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Il fascino del contrasto: Mimmo Paladino in mostra a Bologna

Palazzo-Boncompagni-Mimmo-Paladino-Sala-del-Papa
Palazzo-Boncompagni-Mimmo-Paladino-Sala-del-Papa

In occasione del cinquantesimo anniversario di ArteFiera, la città di Bologna propone un’inedita mostra dedicata a Mimmo Paladino, uno tra i maggiori esponenti del movimento di Transavanguardia di fine anni’ 70. L’esposizione dal titolo “Mimmo Paladino nel palazzo del Papa” si terrà dal 1 febbraio al 7 aprile presso Palazzo Boncompagni. Il palazzo situato in pieno centro storico, fu costruito a metà del XVI secolo come dimora di Papa Gregorio XIII e rappresenta ancora oggi uno tra gli esempi più emblematici del rinascimento bolognese. Dopo le recenti esposizioni di Pistoletto, Marini e Mondino, la fondazione Palazzo Boncompagni si prepara a ospitare Paladino, artista contemporaneo di fama internazionale. L’artista ha da sempre un forte legame con il capoluogo emiliano, grazie alla stretta amicizia con il cantautore Lucio Dalla e la laurea conferitagli ad honorem dalla storica Università di Bologna. La fondazione riprende quindi quella che è la sua missione, come sostiene la presidentessa Paola Pizzighini Benelli, ovvero ospitare grandi protagonisti dell’arte contemporanea, le cui opere situate all’interno del palazzo cinquecentesco creano dialoghi inattesi e sorprendenti. Vengono dunque allestite mostre in grado di incuriosire, stupire e attrarre un pubblico sempre più ampio di giovani. La mostra è curata da Silvia Evangelisti, direttore artistico di Arte Fiera dal 2003 al 2013, che propone più di venti opere di diverse dimensioni emblema della ricerca artistica di Paladino negli ultimi vent’anni.

Non appena si varca la soglia del palazzo, il visitatore è catturato dalla maestosità dell’edificio e dalle opere dell’artista, che pur creando inizialmente un contrasto sono in grado di fondersi con l’architettura dell’edificio. Questo dialogo tra opere e palazzo si ritrova in tutta l’esposizione e crea un filo conduttore che unisce Arte-Storia-Cultura. In particolare nella loggia coperta si possono ammirare due figure di guerrieri alte e ieratiche, definiti quasi “testimoni erratici” che sembrano non lasciarsi coinvolgere dagli eventi del tempo. Accanto si può ammirare l’opera” Respiro” del 1995 composta da 7 ideogrammi di ispirazione orientale: un richiamo storico dell’intento di Papa Gregorio XVIII di creare “ponti” con popoli e culture diverse, in particolare con il Giappone. Nelle opere di Paladino, come nell’Elmo di bronzo del 1998, solcato a rilievo da segni arcani, numeri, labirinti e lettere di un idioma sconosciuto,vi è un richiamo al mondo arcaico e la volontà di dialogare con altre epoche (passato e presente)e culture (oriente e occidente.)

Mimmo Paladino

Proseguendo il percorso il visitatore si imbatte nell’opera Senza Titolo che si fonde con la sinuosità della scala elicoidale del Vignola che porta alle Sali principali. Fulcro della mostra è la sala delle udienze Papali che ospita un’installazione di 13 cavalli neri, soggetto amatissimo dall’artista, che scalciano e combattono per liberarsi dal terreno. Queste figure sintetiche e archetipe esaltano la condizione umana: la volontà di liberarsi dalle difficoltà rimanendo tuttavia intrappolati al terreno. Il colore nero non deve essere percepito come negativo, ma bensì rappresenta energia e la capacità/forza di uscire dalla “nebbia buia”. Tramite questa installazione Paladino riesce a trasformare la percezione sensibile di uno spazio architettonico, creando nuove relazioni tra opere e spazio. L’opera infatti è in grado di dialogare con il soffitto affrescato che rappresenta la storia di Davide e Golia e in cui ritroviamo rappresentazioni classiche di cavalli. Nella sala accanto, sono rappresentate sei dipinti di Madonne nere che riprendono l’idea di icone popolari come quelle poste nei secoli nelle strade, in grado di creare una connessione tra uomo e sacro. Le madonne infatti rappresentate con volto scuro, sono emblema sia di fertilità e luce sia di buio e cupezza: il dualismo tra nascita e morte.

Le opere di Paladino riescono a creare un dialogo sia con il passato e i suoi archetipi sia con il presente, un richiamo a una ritualità simbolica e ancestrale che rimanda a un tempo lontano. Nonostante l’artista riprenda archetipi del mito, la sua arte è in grado di essere del tutto innovativa, con le sue opere il mito rinasce e prende nuova forma. Il mito dunque non come evocazione del passato ma come percorso, come rappresentazione dell’anima che continua a evolversi. L’artista non vuole raccontare storie di miti ma aprire “nuove finestre” su un mondo che ci è appartenuto ma ora è perduto. Nelle sue opere emerge la volontà di cogliere il mistero della vita e della morte che unisce gli uomini di qualsiasi epoca.

Ma cosa davvero ci affascina di questo artista contemporaneo? Paladino propone un’arte difficile da decifrare che si rifà a archetipi e miti di tipo monumentale senza però mai diventare celebrativa o monotona, vi è una ripresa della sacralità, delle iconografie passate, in chiave innovativa utilizzando sia colori puri e vivaci sia elementi stilizzati per figure classiche. Proprio per questa sua capacità di saper creare un dialogo e integrare mondi molto diversi come quello classico-tradizionale e quello minimalista, l’artista è considerato un grande della nostra epoca e le sue opere sono collocate nei principali musei internazionali tra cui Metropolitan Museum of Art di New York.

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