
“Il quadro completo. Viaggio tra artisti ispirati e ossessionati collezionisti” è il titolo del reportage edito da Neri Pozza che racconta i retroscena dell’arte da una prospettiva non convenzionale
Proviamo a immaginare lo spessore morale e culturale di chi ha questa domanda fissa in testa: “cosa rende l’arte un elemento essenziale per l’essere umano?”. Ed eccola spuntare l’immagine dell’artista d’avanguardia e un po’ di nicchia, che foraggia il cervello con una questione tanto importante quanto però poco pratica.
Ora prendiamo una giornalista, autrice di numerosi e concreti best seller, che improvvisamente sente il bisogno di dare una risposta al quesito di cui sopra. Il risultato è la dettagliatissima e molto divertente inchiesta narrativa Il quadro completo. Viaggio tra artisti ispirati e ossessionati collezionisti, firmata dalla giornalista statunitense Bianca Bosker ed edito da Neri Pozza.

L’arte, quel mondo fatto di immagini, dipinti, sculture e oggetti dalle più svariate forme e fogge; che spesso racchiude significati molto più larghi delle definizioni di comodo e sovente viene bistrattata proprio perché incompresa, è l’oggetto del desiderio dell’autrice del libro.
Potremmo dividere Il quadro completo in varie fasi d’immersione, perché il percorso di Bianca Bosker non è un viaggio orizzontale, ma un calarsi sempre più in una materia densa che subito dimostra di essere poco permeabile.
L’approccio, dopo vani tentativi, avviene con una galleria di Brooklyn. Una minuscola sala dove finisce la vita precedente di Bianca e inizia una vera e propria avventura. La cosa che subito salta all’occhio è la marea di nozioni che, proprio come un linguaggio nuovo, bisogna comprendere per districarsi nel contesto delle mostre e di tutto ciò che di importantissimo gira intorno a esse. Disconoscere uno o più vocaboli può essere la fine per una stagista appena assunta e Bianca lo capisce presto. Così si assesta il rapporto con il gallerista e ben presto la nostra “agente” infiltrata impara a dare un valore alle opere che prima avrebbe non solo snobbato, ma persino rifiutato di catalogare come degne di possedere tale lignaggio.
Intrufolarsi nel sistema serve, come dicevamo, per imparare questo nuovo vocabolario, ma è anche la chiave d’accesso per le rassegne e più genericamente la comprensione del mercato. Conosce, partecipando finalmente a una fiera alternativa a Miami, alcuni aspetti speculativi e il lato finanziario dell’arte. Comprende quanto uno status possa decretare la vita o la morte artistica di esseri umani che hanno dato tutto per quel mondo. Lavora provocatoriamente come guardia al Guggenheim Museum e capisce quanto il luogo possa influenzare il modo di fruire le opere e quanto un’istituzione possa distorcere, nel bene e nel male, il senso della domanda con cui parte il libro.

Lo scalino che pareva insormontabile è anche quello dove il lettore può ritrovarsi dopo tanto vagare. Bianca diventa essa stessa una creatrice di arte, assistendo una pittrice, Julie Curtiss. Qui vede e assapora quanto lavoro c’è dietro l’opera vera e propria. Sente lo sforzo fisico (e in poco tempo anche mentale) che porta verso la conclusione del processo di creazione. Conosce il significato profondo della parola ispirazione e lo tiene riparato come una piccola fiamma che rischia di spegnersi.
Verso la fine si ha la percezione reale di quanto il libro sia la mappa di un percorso straordinario (sia per i più smaliziati quanto per in novizi), in cui esistono tanti segreti detti a voce alta. Ma soprattutto si intuisce quanto la sua utilità possa giovare a chi abbia anche il minimo interesse verso questo mondo. Coscienti, in fondo, che l’arte non è il feticcio di un élite ma, come ci fa intuire Bianca, uno strumento biologico che serve per mantenere un agile pensiero e che riesce ancora a farci vedere la bellezza in ogni immagine quotidiana.










