
Molte università cedono alla necessità di riallocare risorse verso settori percepiti come più legati al mercato del lavoro o alla ricerca scientifica
Revisione dei programmi in un contesto economico più vincolato. Su queste basi si sta consolidando negli Stati Uniti una tendenza allarmante nel mondo accademico: molte università riducono o sospendono le ammissioni ai programmi di laurea avanzata (master e dottorato) nelle discipline umanistiche. Comprese storia dell’arte, lingue e e altre materie di sfera culturale. La Boston University ha sospeso le ammissioni a numerosi dottorati umanistici, tra cui storia dell’arte, storia, inglese, filosofia e discipline classiche
Anche la University of Chicago ha annunciato che sospenderà o ridurrà l’ammissione di PhD e master in molte aree delle arti e delle scienze umane per l’anno accademico 2026-27. Con pause totali in diversi dipartimenti e riduzioni significative in altri. Non solo Chicago e Boston: Harvard ha drasticamente tagliato i posti disponibili per i programmi di dottorato, inclusi quelli nelle arti e nelle scienze umane. Riducendo le ammissioni di circa il 60% nei prossimi due cicli di accettazione.
Pressioni finanziarie
Anche la University of Pennsylvania ha annunciato piani per ridurre le ammissioni di circa un terzo, in risposta a pressioni sui finanziamenti federali alla ricerca. Una mossa che coinvolge vari dipartimenti accademici in un’istituzione che vanta un dipartimento di arte e design di grande prestigio, creato e diretto per dieci anni dall’artista italiano Piero Dorazio.
E fuori dal gruppo delle élite private, alcune università pubbliche e altri atenei stanno affrontando pressioni simili. In base a normative statali, l’Indiana University Bloomington ha eliminato programmi accademici tra cui storia dell’arte e studi umanistici. E qui non si tratta di una sospensione temporanea ma di una cancellazione formale.
Le motivazioni principali di questi tagli includono pressioni finanziarie, incertezza nei finanziamenti federali e la necessità di riallocare risorse verso settori percepiti come più legati al mercato del lavoro o alla ricerca scientifica. Questa contrazione nei corsi avanzati di storia dell’arte e discipline affini ha sollevato timori tra docenti, studenti e professionisti della cultura. Che vedono un possibile indebolimento della ricerca umanistica e delle competenze critiche necessarie alla conservazione e interpretazione del patrimonio.









