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Uno spettacolo teatrale racconta le vicende (meno note) della critica d’arte Margherita Sarfatti

Sarfatti con Claudia Coli - ph. Elisa Vettori Sarfatti con Claudia Coli - ph. Elisa Vettori
Sarfatti con Claudia Coli - ph. Elisa Vettori
Sarfatti con Claudia Coli – ph. Elisa Vettori
Andrà in scena al Teatro Torlonia a Roma “Sarfatti”, monologo che ripercorre la vita della influente critica d’arte italiana che è passata alla storia come “l’amante di Mussolini”. Ma Sarfatti è stata anche e soprattutto un’autorevole intellettuale

È stata la prima critica d’arte italiana, intellettuale raffinatissima e donna all’avanguardia. Eppure, non viene ricordata per questo. Margherita Sarfatti è passata alla storia come “l’amante di Mussolini”, nomenclatura che non le rende affatto giustizia. E se si parla della grande influenza che ebbe sulla cultura italiana del suo tempo, presto si sottolineano le contraddizioni che hanno caratterizzato la sua vita privata e professionale. Perché Sarfatti, con la sua biografia intitolata “Dux”, contribuì all’ascesa politica di Mussolini. Che si giovò non poco delle conoscenze e dell’autorevolezza della sua amante per affermarsi.

Una storia poco nota, questa, ma che merita di essere conosciuta e raccontata. Una storia che è diventata oggetto di uno spettacolo teatrale, intitolato Sarfatti, che andrà in scena dal 5 all’8 febbraio al Teatro Torlonia di Roma. Scritto da Angela Dematté e diretto da Andrea Chiodi, spettacolo vede protagonista Claudia Coli, nel ruolo di Margherita Sarfatti. La pièce, nata da un’idea di Massimo Mattioli e Claudia Coli, si rifà al monologo di Dematté ambientato nel 1932 a Roma. In cui si immagina la critica d’arte entrare a Palazzo delle Esposizioni per la mostra sul decennale della Marcia su Roma. Alla quale non era stata invitata. Occasione che porta Sarfatti a ripercorrere le diverse tappe della sua vita. Il suo amore per Mussolini, la carriera nell’arte, la maternità e la perdita del figlio Roberto.

 

Sarfatti con Claudia Coli - ph. Elisa Vettori
Sarfatti con Claudia Coli – ph. Elisa Vettori

Il Teatro Torlonia si trova in uno dei luoghi chiave delle vicende sentimentali tra Sarfatti e Mussolini, ovvero Villa Torlonia. Qui tra il 1929 e il 1942 il duce visse con la moglie Rachele e i suoi figli, luogo di fatto inaccessibile per la critica d’arte. Che, a un certo punto, fu vittima delle leggi razziali promulgate dal suo amante. Di origini ebraiche, Sarfatti – che fu la fondatrice del gruppo Novecento e mecenate di artisti quali Umberto Boccioni, Mario Sironi e Achille Funi – fu costretta a lasciare l’Italia.

Come scrive il critico d’arte Massimo Mattioli in Margherita Sarfatti. Più (Manfredi Edizioni 2019), “se Margherita non avesse incontrato Mussolini oggi sarebbe celebrata come figura di donna all’avanguardia nei costumi e nell’emancipazione […] e verrebbe studiata come personaggio centrale nello sviluppo delle idee e nell’elaborazione del pensiero culturale e politico di un’importante parte del ’900”.

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