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L’osservatorio del presente. Arte di gruppo a Roma

Bright Star, da Mattia de Luca
Bright Star, da Mattia de Luca
In questo inizio di stagione le gallerie romane hanno puntato sulle mostre collettive, presentando artisti di diverse generazioni ma con risultati assai interessanti

Forse il primato della novità va alla galleria Mattia De Luca, che ospita la collettiva Bright Star, a cura dello Studio Geuna. L’esposizione, che è parte del progetto DL projects, riunisce sedici pittori emergenti dell’attuale scena contemporanea britannica, che offrono un panorama vivace e dinamico in bilico tra astrazione e figurazione, citazionismo e simbolismo. Ispirata all’attrazione che Roma esercitò sui poeti romantici inglesi come Byron e soprattutto Keats, il quale aveva definito la città eterna come una “stella lucente”, la mostra prende le mosse dall’opera di Sholto Blissett Eclipse (2024): un paesaggio marino lussureggiante illuminato da raggi di sole che rivelano l’architettura di un gazebo, in una scena in grado di trasmettere un’energia seducente e ambigua. Una sottile ambiguità emana anche da Host (2021) di Louise Giovanelli, il piccolo ritratto di un monaco simile ad un’icona medievale ma elaborato digitalmente. Altrettanto prezioso risulta The Corner 011 (2024) del coreano Sang Woo Kim, che ha dipinto in maniera molto dettagliata una parte del suo volto, in maniera tale da trasformarlo in una superfice quasi astratta. Altre opere significative sono Mountain Top (2023) di Aaron Ford, Hibiscus Colour Study (Yellow, P) (2024) di Alvaro Barrington e London (2024) di Lewis Brander.

10 on Paper, Celebrating 10 years of Matèria, 2025, exhibition view, Matèria, Roma. Courtesy Matèria, Roma. Photo by Roberto Apa

La galleria Matèria festeggia i suoi primi dieci anni di attività con 10 on paper, che riunisce altrettante opere su carta realizzate dagli artisti della galleria. Tra i lavori esposti spiccano la piccola scultura a parete di Bekhbaatar Enkhtur, l’opera fotografica di Fabio Barile A certain amount of skeletons. Attempt to create an atlas of the animal forms, i 5 ritratti in bianco e nero di Sunil Gupta di coppie tratti dalla serie Lovers: 10 years on, oltre al piccolo foglio astratto di Marta Mancini. Una selezione accurata che testimonia l’apertura e il rigore delle scelte operate negli anni da Materia, tra le gallerie emergenti più coraggiose e consapevoli della scena romana.

Ad un gruppo di artisti giovanissimi è dedicata la mostra DA A AD A, la collettiva della Scuola di Pittura dell’Accademia di Belle Arti, coordinata da Alfredo Pirri e Sergio Sarra e aperta fino al 2 aprile all’Istituto Polacco: essa riunisce le opere di nove artisti, coordinati da un team curatoriale di cinque curatori delle ultime generazioni. Al di là della lodevole iniziativa, che porta gli studenti a confrontarsi con la scena cittadina, ci sono sembrate degne di nota alcune proposte, come il grande dipinto Invitation (2024) della coreana Kim Isul, il Ritratto di Eleonora dormiente (2022) di Leonardo Ciotti, la serie di stampe su carta Proiettile (2024) di Serena Gandini e la piccola scultura in silicone Untitled (2025) di Giuseppe Matera. Originale anche l’impaginazione dell’opera I need another new job yet (2025) di Valerio Pacini, mentre il gruppo di sculture di cera colorata Sculture (strato impermeabile) (2024-2025) di Gennaro De Luca appare ben realizzata anche se troppo derivativa.

AAAM! Voracità della parola, mostra collettiva degli artisti Giulio Alvigini, Matteo Attruia e Lucia Marcucci, ph. Giorgio Benni

Di qualità anche la collettiva AAAM! Voracità della parola alla galleria Gilda Lavia, curata da Elena Forin, che riunisce le opere di Giulio Alvigini, Matteo Attruia e Lucia Marcucci. Tre diversi modi di intendere e interpretare le relazioni tra parola, pensiero e realtà: se i collage umoristici di Lucia Marcucci appartengono ad una dimensione ancora novecentesca, le sculture di Matteo Attruia esplorano le relazioni simboliche con passato e presente in maniera sottilmente ironica, come nell’opera Un Popolo (2023), che reinterpreta l’architettura del palazzo della Civiltà del Lavoro all’Eur in maniera sottile e penetrante. Decisamente provocatoria la Cappella Alvigini, l’ambiente allestito da Giulio Alvigini come uno spazio religioso, arredato con opere realizzate ad hoc, tra le quali spicca il crocefisso di legno con la scritta L’arte è la mia passione (2025).

Drawing Room. Solo carta 1913-2023, da Tornabuoni

Dulcis in fundo, la collettiva Drawing Room. Solo carta 1913-2023, aperta fino al 10 maggio da Tornabuoni Arte. Quaranta opere, realizzate da maestri come Giacomo Balla, Henry Moore, Gino Severini, Christo, Emilio Isgrò, Mario Merz e Maurizio Cattelan, raccontano l’importanza fondamentale della carta come medium per tutto il Novecento. “Con un foglio di carta si possono fare molte cose: scrivere, disegnare, piegarlo, strapparlo, stropicciarlo. Ogni azione cambia la carta e la sua funzione” ha scritto Bruno Munari, e la qualità dei lavori esposti dimostra quanto questo enunciato sia vero ed abbia permesso agli artisti di sperimentare sul foglio soluzioni originali e spesso innovative, soprattutto a partire dalla seconda metà del secolo scorso.

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