
Installation view, Isaac Julien, All That Changes You. Metamorphosis, Palazzo Te, Mantova. Courtesy the artist, Victoria Miro and Jessica Silverman. © The artist. Photo: Andrea Rossetti / Palazzo Te
Da molto tempo mi interrogo sulle possibili modalità di proiettare il nostro patrimonio artistico nel futuro: un tema che costituisce una delle attività principali di Spazio Taverna (www.spaziotaverna.it), vincendo le incredibili resistenze di amministrazioni poco inclini allo sguardo in avanti, e impegnate a conservare i monumenti senza preoccuparsi di riattivare il loro valore simbolico. Scarse e maldestre le attività realizzate fino adesso, pur condotte da direzioni di siti di rilevanza globale, come il Colosseo o Pompei, a dimostrare un’attitudine poco interessata a dialogare sullo stesso livello di qualità con realtà come il Louvre, il Prado o Versailles, tanto per fare qualche esempio.
Con mia grande sorpresa, una risposta più che valida al complesso quesito arriva dal palazzo Te a Mantova, attraverso All That Changes You. Metamorphosis, l’installazione filmica dell’artista Isaac Julien, negli spazi rinnovati delle Fruttiere di Palazzo Te e prorogata fino al 31 maggio 2026. Per celebrare il Cinquecentenario di Palazzo Te, Palazzo Te e il Comune di Mantova hanno commissionato all’artista britannico Isaac Julien un’opera video, curata da Lorenzo Giusti, ispirata all’architettura e alla storia della residenza gonzaghesca e legata a concetti filosofici come la metamorfosi, la filosofia, l’antropologia e l’ecologia nel contesto del mondo contemporaneo.

L’artista ha costruito un racconto concettuale e di grande suggestione visiva tra palazzo Te, la Cosmic House di Charles Jencks a Londra, capolavoro di architettura postmoderna, e le foreste del Redwood National and State Park in California, oltre ad una “astronave” in vetro, progettata da Richard Found e situata tra le campagne inglesi, e al padiglione per la Kramlich Collection di media art creato da Herzog & de Meuron.
A condurre il racconto sono due attrici internazionali, Sheila Atim e Gwendoline Christie, ispirate ad eroine di alcuni romanzi e saggi contemporanei, come Staying with the Trouble (2016) di Donna Haraway, Memoirs of a Spacewoman (1962) di Naomi Mitchison e soprattutto Parable of the Sower (1993) di Octavia E. Butler, un romanzo profetico ambientato in una Terra post-apocalittica colpita dal cambiamento climatico. Le due attrici, che vestono i panni di due divinità futuristiche, si muovono e dialogano tra loro su argomenti legati ad una visione del mondo post-antropocentrica, dove il pianeta viene condiviso con altri esseri, offrendo spazio alla rappresentazione di prospettive non legate al genere umano.
Attraverso una riconfigurazione dello spazio delle Fruttiere con dieci schermi e una serie di superfici specchianti per creare una coreografia visiva architettonica, l’installazione invita lo spettatore a riflettere su una serie di temi come la memoria, poesia e immaginazione, che convergono in un atto di resistenza contro la distruzione del pianeta, attraverso una modalità immersiva.

Il progetto è stato promosso dal Comune di Mantova e prodotto da Palazzo Te con il contributo di Regione Lombardia, Fondazione Banca Agricola Mantovana, Fondazione Comunità Mantovana e la galleria Victoria Miro, con la sponsorizzazione di Poste Italiane e BPER Banca, Coldiretti e PlantaRegina. Non solo: prodotta in collaborazione con Rosenkranz Foundation, Canyon, Linda Pace Foundation, Jessica Silverman, Jack Weinbaum Family Foundation, Mellon Fund, e l’University of California, Santa Cruz, l’opera è un’occasione straordinaria per ripensare l’antico in maniera contemporanea, attraverso un linguaggio che porta mitologie e immagini del Rinascimento nell’attualità del Ventunesimo secolo.
Un’operazione ambiziosa e lodevole, ma soprattutto un esempio virtuoso che potrebbe essere replicato da molti tra i maggiori monumenti italiani, per attirare un pubblico più giovane, interessato ad esperienze immersive di grande qualità come questa, e proiettare l’Italia nel futuro in maniera più consapevole.









