
Il padiglione sudafricano avrebbe previsto un nuovo capitolo dell’opera “Elegy” dell’artista Gabrielle Goliath, con riferimenti a Gaza
Contenuti “geopoliticamente divisivi”. Per queste ragioni il ministro dello Sport, delle Arti e della Cultura del Sudafrica Gayton McKenzie ha annullato la partecipazione del Paese alla 61ª Biennale d’Arte di Venezia del 2026. Il governo ha ritirato il sostegno istituzionale alla proposta curata da Art Periodic per il padiglione nazionale, motivando la decisione con la presenza di riferimenti al conflitto in corso a Gaza all’interno dell’opera prevista. Che avrebbe previsto un nuovo capitolo dell’opera “Elegy” dell’artista Gabrielle Goliath.
Una scelta che ha immediatamente sollevato accuse di censura e acceso il dibattito sulla libertà artistica e sull’autonomia curatoriale. Soprattutto in un contesto come la Biennale, storicamente luogo di confronto critico e politico. Mentre McKenzie ha respinto le critiche sostenendo che il padiglione sudafricano debba servire a promuovere una narrazione nazionale e non diventare veicolo di posizioni internazionali estranee. Lasciando aperti interrogativi sulle future modalità di rappresentanza del Paese sulla scena artistica globale.
Una vicenda che appare in netto contrasto con l’atteggiamento internazionale del governo sudafricano, promotore della formale richiesta alla Corte penale internazionale (Cpi) affinché emetta un mandato di arresto contro il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Il Sudafrica, insieme a Bangladesh, Bolivia, Comore e Gibuti, aveva già presentato una richiesta alla Cpi per indagare se a Gaza siano stati commessi crimini di guerra e contro l’umanità.









