono affidati a una stretta interazione tra parole e immagini dalla quale emerge, in un modo che  tocca le corde emotive del lettore più attento e sensibile, il carattere più autentico dell’Italia che fu, lontana dalla retorica, quella che Zavattini preferiva e alla quale, nella sua opera giornalistica e cinematografica, cercò sempre di rendere omaggio. Il “miracolo economico”, con le sue illusioni di benessere e la piaga del consumismo materialista, avrebbe ben presto smantellata la civiltà rurale con i suoi valori, usi e costumi, ma la sua memoria sopravvive comunque nelle fotografie di Strand e nei testi di Zavattini.

Paul Strand, Un paese, 1955 © Paul Strand Archive – Aperture Foundation
Paul Strand, Un paese, 1955 © Paul Strand Archive – Aperture Foundation

Paul Strand, Cesare Zavattini
Un paese
pp. XII – 92
€ 40,00
einaudi.it 

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