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Modigliani, Picasso e gli altri. A Palazzo Zabarella a Padova in mostra i capolavori dal museo LaM di Lille

Modigliani e Picasso e le Voci della modernità dal Museo LaM, mostra a Palazzo Zabarella a Padova. Ph. Irene Fanizza Modigliani e Picasso e le Voci della modernità dal Museo LaM, mostra a Palazzo Zabarella a Padova. Ph. Irene Fanizza
Modigliani e Picasso e le Voci della modernità dal Museo LaM, mostra a Palazzo Zabarella a Padova. Ph. Irene Fanizza
Modigliani e Picasso e le Voci della modernità dal Museo LaM, mostra a Palazzo Zabarella a Padova. Ph. Irene Fanizza
A Palazzo Zabarella, i nomi di Modigliani e Picasso sono una porta d’ingresso. Aprono il percorso, ma la trama si gioca altrove. A tenere insieme l’esposizione è un protagonista meno visibile eppure decisivo: il collezionista Roger Dutilleul

Roger Dutilleul (1872–1956) è la figura che permette di leggere la mostra Modigliani e Picasso e le Voci della modernità dal Museo LaM con un input in più. Quando si parla di Modigliani e Picasso si pensa subito alla loro personalità e alle loro opere. Qui, invece, vale la pena guardare anche a chi li ha sostenuti e scelti. Dutilleul inizia a collezionare nel 1904, e costruisce la sua raccolta nel cuore della Parigi del primo Novecento, seguendo da vicino ciò che stava cambiando nel mondo dell’arte.

Modigliani e Picasso e le Voci della modernità dal Museo LaM, mostra a Palazzo Zabarella a Padova. Ph. Irene Fanizza
Modigliani e Picasso e le Voci della modernità dal Museo LaM, mostra a Palazzo Zabarella a Padova. Ph. Irene Fanizza

Uno sguardo su Roger Dutilleul

Il rapporto con il mercante d’arte Daniel-Henri Kahnweiler lo avvicina precocemente al Cubismo, e quindi a Braque e Picasso. Una vicinanza che, in quegli anni, significava anche prendere posizione su un linguaggio nuovo, non ancora condiviso. Nell’ambito della mostra, ricorre una frase attribuita a Dutilleul che chiarisce bene il suo criterio: “la cosa più importante è che il dipinto ti guardi”. È una formula semplice, ma utile: spiega perché, accanto alle firme più note, il percorso lascia spazio anche a presenze meno prevedibili. La modernità qui non è solo una lista di nomi, ma un insieme di scelte che aprono a più voci.

Dentro questa mostra, in corso fino al 25 gennaio, Picasso e Modigliani non sono soltanto due grandi nomi: sono due scelte che raccontano bene il modo di guardare di Dutilleul. Con Picasso, la collezione entra nel territorio del Cubismo quando è ancora un linguaggio nuovo e poco accomodante. Opere come Natura morta (cofanetto, tazza e mele) parlano di una scommessa precisa: puntare su una pittura che non vuole essere “facile”, ma che cambia le regole e chiede tempo.

Modigliani e Picasso e le Voci della modernità dal Museo LaM, mostra a Palazzo Zabarella a Padova. Ph. Irene Fanizza
Modigliani e Picasso e le Voci della modernità dal Museo LaM, mostra a Palazzo Zabarella a Padova. Ph. Irene Fanizza

Con Modigliani, Dutilleul allarga la sua idea di collezione: accanto alle ricerche cubiste, sceglie un pittore che resta legato alla figura e al ritratto, ma con un’impronta modernissima. È una scommessa diversa, ma altrettanto precisa: tenere nella stessa collezione un artista che non segue la strada del Cubismo e che, proprio per questo, allarga il racconto. Un’opera come Maternità (1919), presente in mostra, aiuta a riconoscere bene questa scelta.

È quando la collezione si allarga oltre i nomi più intuibili che si capisce davvero che tipo di sguardo avesse Dutilleul. Qui entrano in gioco artisti meno celebrati, e proprio per questo utili a leggere la sua intuizione: scegliere opere che reggono la visita senza appoggiarsi alla fama.

Modigliani e Picasso e le Voci della modernità dal Museo LaM, mostra a Palazzo Zabarella a Padova. Ph. Irene Fanizza
Modigliani e Picasso e le Voci della modernità dal Museo LaM, mostra a Palazzo Zabarella a Padova. Ph. Irene Fanizza

La mostra

Nel percorso, alcuni esempi aiutano a vedere questo passaggio. Gertrude O’Brady, con Il chiosco, porta una scena quotidiana trattata con chiarezza: un soggetto semplice, ma costruito in modo compatto. Camille Bombois, con Giovane contadina con un mazzo di papaveri, lavora su una figura frontale, concreta, senza ricami: un’immagine essenziale, tenuta ferma sulla presenza.

E poi c’è Victor Simon con La Tela giudeo-cristiana (1937): qui il registro cambia, perché l’opera ha un impianto più complesso. È un buon esempio del tipo di lavori che interessano a Dutilleul: immagini che non si esauriscono al primo colpo d’occhio e che tengono insieme più livelli di lettura.

Modigliani e Picasso e le Voci della modernità dal Museo LaM, mostra a Palazzo Zabarella a Padova. Ph. Irene Fanizza
Modigliani e Picasso e le Voci della modernità dal Museo LaM, mostra a Palazzo Zabarella a Padova. Ph. Irene Fanizza

La collezione Dutilleul dopo Dutilleul

A dare un senso definitivo a questa storia, però, non è solo ciò che Dutilleul ha scelto: è ciò che succede dopo. La collezione non si chiude con lui, ma passa al nipote Jean Masurel (1908-1991), che la porta avanti senza cambiarne l’impostazione di fondo: stessa curiosità, stessa attenzione, stesso modo di fidarsi delle opere prima che dei nomi.

Quando Masurel decide di donare questa raccolta, la scommessa privata diventa patrimonio condiviso. Nasce così il museo a Villeneuve d’Ascq, nell’area di Lille: un luogo pensato non come monumento alla collezione, ma come spazio vivo, aperto e destinato a crescere. E infatti, negli anni, quella stessa storia di scelte e di passaggi porta anche ad accogliere altre opere e altri sguardi, fino a costruire l’identità del LaM così come lo conosciamo oggi.

E forse è questo il punto più interessante: la mostra non racconta solo un insieme di opere, ma la traiettoria di uno sguardo. Uno sguardo che, da privato, diventa pubblico.

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