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L’arte oltre il confine: Paolo Manazza tra pittura e tecnologia

Paolo Manazza
Paolo Manazza

A quindici giorni dalla scomparsa, un nuovo ricordo del fondatore di ArtsLife Paolo Manazza. Fra pittura, cryptoarte e nuove tecnologie

La scomparsa di Paolo Manazza segna la perdita di una delle figure più poliedriche e lungimiranti del panorama artistico contemporaneo. Pittore, giornalista e fine pensatore, Manazza ha saputo coniugare la tradizione pittorica con la forza dirompente dell’innovazione tecnologica. Il suo sguardo era sempre proiettato oltre l’orizzonte, alla ricerca di nuove possibilità espressive. E proprio in questo spirito pionieristico nasce il suo legame con la cryptoarte e le nuove tecnologie, e pure questa rubrica Data Art.

Paolo Manazza non era un semplice osservatore delle trasformazioni digitali nel mondo dell’arte ma ne è stato un protagonista attivo. La sua visione era chiara: l’arte non può rimanere ancorata alle sole dinamiche tradizionali, ma deve aprirsi a nuovi mezzi espressivi, senza perdere la propria anima.

In questa prospettiva si colloca anche il suo progetto “What’s a Border?”, un’opera in cui le pennellate dense e materiche della pittura a olio trovano una nuova vita nella dimensione digitale. Grazie alle tecnologie 3D e alla realtà aumentata, Manazza ha trasformato la sua tela in un’esperienza immersiva, accessibile tramite un QR code che ha permesso ai collezionisti di esplorarla in una nuova veste, oltre il limite del visibile.

Il pensiero di Manazza: innovazione con radici solide

Manazza era convinto che le nuove tecnologie rappresentassero un’opportunità straordinaria, ma non un fine in sé. “Gli NFT, il metaverso, la blockchain non sono alternative alla pittura o alla scultura tradizionale: sono strumenti che ampliano le possibilità dell’artista”, amava ripetere.

 

Paolo Manazza (in basso a destra) alla Triennale di Milano in occasione della presentazione del progetto d'arte e tecnologia "The Laws of Adrenaline" con Urbano Cairo; Zlatan Ibrahimović, Alessandro Brunello, Venanzio Postiglione, Giuseppe Veneziano, Ivan Tresoldi, Giovanni Motta
Paolo Manazza (in basso a destra) alla Triennale di Milano in occasione della presentazione del progetto d’arte e tecnologia “The Laws of Adrenaline” con Urbano Cairo; Zlatan Ibrahimović, Alessandro Brunello, Venanzio Postiglione, Giuseppe Veneziano, Ivan Tresoldi, Giovanni Motta

La sua visione era quella di un’arte tecnologica ma collettiva, capace di coinvolgere nuovi pubblici senza perdere di vista il dialogo con la storia e con le emozioni umane. Non si trattava di aderire ciecamente alle mode, ma di comprendere le potenzialità della rivoluzione digitale e sfruttarle con intelligenza e sensibilità.

Il suo lascito: un ponte tra passato e futuro

Oggi, mentre il mondo dell’arte continua la sua evoluzione, l’eredità di Paolo Manazza rimane più attuale che mai. La sua capacità di abbracciare il cambiamento senza rinnegarne le origini è un insegnamento prezioso per artisti e collezionisti di ogni generazione.

Se l’arte è, per sua natura, una ricerca continua, Manazza ci ha dimostrato che questa ricerca deve includere anche le nuove tecnologie, senza paura, con curiosità e passione. La sua voce continuerà a risuonare nei suoi dipinti e nelle opere digitali, nei pixel e nelle pennellate, nel codice e nei colori.

E nel futuro, ogni volta che l’arte incontrerà l’innovazione, il suo nome sarà lì, a ricordarci che il vero artista è colui che non smette mai di esplorare. Ci mancherà, ci sta già mancando.

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