
Angelica, Bradamante, Olimpia. Ma anche Gabrina, Dalinda, Ginevra, Isabella. E Fiordiligi, Marfisa, Alcina. I personaggi femminili creati da Ludovico Ariosto sono figure fantastiche e forti, eroine affascinanti, potenti maghe, guerriere, vergini, amanti appassionate. Nel suo Orlando Furioso l’autore conduce una vera e propria querelle des femmes. Le donne di Ariosto sono concretamente amanti (Bradamante, Olimpia e persino l’austera Angelica), scardinate, dal ruolo di oggetto passivo ed etereo dell’amore maschile e dal ruolo di musa. Per Ariosto la natura femminile è varia tanto quanto quella maschile, non è riducibile ad uno stereotipo , è descrivibile ma mai prevedibile. Ci sono le seduttrici come Angelica, Gabrina e Doralice, che sfruttano a loro vantaggio le debolezze degli uomini, e le fedeli e assennate, determinate a morire per i loro amati, come Isabella e Fiordiligi. Sicuramente però sono tutte donne che non hanno un ruolo passivo nei confronti dell’amore. Se nel poema troviamo vari tentativi di togliere loro la libertà, esse rivendicano sempre per se stesse l’autodeterminazione.
Ed è proprio questo che ha interessato la regista Consuelo Barilari quando tre anni fa ha deciso di mettere su “Angelica, Olimpia, Bradamante… e le altre”, spettacolo ispirato all’Orlando furioso di Ludovico Ariosto nella versione di Italo Calvino. Una specie di musical, prodotto dalla Compagnia Terre Furiose in coproduzione con Schegge di Mediterraneo e Kronoteatro, già andato in scena a Genova al Teatro Ivo Chiesa lo scorso anno e che quest’anno ha debuttato sabato 22 marzo 2025 al Teatro dell’Arca “Sandro Baldacci” nella Casa Circondariale di Marassi a Genova.
Lo spettacolo si compone di 13 episodi dedicati a 13 personaggi femminili dell’Orlando furioso, seguendo il fil rouge indicato da Italo Calvino. È ambientato nelle Terre Furiose della Toscana, nel territorio governato dall’Ariosto dal 1522 al 1525, in Garfagnana. I boschi, le montagne e le cave delle Alpi Apuane, le vette del Pisanino, Pizzo d’Uccello, Monte Forato, i laghi di Vagli, Isola Santa e Gramolazzo, i borghi di Campocatino, le Rocche di Camporgiano e Castelnuovo di Garfagnana, sono i luoghi che fanno da sfondo alle videoscenografie evocative lavorate al computer. Lì, accadono i fatti immaginati dall’Ariosto nel suo grande poema: l’incontro tra Angelica e Medoro nel bosco, Melissa e Orlando, Melissa e Bradamante; gli incantesimi di Morgana, della sorella Alcina e di Logistilla che trasformano Astolfo in mirto; la cavalcata di Bradamante disperata alla ricerca di Ruggero; Olimpia abbandonata nell’isola dell’Orca su un grande letto d’oro; l’orribile Gabrina perfida e bramosa d’amore; Marfisa guerriera a cavallo che ignara duella contro il fratello Ruggero; la pazzia di Orlando; le tre maghe Alcina, Morgana, Doralice con i sortilegi che determinano la vita di Orlando; il grande mago Atlante che con il suo sguardo domina le umane vicende; infine il matrimonio tra Ruggero e Bradamante.
La drammaturgia scenica prevede una formula che si sviluppa nella dinamica tra protagonista e coro, dove il coro assume diverse funzioni , prima delle quali quella narrativa, ma interpretando anche personaggi, che dànno forma a figure fantastiche. La musica pervade tutto lo spettacolo, con 10 canzoni corali e 5 canzoni soliste che aprono e chiudono le scene. Tutto ad opera di Andrea Nicolini. I movimenti scenici, curati in un lavoro ad intreccio con la drammaturgia e la parola, sono di Yassi Jahanmir, coreografa statunitense formatasi nel musical di Brodway. Undici gli attori in scena tutti under 35, tra cui spicca senz’altro Mattia Baldacci, nel ruolo di Orlando che recita nel teatro intitolato a suo padre Sandro, scomparso nel 2023. Gli altri sono Maria Chiara Di Giacomo, Eleonora Domesi, Antonella Loliva, Irene Mori, Francesco Pelosini, Miriam Russo, Sara Santucci, Dalila Toscanelli, Federico Valdi, Alessio Zirulia, cast che ha dimostrato una notevole versatilità, abbracciando interpreti provenienti da diversi background artistici.
Spettacolo un po’ troppo lungo, bastava un’ora di meno (esempio il lungo quadro di Astolfo che si prepara al viaggio con l’Ippogrifo verso la Luna), in cui la Barilari ricalca temantiche più femministe che femminili . E’ vero che Ludovico Ariosto nella sua celebre opera prende posizione in difesa dei diritti del genere femminile in contrasto con la cultura patriarcale dei suoi tempi, definendola come “una peste abominevole, fatta d’ingiurie e di sangue e diffusa da …. esseri che non si possono definire uomini …”, ma la scena finale era di troppo se si pensa anche quanti uomini proprio nell’Orlando sono invece stati ben raggirati da donne perfide e manipolatrici.


