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Tutti i top lot dell’incredibile asta di Antiquariato di Meeting Art

Dall’11 al 19 novembre l’antiquariato è di scena a Vercelli con l’importante appuntamento autunnale dedicato a questo settore da Meeting Art. Tra fondi oro e “neo-giottismo”, tra manierismo nordico e gotico cortese, tra raffinati intagli trapanesi, mobili e strumenti musicali ecco i capolavori da seguire con attenzione

L’asta 941 si articola in sei sessioni per un totale di 560 lotti. Già dall’inizio del semestre c’era molta attesa intorno a quest’asta. Il presidente Pablo Carrara, in un video “panoramica” delle aste degli ultimi mesi del 2023, aveva anticipato la presenza di «Due lotti dell’asta di antiquariato mai andati in asta, opere inedite e uniche, con musei importanti interessati all’acquisto». Ora ci siamo, la vendita è alle porte e, prosegue Carrara, «Il cambio del responsabile alla guida del dipartimento di dipinti e arredi antichi ha dato nuovo slancio e vigore, tant’è che durante l’ultima asta nel primo semestre si è registrato il record di fatturato del dipartimento di antiquariato degli ultimi 10 anni. Inoltre, non a caso, da sabato 11 novembre inizierà l’asta n. 941 sempre dedicata  a questo settore che gli addetti ai lavori non hanno avuto difficoltà a riconoscere come l’asta più importante di antiquariato mai realizzata da Meeting Art».

Veniamo alle opere. Si parte con una splendida collezione proveniente da una dimora veneziana, con arredi laccati e oggetti d’arte di grande pregio, un dipinto notificato di Bartolomeo Veneto e una tavola inedita di Bartolomeo Vivarini (lotti 129 e 130). Nella seconda sessione (sempre da questa collezione) tspicca un’eccezionale Spinetta da tavolo firmata e datata 1581, con decori pittorici attribuiti a Lambert Sustris (lotto 157). Scatole in oro, coralli trapanesi (lotti 139 e 140), due fondi oro del Trecento (lotti 213 e 226) e due lotti dichiarati di particolare interesse storico e artistico: una grande tavola di Van Scorel raffigurante la predica del Battista (lotto 147) e un importante tabernacolo fiorentino del Cinquecento con pannelli attribuiti a Maso da San Friano (Lotto 209). Chiuderà la sessione un eccezionale arredo a foggia di clavicembalo dipinto a Roma intorno al 1770 da Paolo Anesi (lotto 230). Nel secondo week-end molte opere di grande interesse, tra le quali segnaliamo un cassettone intarsiato realizzato da Giuseppe Maggiolini nel 1796-98 per un dono nuziale (lotto 460), un raro fondo oro del Maestro del 1416 (lotto 560), e un’opera notificata di Prata da Caravaggio (lotto 447).

 

Prima Sessione: Sabato 11 Novembre 2023 ore 12:30 – Lotti dal 1 al 130
Seconda Sessione: Domenica 12 Novembre 2023 ore 14:00 – Lotti dal 131 al 230
Terza Sessione: Mercoledi 15 Novembre 2023 ore 15:00 – Lotti dal 231 al 280
Quarta Sessione: Giovedi 16 Novembre 2023 ore 15:00 – Lotti dal 281 al 330
Quinta Sessione: Sabato 18 Novembre 2023 ore 12:30 – Lotti dal 331 al 460
Sesta Sessione: Domenica 19 Novembre 2023 ore 14:00 – Lotti dal 461 al 560

 

Ecco la selezione dei top lot imperdibili del catalogo con le schede critiche, ove presenti, delle singole opere:

Lotto 130 BARTOLOMEO VIVARINI [Venezia 1432 – 1499] (e bottega) Madonna con Bambino Olio su tavola, 59×37 cm; entro cornice coeva intagliata ad ogive traforate, dim. totale 121×50,5 cm, base d’asta: 25.000 €

Il dipinto, di grande livello artistico e di interesse storico non comune, è strettamente collegato sul piano compositivo ad un celeberrimo polittico di Bartolomeo Vivarini, firmato e datato 1465, che si trova a Napoli nella Pinacoteca Nazionale di Capodimonte. Il quadro possiede ancora l’originale carpenteria intagliata dorata in stile gotico fiorito veneziano con foglie d’acanto, bifore, trafori e pinnacoli e che appare stilisticamente non lontana da quella del trittico di Vivarini che si trova nella chiesa di Santa Maria Gloriosa dei Frari a Venezia. Nel dipinto qui oggetto di studio è stato usato lo stesso disegno della Madonna orante con il bambino che dorme sulle sue ginocchia di Napoli, cambiando ovviamente colori e decori. Lo sfondo qui è un paesaggio verdeggiante e la Madonna appare seduta su un trono che è inserito in un grande albero simbolico. Si tratta infatti dell’albero del bene e del male da cui ha tratto origine tutta la storia dell’umanità, dal peccato alla redenzione tramite l’avvento di Cristo. Il dipinto di Capodimonte è firmato e datato 1465 ed è considerato uno dei massimi capolavori del Vivarini. Con la pala di Capodimonte, l’artista si allontanò dalla pittura a fondo dorato ed eseguì un dipinto in cui i personaggi sono disposti in uno spazio unico e la scena è descritta in uno luogo aperto. In questa tavola appare evidente l’influsso del Mantegna. L’opera che appartiene al periodo tardo dell’attività di Bartolomeo, è da confrontarsi con la pala della chiesa di S. Antonio Abate a Lussingrande (Veli Losinj, Croazia) datata 1475. Vi sono contatti anche con la Madonna con Bambino della Honolulu Academy of Arts. E’ evidente l’intervento della bottega, di qualcuno dei suoi poco conosciuti allievi. Da notare la vicinanza ad un dipinto della Fototeca Zeri, dato ad “Anonimo muranese”. E’ auspicabile che il quadro possa essere oggetto di approfonditi studi.

 

Lotto 139
RARA ACQUASANTIERA IN BRONZO, RAME DORATO E CORALLO, TRAPANI, XVII SECOLO, sagomata con angeli e testine di putti a rilievo, centrata da Madonna con Bambino con inserti a volute, rosoni e testine alate in corallo; retro con decori incisi stilizzati centrati da croce; lievi usure e mancanze minori.
31×18 cm
Provenienza: Già Antichità Lukacs-Donath, Roma
Collezione privata, Roma
Bibliografia:
Per esemplari e modelli similari si veda: L’arte del corallo in Sicilia, Novecento ed., 1986, pp.160 e segg..
base d’asta: 25.000 €

 

 

Lotto  140
RARO CAPEZZALE IN BRONZO, RAME DORATO, CORALLO E SMALTI POLICROMI, TRAPANI, XVII SECOLO, cornice ottagonale sagomata con puntali a volute contrapposte decorati a smalti con angeli, rosoni e testine di putti, centrata da Immacolata con inserti a volute e rosoni in corallo; retro con decori incisi stilizzati; lievi usure e mancanze minori.
32,5×24 cm
Bibliografia:
Per esemplari e modelli similari si veda: L’arte del corallo in Sicilia, Novecento ed., 1986, pp.160 e segg.
base d’asta: 35.000 €

 

Lotto 147
JAN VAN SCOREL [Schoorl 01/08/1495 – Utrecht 06/12/1562]
La predica del Battista
Olio su tavola, 169×79 cm
base d’asta: 60.000 €

Opera dichiarata di interesse storico e artistico particolarmente importante e sottoposta a vincolo di notifica. L’opera in oggetto è il risultato di un’efficace ibridazione culturale tra la pittura nordica e quella italiana. In particolare, lo stile narrativo dalle cadenze favolistiche, così come quello pittorico scandito da aspri contrasti cromatici e da forme ardite, collocano l’opera entro la breve e straordinaria stagione del manierismo nordico. Più precisamente, il potente orientamento anticlassico chiama in causa il geniale ed eclettico artista olandese Jan van Scorel, entrato in relazione, durante il suo soggiorno in Italia, con la più alta e aulica cultura rinascimentale, oltre che con i primi moti eversivi del manierismo. In questa fase della sua produzione, in cui potrebbe collocarsi l’esecuzione del dipinto, Scorel è fortemente influenzato dalla conoscenza di Rosso Fiorentino e di Pontormo, ma traspaionio anche influssi più antichi, attinti dal ciclo aretino di Piero della Francesca. Al valore dell’opera contribuisce la sua rarità, essendo la maggior parte della produzione dello Scorel stata distrutta durante i moti iconoclasti del 1566. L’opera è stata esposta nella mostra “La collezione Giorgio Baratti – Milano” tenutasi presso il Palazzo dei Granduchi di Lituania a Vilnius nel 2020. Il catalogo della mostra include uno studio critico dell’opera del prof. Massimo Pulini (pp. 488-493) parzialmente riportato nella presente scheda.

 

Lotto 157
ECCEZIONALE SPINETTA DA TAVOLO, VENEZIA, 1581, GIOVANNI ANTONIO BAFFO, DECORATA CON DIPINTI ATTRIBUITI A LAMBERT SUSTRIS, FIRMATA E DATATA “Ioannes Antonius Baffo Venetus MDLXXXI”; usure, restauri, ridipinture e meccanismi interni da revisionare;
229×94 cm, h 94,5
base d’asta: 12.000 €

La spinetta costituisce un oggetto di straordinaria importanza storica ed artistica e, come tale, sarà oggetto di una futura pubblicazione di studio (Edward L. Kottick, A history of the harpsichord , Indiana University Press, Bloomington, 2003; Lambert Sustris, un artiste de la Renaissance entre Venise et l’Allemagne a cura di Benjamin Couilleaux, Caen, 2017, ivi bibliografia). Lo straordinario strumento musicale qui presentato ha un solo paragone a livello mondiale nel virginale poligonale di Baffo firmato e datato 1574 che si trova al Victoria and Albert Museum di Londra. Lo strumento inglese non è stato toccato per ciò che concerne la cassa mentre ha subìto rimaneggiamenti e molte modifiche interne fra cui l’alterazione dell’estensione delle note. Lo strumento qui in studio è stato ridipinto all’esterno in epoca settecentesca anche se non è escluso che sotto la ridipintura possa essere conservato un apparato decorativo originale. Giovanni Antonio Baffo fu il principale costruttore di clavicembali di Venezia, città che fu uno dei principali luoghi di produzione di strumenti in Europa durante il XVI secolo. Con i suoi strumenti la musica italiana raggiunse vertici di assoluta eccellenza, sia per i pregi intrinseci del rendimento fonico, sia per la finezza e la preziosità delle rifiniture che rendono i pochi esemplari superstiti capolavori di squisita raffinatezza. Della sua vita e della sua opera però si sa molto poco. Nel 1636 un “Zuan Antonio Baffo delle Spinette” era sposato con Vittoria, figlia di un liutaio, questo Zuan era probabilmente il figlio di Baffo. Solo tre strumenti al mondo, oltre a quello qui presentato, oggi sono sicuramente opere di Antonio Baffo: quello di Londra già citato, altro del Musée de la musique di Parigi e altro al castello di Blois, pesantemente rimaneggiato. La spinetta è decorata all’interno con motivi a grottesche e con motivi classici come quelli di Mercurio che addormenta con un flauto Argo, secondo il racconto di Ovidio, (Metamorfosi, 1: 668-723) che sottolinea il potere magico della musica; e quello con le Muse alla fontana di Pegaso, il mitologico cavallo che battendo lo zoccolo sul monte Elicona (il monte sacro abitato dalle Muse), fa scaturire la sorgente di Ippocrene la cui acqua è fonte dell’ispirazione poetica. Tutti temi evidentemente molto adatti per uno strumento musicale. L’autore di questi dipinti è assolutamente lo stesso che delinea le figure e i decori dello strumento inglese, come si può notare anche solo da un paragone. Anche nella spinetta inglese compare Apollo con le Muse e il cavallo Pegaso. L’autore dei dipinti è da indentificarsi in un illustre ed importante pittore olandese: Lambert Sustris, qui forse coadiuvato dalla sua bottega. Poco si sa della sua formazione ma fu certamente a Roma, dove compare la sua firma graffita sui muri della Domus Aurea di Nerone. A Roma Sustris potè dunque vedere le grottesche antiche il cui gusto poi portò in ambito veneziano e che ritroviamo magistralmente dipinte anche in questa spinetta. Nel 1535 Sustris lavorava a Venezia, realizzando paesaggi per lo studio di Tiziano. Lui e Tiziano divennero molto amici e si recarono insieme in Germania per ben due volte nel 1548 e nel 1550 dove dipinsero l’ imperatore del Sacro Romano Impero Carlo V e altri notabili durante le sessioni della Dieta di Augusta. Accanto al fondamentale influsso di Tiziano, Sustris accosta suggestioni da Tintoretto, P. Veronese, A. Schiavone e Parmigianino Dopo il 1560 si stabilì a Padova, dove morì probabilmente dopo il 1568. Molti i possibili confronti fra i dipinti della spinetta e opere di Sustris si vedano ad esempio al tipologia del cavallo Pegaso in una scena con Perseo e Andromeda e l’impressionante vicinanza tipologia fra le figure delle muse sulla sinistra della scena della fontana e quella di Maddalena della salita al Calvario di Brera, e poi ancora con le storie mitologiche di Palazzo Durazzo a Genova. La spinetta ha anche una precisa committenza, vi compare infatti, ripetuto due volte ai lati della fontana con le muse, ed i inserito fra i fregi a grottesche un stemma molto preciso.

Lotto  209
IMPORTANTE TABERNACOLO IN LEGNO INTAGLIATO E DORATO CON PANNELLI ATTRIBUITI A MASO DA SAN FRIANO, FIRENZE, 1560 CA., a tre corpi a struttura architettonica con intagli a rilievo; mancanze, usure; su base d’epoca successiva.
159×71 cm, h 249.
base d’asta: a richiesta

Opera dichiarata di interesse storico e artistico particolarmente importante e sottoposta a vincolo di notifica. Il presente tabernacolo è oggetto di estrema rarità, sia per l’ottimo stato di conservazione, che per l’alto livello della qualità esecutiva, tanto della lavorazione ebanistica, quanto di quella pittorica, già attribuita a Tommaso Manzuoli detto Maso di San Friano (San Frediano 1531 – Firenze 1571). Concentrandosi sui riquadri rappresentanti Sant’Orsola con le ancelle, San Bernardino da Siena, San Francesco d’Assisi e Cristo Portacroce, si rileva la presenza di una linea sinuosa e pungente che informa e avvolge le figure nei modi di Rosso Fiorentino e una tavolozza cromatica accesa e levigata da effetti luminosi e panneggi. Per confronti si rimanda alle tavolette attribuite a Giorgio Vasari da Luciano Berti conservate nel Museo di Casa Vasari. Per i contenuti iconografici, oltre che per la presenza sul retro del corpo inferiore di una Deposizione dipinta nel XVII secolo, si ritiene che il tabernacolo fosse destinato alla chiesa di una comunità conventuale femminile.

 

Lotto 213
MAESTRO DI BARBERINO [Attivo a Firenze 1350 – 1380]
(attribuito a)
Madonna con Bambino
Olio e tempera a fondo oro su tavola ad ogiva, 73,5×52 cm
base d’asta: 60.000 €

L’importante tavola a fondo oro raffigura una monumentale Madonna con Bambino, opera di artista Fiorentino attivo dopo il 1350. Si tratta di un pittore di gusto spiccatamente eclettico, non lontano dai modi del cosiddetto Maestro di Barberino, noto con questo nome per via di un polittico oggi diviso tra il Museo Diocesano di Firenze e la Hatton Gallery di Newcastle upon Tyne, che fu eseguito per la chiesa di San Bartolomeo di Barberino Val d’Elsa. Il pittore esordisce con forme rigide e tradizionaliste e in seguito allarga i suoi orizzonti e usa un linguaggio più sciolto. Un folto numero di opere ruota attorno al suo nome, sia pur con molti distinguo e un acceso dibattito critico. In questa tavola appaiono forti anche gli influssi dell’Orcagna, ed è significativa l’intonazione narrativa di gusto popolareggiante, fortemente icastica. Da considerare con attenzione i rapporti stilistici con gli affreschi di Santa Maria in Campo Arsiccio a Campogialli di Terranuova Bracciolini.
Bibliografia:
A. Tartuferi, L’oratorio di Santa Caterina all’Antella e i suoi pittori. Catalogo della mostra, Firenze, 2009.
C. Scalella, Il ‘Maestro di Barberino’, in Arte Cristiana, 92, 2004, pp. 93-105.
L’opera era stata anche archiviata nella fototeca della fondazione Roberto Longhi (come maestro ligure).

 

Lotto 226
JACOPO DI SILVESTRO DETTO JACOPO DA VERONA [Verona 1355 – Verona, dopo il 1443]
Crocifisso con la Vergine, San Giovanni Evangelista, Sant’Agostino, Santa Monica e due gruppi di devoti e devote
Tempera e foglia oro su tavola, 49×66 cm
base d’asta: 50.000 €

La ricerca sull’autore di questa bella tavola ha portato alla sua attribuzione a Jacopo di Silvestro (da Verona), l’artista responsabile del ciclo di affreschi con “Storie della vita della Vergine”, eseguito nel 1397 per il direttore della zecca carrarese Pietro de’ Bovi, in una cappella demolita della Chiesa di San Michele a Padova. Nonostante le numerose proposte che lo hanno portato ad essere identificato con lo Jacopo Avanzi collaboratore di Altichiero nella Cappella di San Giacomo o ad attribuirgli alcune opere prima ritenute di Altichiero, il suo nome resta legato a quest’unico ciclo, oltre che – secondo il prof. Mauro Lucco – ad un frammento di affresco del Museo Antoniano di Padova e ad un finto trittico affrescato nella Chiesa di San Nicolò, pure di Padova. Siamo di fronte ad un chiaro esempio di “neo-giottismo”, con particolare riferimento alla Croce del Museo Civico di Padova realizzata da Giotto per la Cappella degli Scrovegni, verso cui l’opera in questione è debitrice per l’anatomia gracile ma realisticamente costruita, il capo rigirato verso destra, le mani inchiodate in una posa a metà strada tra completamente aperte e chiuse a pugno e i piedi sormontati, anzichè paralleli, come prevedeva la tradizione dell’epoca. L’opera è corredata da uno studio critico del prof. Mauro Lucco, qui in parte ripreso.

 

Lotto 230
ECCEZIONALE ARREDO A FOGGIA DI CLAVICEMBALO IN LEGNO INTAGLIATO, DIPINTO E DORATO, ROMA, 1770 CA., DECORAZIONE PITTORICA ATTRIBUITA A PAOLO ANESI E CRISTOFORO UNTENPERGER, interamente dorato e dipinto con allegorie della musica su fondo oro, interno foderato con teche in vetro per esposizione.
228×82 cm, h 96.
base d’asta: 40.000 €

La complessa e superba decorazione pittorica della parte interna, così come la ricca decorazione della fascia esterna collocano il clavicembalo nell’ambito della scuola romana degli anni settanta del Settecento. L’originale scena rappresentata, imperniata sulla magnificazione della musica con intenti allegorici piuttosto enigmatici presenta rimandi stilistici, tipologici e pittorici a Cristoforo Unterperger, delle cui opero citiamo, per opportuno confronto la le decorazioni del clavicembali, le decorazioni della Sala del biliardo di Castel Gandolfo, della Galleria delle Statue del Museo Pio Clementino, della Sala dei Papiri della Biblioteca Vaticana e delle Logge di Caterina II nell’Ermitage di San Pietroburgo, in cui sono comprese diverse esemplificazioni decorative che presentano strette affinità con i personaggi rappresentati nella scena della spinetta. La sola parte del qualitativo paesaggio risulta essere più prossima all’impronta stilistica di Paolo Anesi. L’opera è corredata da uno studio critico del prof. Giancarlo Sestieri, qui in parte ripreso.

Lotto 447
FRANCESCO PRATA DA CARAVAGGIO [Caravaggio 1485 – dopo il 1527]
Madonna con Bambino
Olio su tela, 65×78,5 cm
base d’asta: 60.000 €

Opera dichiarata di interesse storico e artistico particolarmente importante e sottoposta a vincolo di notifica. Il dipinto è fortemente ispirato alla Madonna di Tiziano oggi conservata all’Accademia Carrara di Bergamo, da cui differisce per la doppia aureola della Vergine e per gli orli dorati della veste rossa e del manto blu, assenti dal modello. Altre differenze derivano dalla quinta arborea a destra, più descritta e fitta, dall’aggiunta dei due pastori e dal generale addensarsi degli elementi del paesaggio e del cielo che chiudono l’orizzonte e non colgono la luminosità dell’originale. L’opera, già oggetto di studio da parte di Enrico Maria Dal Pozzo che la attribuisce a Lorenzo Luzzo (Venezia Cinquecento, 2006, pp. 69-70) e di Mario Marubbi, presenta una fisionomia inconfondibile tipica di Francesco Prata con il volto di tre quarti, dilatato rispetto al prototipo e delineato da pochi tratti incisi con il naso allungato. La figura del Bambino in atto di sporgersi verso il fiore sostenuto dalla madre, per tema, forma e posa è tipicamente leonardesca. Volendo porre a confronto l’opera con altri dipinti del Prata, occorre ricordare la Pala dello Sposalizio della Vergine conservata nella Chiesa di San Francesco a Brescia, cui l’avvicina la qualità e la ricchezza dell’impasto e il taglio disteso della veste oltre alla presenza, già citata, della doppia aureola e degli orli dorati. Un confronto sul piccolo formato può essere effettuato con due tavolette di predella già presso Lorenzelli a Bergamo. I raggi cruciformi e a punte ricurve dietro la testa del Bambino sono ripresi nella Madonna col Bambino della Galleria Canesso. La presente scheda è in parte desunta da uno studio della dott.ssa Barbara Maria Savy.
Provenienza: Christie’s, 15 giugno 2005, sale 2469, lotto n. 682.
Bibliografia: Catalogo della mostra “Tiziano e la pittura del cinquecento tra Venezia e Brescia”, Brescia 21.03-1.07.2018, p. 68.

 

Lotto 460
IMPORTANTE CASSETTONE LUIGI XVI INTARSIATO IN LEGNI DI VARIA ESSENZA, MILANO, 1796-98, EBANISTA GIUSEPPE MAGGIOLINI, fusto in noce, fronte ad un cassetto e anta basculante celante due cassetti interni, ricco decoro a trofei con colombe e girali in legni pregiati, piano in marmo bardiglio nuvolato delle cavi apuane; lievi usure.
126,5×62, h 90 cm base d’asta: a richiesta

L’eccezionale arredo, pubblicato insieme al “pendant” da Palacios ne “Il Tempio del Gusto” e transitato con il cassettone gemello in una vendita londinese di Sotheby’s, fu poi venduto separatamente restando in una prestigiosa collezione lombarda. Gli intarsi del fronte suggeriscono che le due commode furono realizzate come importante dono matrimoniale: nel primo allegorie del corteggiamento, nel secondo le fasi successive. Nel nostro esemplare infatti la freccia è scoccata e la torcia dell’amore è accesa, mentre il colombo maschio è già in atteggiamento protettivo nei confronti della femmina. Nell’interno del primo cassetto è presente l’incisione, a firma, “Maggiolini intarsiatore a Parabiago presso Milano”. Di interesse la cancellazione della sigla L.L.A.A.R.R., che nel periodo della Repubblica Cisalpina (1796-99) veniva celata per non evidenziare la qualifica di servitore della Real Casa d’Austria. La datazione del pregevole manufatto è da circoscrivere a quegli anni.
Provenienza:
Sotheby’s, Londra, 1973
Collezione privata, Lombardia
Bibliografia:
A.G.Palacios, Il tempio del gusto, Longanesi, MI, 1986.
G.Beretti, Giuseppe Maggiolini, L’officina del Neoclassicismo, Malavasi, 1994.
A.G.Palacios, G.Beretti, Giuseppe Maggiolini, Catalogo ragionato dei disegni. In Limine, 2014.

 

Lotto 560
MAESTRO DEL 1416 [Firenze, documentato dal 1395 – 1420]
Madonna con Bambino in gloria, angeli e santa Maria Maddalena, San Pietro, san Paolo, san Bartolomeo, sant’Antonio Abate e santa Dorotea Tempera su tavola a fondo oro, 82×46,5 cm
base d’asta: 90.000 €

La tavola a fondo oro è un tipico esempio di pittura gotico cortese. Oggetto di studio da parte di Federico Zeri, l’opera è stata da lui attribuita al cd. “Maestro del 1416”, un artista ancora anonimo formatosi a partire dal 1410 presso la bottega di Lorenzo di Niccolò e a cui sono state ricondotte un inseme di tavole, tra cui ricordiamo “Santa Caterina d’Alessandria, San Pietro martire , san Sisto papa” conservata agli Uffizi, “Madonna con Bambino” di proprietà della Banca Popolare di Verona, “Madonna con Bambino e angeli” conservata alla Galleria dell’Accademia di Firenze, “Madonna con Bambino in trono tra santi” (la cd. tavola eponima datata 1416) conservata alla Galleria dell’Accademia di Firenze e “Gruppo di santi” conservato presso il Palazzo de’ Vicari di Scarperia (FI). Il “Maestro” è una personalità artistica che si inserisce tra gli esponenti dell’ultimo capitolo del gotico fiorentino. La sua produzione antecedente alla summenzionata tavola eponima si caratterizza per aspetti di innovazione stilistica in chiave elegantemente tardogotica, in equilibrio con la solida tradizione neogiottesca, con volti dalla fisionomia tutta uguale, canna nasale pronunciata, occhi piccoli e assonnati, atteggiamento devoto e riflessivo. In seguito il suo stile evolve e risulta caratterizzato da capricci e ritmi calligrafici.
Provenienza: Asta Palais Galliera, Parigi, Marzo 1972.
Bibliografia: Fototeca Zeri, inv. 10123
F.Zeri, Sul catalogo dei dipinti toscani del secolo XIV nelle Gallerie di Firenze, in Gazette des Beux-Arts, 1968.
Cataloghi della Galleria dell’Accademia di firenze, Dipinti, Volume III, Il Tardogotico, a cura di Cecilie Hollberg, Angelo Tartuferi, Daniela Parenti con la collaborazione di Alice Chiostrini, editrice Giunti e MIBAC-Galleria dell’Accademia Firenze, gennaio 2020.

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È possibile seguire l’asta in diretta TV sul canale 138 del digitale terrestre, sulla piattaforma Sky canale 825, oppure in diretta streaming al seguente link www.meetingart.it/aste/aste-in-diretta.html

Meeting Art spa
C:so Adda 7
13100 Vercelli (VC)
tel. 0161/2291
www.meetingart.it

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