
Il Brooklyn Museum ha confermato pochi giorni fa un drastico piano di riduzione del personale per affrontare un deficit di bilancio di quasi 10 milioni di dollari, proprio mentre celebra il suo 200° anniversario. La decisione coinvolgerà sia dipendenti sindacalizzati che non sindacalizzati, con un taglio del 10% della forza lavoro.
“Non possiamo continuare a operare con un deficit in aumento. Nessuna istituzione può sopravvivere così“, ha dichiarato la direttrice Anne Pasternak durante una riunione con lo staff. Il museo ha confermato che i tagli interesseranno circa 40 posti di lavoro, anche se il numero esatto verrà definito dopo le trattative con il sindacato Local 1502, una sezione del District Council 37. Inizialmente si temeva che potessero essere eliminati fino a 60 posti, sia a tempo pieno che part-time.
Taylor Maatman, direttore delle pubbliche relazioni del museo, ha sottolineato che la trattativa con i rappresentanti sindacali è ancora in corso e che i numeri definitivi saranno disponibili solo al termine del processo di contrattazione.
Il museo ha attribuito la crisi finanziaria a diversi fattori, tra cui l’inflazione, che ha aggiunto milioni di dollari ai costi operativi, e un calo di affluenza che ha ridotto gli introiti, una conseguenza persistente della pandemia.
Per contenere le spese, il Brooklyn Museum ridurrà il numero di mostre annuali da circa 12 a 9 e limiterà gli eventi serali infrasettimanali, concentrandosi invece su appuntamenti nel fine settimana per attrarre un pubblico più ampio.
“Gli stipendi rappresentano il 70% del nostro budget operativo e, purtroppo, un riallineamento finanziario richiede una riduzione del personale”, ha dichiarato Pasternak. Secondo il New York Times, il costo complessivo dei salari del museo è aumentato di 17 milioni di dollari nell’ultimo decennio. Pasternak ha confermato che anche i dirigenti senior subiranno riduzioni salariali tra il 10% e il 20%.
Wilson Souffrant, presidente del Local 1502, ha espresso preoccupazione per la decisione del museo, criticando la tempistica dei tagli in concomitanza con gli eventi fastosi per il bicentenario. “Siamo sconcertati da questa scelta e dalle sue implicazioni per il nostro personale”, ha dichiarato al New York Times.
La situazione al Brooklyn Museum riflette una crisi più ampia che molte istituzioni culturali stanno affrontando, tra costi crescenti e difficoltà nel recuperare il pubblico post-pandemia. Resta da vedere se queste misure saranno sufficienti per ristabilire la stabilità finanziaria dell’istituzione.