
Figura di spicco della fotografia contemporanea, Matteo Basilè, sin dai primi progetti negli anni 90 ha intuito le potenzialità nel coniugare arte e contenuti informatici
Figura di spicco della fotografia contemporanea, Matteo Basilè, sin dai primi progetti negli anni 90 ha intuito le potenzialità nel coniugare arte e contenuti informatici. Creando un nuovo alfabeto espressivo attraverso cui fotografia e pittura si trasfondono in immagini digitali. Ma non solo. L’artista è sempre stato capace di trasportare l’osservatore in universi immaginifici attraverso i quali racconta una storia che prosegue oltre l’immagine.
Da oltre un ventennio Basilé dimostra come la cultura digitale sia integrata ai linguaggi analogici, codificando una grammatica che si contamina con le altre grammatiche espressive, sottolineando una sincronia tra potenza e atto tecnologico. La sua visione stabilisce le coordinate della fotodigigrafia, sintesi virtuosa tra meccanica ed elettronica, tradizione e innovazione, setting reale e virtuale, manualità minuziosa e tecnologia.
Un creatore di universi nei quali il reale è plasmato in un metaverso tra reale e irreale, lo sguardo indagatore di Basilè individua l’essenza più autentica dell’essere umano nella diversità, nella particolarità, esaltata nelle opere che vivono di un fascino sospeso nel tempo nel quale i soggetti sono calati tra luci e ombre, atmosfere oniriche e surreali, dove bellezza e deformità, luce e ombra, sacro e profano, oriente e occidente sono i cardini attraverso cui esplorare il genere umano. In questi scenari, ritroviamo suggestioni ispirate al cinema e alla storia dell’arte, dal neorealismo pasoliniano fino ai richiami caravaggeschi.

In “The Saints Are Coming” l’indagine verte sulle idee di santità e di redenzione come fenomeno e rivelazione di una tensione interna nell’individuo.Il tema è sviluppato attraverso soggetti che travalicano l’esperienza quotidiana usuale come i “freaks” o esseri dalla sessualità ambigua o ancora a giustapposizioni psicologicamente sconcertanti. I personaggi sono colti mentre volgono lo sguardo al cielo o frontalmente verso l’osservatore rivelando la tensione verso il superamento della condizione attuale proiettandosi verso la redenzione in una società che fugge una bruttezza sincera preferendo una bellezza rigida, fredda, preordinata.
Il tema principale affrontato invece in “Thishumanity” è la rappresentazione delle minoranze, in particolare delle donne. Questo lavoro esplora la dualità dell’umanità e della disumanità, evidenziando la disperazione e la lotta delle donne, considerate una grande minoranza. Basilè immagina una “grande battaglia” simbolica, in omaggio a Paolo Uccello, in cui 142 donne sono ritratte, esprimendo sia la sconfitta che la voglia di rinascita e vitalità. L’approccio dell’autore si distingue per la ricerca di un lieto fine, contrariamente ad altri artisti che si concentrano sulla drammaticità e sulla spettacolarizzazione della morte.
La potenza immaginifica di Basilè poi ci trasporta nelle serie successive, come “Pietra Santa” che si svolge in un paesaggio marmoreo dove compaiono i protagonisti, sospesi in un limbo fuori dal tempo, “Viaggio al centro della Terra” dove prevalgono paesaggi terrosi e marziani, passando per “Sturdust”, “Memento” fino a “Hybrida” (tutte celebrate nella mostra e nel catalogo “Hybrida” del 2022). Nei progetti più recenti, Basilè ha integrato l’IA nel proprio lavoro, creando soggetti che non esistono nella realtà. Questo approccio gli ha permesso di controllare non solo la composizione delle immagini, ma anche il rapporto con soggetti generati artificialmente.

L’artista sottolinea che, mentre molte immagini create dall’IA tendono a presentare soggetti perfetti e privi di imperfezioni, il suo interesse verte alla rappresentazione della parte umana e alle imperfezioni che rendono un’immagine più autentica e significativa. Ribadisce ancora l’artista, l’IA nella creazione delle immagini può essere vista come uno strumento che gli ha permesso di esplorare nuove forme di espressione, generando soggetti e atmosfere che sfidano le convenzioni tradizionali della fotografia e dell’arte visiva, quindi un influsso significativo sull’opera nel porcesso creativo.
Prosegue infatti Basilè: “Ho potuto controllare non solo la composizione delle immagini, ma anche il rapporto con soggetti generati artificialmente. Questo approccio mi ha consentito di creare opere che riflettono atmosfere simili a quelle dei miei soggetti reali, ma con una maggiore libertà creativa.” Sottolineando sempre l’importanza della parte umana e delle imperfezioni nelle sue opere, che porta a una riflessione su dove finisce il reale e dove inizia il surreale, evidenziando come l’IA possa essere utilizzata come strumento per esprimere concetti più profondi e personali. ”L’uso dell’intelligenza artificiale può avere sia effetti positivi che limitanti sulla creatività. Da un lato, l’IA offre nuove opportunità per esplorare e generare idee che potrebbero non essere state concepite altrimenti, d’altra parte, c’è il rischio che l’uso dell’IA possa portare a una standardizzazione delle immagini, dove i soggetti generati tendono ad essere “perfetti” e privi di imperfezioni. Questo può limitare l’espressione artistica personale, poiché l’arte spesso si nutre di imperfezioni e della parte umana che rende un’opera autentica.”

Nel raffinatissimo progetto “Floramagnifica“, come racconta l’artista, “ho creato con l’I.A 15 generazioni femminili con lo stesso DNA. Quindi sono una sorella, nipote, e via di questo passo, come se ci fossero 15 generazioni di donne che sono una dentro l’altra. Ovviamente ho fatto una grande ricerca su tutto quello che è concerne la lavorazione dei tessuti, raccontando la storia di questa famiglia femminile dove non c’è l’uomo. C’è dentro tutta l’arte fiamminga, c’è Roma, ci sono questi fiori che derivano dall’immagine di carciofi perché a Roma era il periodo dei carciofi e quando ho cominciato a costruire delle botaniche ho notato che nascevano da questa immagine e proliferavano queste creature sognate e generate da un DNA attraverso una storia. Questa parte è il mio primo grande lavoro fotografico che nasce su questo concetto di non scattare come con una macchina fotografica ma è uno scatto perfettamente pensato dalla lente, dall’obiettivo e soprattutto dalla interazione con il soggetto che è stato generato grazie all’intelligenza artificiale. Tanto che poi, a un certo punto, questi contenitori diventano loro stessi dei contenitori, sono dei vasi. Ho capito quanto riesco poi, a controllare questo aspetto non solo di composizione, ma di rapporto con un soggetto che non esisteva. E quindi ognuna di loro ha le stesse atmosfere che porto nei miei soggetti reali che sono persone che io trovo per strada. Mi interessa la parte di effetto, di queste che sono persone comuni che diventano iconiche. Come vedi, se tu utilizzi l’intelligenza artificiale nel 90% dei casi questi soggetti che vengono prodotti dall’intelligenza artificiale sono tutti perfetti, non c’è una sbavatura in un’anatomia e questo a me non interessa a me interessa la parte umana la parte che poi ti porta al confine tra dove finisce reale e dove inizia sorreale.”
Il progetto “ Pholisma Sonorae”, invece, si ispira alla natura transgenetica del fungo, in cui le immagini si stratificano, mutano come in un viaggio lisergico, evocando un ritratto non lineare, in continuo cambiamento che sfugge alla classica fissità del genere. Un manifesto futuro del ritratto, che celebra la fluidità come condizione necessaria per rileggere la realtà. Basilé plasma un nuovo paradigma, in cui l’intelligenza artificiale non è solo strumento, ma complice estetico, capace di amplificare l’essenza della visione e renderla materia viva.

Del suo ultimissimo progetto, Intermundia, Basilè racconta: “con questa nuova serie di ritratti AI sento di aver compiuto un passo ulteriore nel mio viaggio attraverso l’ibridazione.Intermundia, dal latino “tra i mondi”, è il luogo immaginato e visivo dove passato e presente, reale e digitale, umano e artificiale si incontrano per dialogare. È uno spazio liminale, una terra di confine che non appartiene a una dimensione precisa ma abbraccia molteplici realtà, creando un ponte tra memoria e innovazione. Partendo dalla forza iconica di Artemisia, ho voluto ampliare la narrazione, innestando l’aura dei paesaggi di Leonardo da Vinci reinterpretati attraverso l’intelligenza artificiale. Questo incontro non è casuale: Intermundia diventa il contenitore ideale per esplorare l’identità come processo di trasformazione, in cui ogni elemento si contamina e si rinnova, proprio come il dialogo continuo tra tradizione e tecnologia.I ritratti che emergono non sono semplici immagini, ma presenze: figure sospese tra mondi, archetipi di una bellezza complessa e frammentaria. Qui, il volto femminile diventa un territorio di trasformazione, in cui il passato si specchia nella tecnologia, e la bellezza si espande oltre i confini del canone classico. Le trasparenze e le sovrapposizioni grafiche non sono mere decorazioni, ma interrogativi visivi sulla percezione e sull’identità contemporanea.I fondali, ispirati ai paesaggi di Leonardo e rielaborati dall’AI, non sono semplici sfondi: sono spazi simbolici, geografie sospese che evocano l’immenso, il non-detto, il sublime. In Intermundia, queste donne e questi paesaggi si fondono in un gioco di tensioni e armonie, dove la natura diventa artificio e l’artificio si fa natura. Non ho voluto replicare Leonardo, ma reinventarlo, trasformando la sua eredità in un dialogo con il presente.Con Intermundia esploro l’identità come processo di metamorfosi. Ogni immagine è una finestra su un altrove, un prisma che riflette le contraddizioni e le possibilità del nostro tempo. Non c’è nulla di definitivo in queste opere: sono frammenti di infinito, inviti a guardare oltre, a immaginare ciò che ancora non esiste. Questo progetto è una dichiarazione d’intenti. L’arte, per me, è il luogo in cui i mondi si incontrano, si contaminano e si trasformano. Intermundia è questo spazio: un manifesto visivo dove Leonardo incontra l’algoritmo, Artemisia si trasforma in un’idea universale, e il ritratto diventa un campo di forze, in cui memoria e visione si fondono per dar vita a una nuova estetica.In ogni volto, in ogni dettaglio, c’è il desiderio di espandere i confini dell’arte e della tecnologia.Intermundia è il mio ponte tra ciò che è stato e ciò che potrebbe essere, un dialogo tra luce, carne e pixel, dove il passato e il futuro trovano un equilibrio perfetto nel presente”.