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Restituzioni 2025. Tesori d’arte restaurati in mostra al Palazzo delle Esposizioni

Restituzioni 2025. Palazzo delle Esposizioni, Roma Restituzioni 2025. Palazzo delle Esposizioni, Roma
Restituzioni 2025. Palazzo delle Esposizioni, Roma
Restituzioni 2025. Palazzo delle Esposizioni, Roma
Esposti a Roma fino al 18 gennaio gli oggetti restaurati tra il 2022 e il 2025 grazie al programma di Intesa Sanpaolo

Grazie a Restituzioni – programma di restauri di Intesa Sanpaolo nell’ambito di Progetto Cultura, nato nel 1989 per tutelare il patrimonio nazionale in sinergia con lo Stato e giunto alla ventesima edizione, sono stati restaurati negli anni, stante anche l’aumento dell’attenzione nei confronti dell’iniziativa, numerosissimi beni artistici e monumentali: un restauro che rappresenta una rinascita e resurrezione che li ha protetti, fatti conoscere e riconsegnati alla pubblica fruizione. Le opere provenienti da centinaia di musei, collezioni, chiese e siti archeologici di tutte le regioni d’Italia e restituite in 36 anni alla collettività sono più di 2200, tante da costituire un museo ideale di grandi proporzioni con opere dall’antichità ai nostri giorni.

La felice e sinergica collaborazione di Restituzioni rappresenta un fulgido e riuscitissimo esempio di partenariato tra pubblico e privato a beneficio della “tutela del patrimonio storico e artistico della Nazione” vistane la fragilità secondo quanto disposto dall’articolo 9 della Costituzione. Prima di rimandarle alle sedi di provenienza, le opere rinate nel loro splendore sono esposte in una mostra conclusiva che spiega al pubblico il lungo iter con cui sono state salvate.

Quelle restaurate tra il 2022 e il 2025 sono presentate fino al 18 gennaio 2026 nella coinvolgente mostra Restituzioni 2025 – curata da Giorgio Bonsanti, Carla Di Francesco e Carlo Bertelli in qualità di curatore emerito – che si dipana in ampie sale del Palazzo Esposizioni Roma (Via Nazionale 194), edificio che per storia, monumentalità e restauri ha conservato il valore simbolico di unità nazionale per cui è nato nel 1880 e inaugurato nel 1883 su un progetto dal motto Sit quod vis simplex et unum (“sia ciò che vuoi semplice e uno”, nel senso di unitario) dell’architetto Pio Piacentini (Roma 1846-1928).

La costruzione nel 1874 della nuova Stazione Termini (il cui nome deriva dalle vicine Terme di Caracalla) determina la necessità di collegare il moderno con l’antico e con il centro dell’Urbe attraverso Via Nazionale e di dotare Roma di edifici rappresentativi del suo nuovo ruolo di capitale. La nuova sede culturale restaurata e ammodernata nei decenni ha conservato l’aura maestosa per contenuti di eccellenza.

L’esposizione presenta 117 opere delle 128 restaurate appartenenti a 67 enti proprietari, scelte dopo avere invitato più di 50 Soprintendenze, Direzioni Regionali e Musei Autonomi a segnalare quelle compromesse e a condividere le fasi ulteriori del progetto. Tali tesori d’arte, riportati al loro fulgore originario grazie al lavoro di 60 laboratori di restauro e decine di conservation scientist impegnati nella diagnostica, offrono un affascinante viaggio nel tempo attraversando 35 secoli dall’antichità a oggi.

 

Giovanni Bellini, Madonna con il Bambino (Madonna Sorlini), 1470 circa, foto Matteo De Fina
Giovanni Bellini, Madonna con il Bambino (Madonna Sorlini), 1470 circa, foto Matteo De Fina

Mancano 11 lavori non presenti per ragioni di dimensioni, monumentalità e conservazione. Restaurato durante questa edizione di Restituzioni, non c’è il Cavallo colossale di Antonio Canova presente invece nella mostra di Milano, dedicata da Gallerie d’Italia (braccio culturale di Intesa Sanpaolo) all’età napoleonica: ricomposto nella sua maestosa interezza con l’aggiunta di mantello e onori di Napoleone (riportati a nuova vita durante la XIX edizione), rappresenta quasi un ideale trait d’union tra le due esposizioni.

 

Giovanni Francesco Antegnati, Arpicordo (spinetta pentagonale), 1544, foto Alberto Bonza
Giovanni Francesco Antegnati, Arpicordo (spinetta pentagonale), 1544, foto Alberto Bonza

Il percorso espositivo si presenta vario e affascinante con svariati manufatti quali quadri, sculture, disegni, oreficerie, reperti etnografici, tessuti, strumenti musicali, macchinari scientifici storici e con artisti conosciuti e meno noti oltre a intriganti tecniche e metodologie di restauro tali da meritare ciascuna una menzione. Onde evitare un mero elenco, ci si sofferma su quanto è più inconsueto per scoprire e capire il grande valore del passato e avere così più strumenti per vivere con maggior consapevolezza il presente e costruire un futuro positivo. Ciò pur essendo presenti nomi illustri come Giovanni Bellini, Bartolomeo Vivarini, Giulio Romano … fino a Mario Sironi e Pino Pascali…

Raffinato il Mosaico con delfini della Villa della Punta (I sec. d.C.) rinvenuto a Monfalcone (GO) in un contesto residenziale romano posto sul Lacus Timavi, antico e ampio specchio lagunare delimitato da isole con sorgenti termali. Al centro del pavimento spiccano due eleganti delfini affrontati tra un tridente dalle punte in basso. Il mosaico restaurato ritornerà al Museo Archeologico Nazione di Aquileia (UD) dove era stato trasferito dopo il ritrovamento.

Tenerissimo e delicato il bassorilievo di Mino da Fiesole (copioso produttore di immagini mariane con la sua bottega) Madonna con il Bambino e San Giovannino (1465-1470 ca.) di Casa Martelli, rilievo devozionale annerito nel corso dell’Ottocento e a cui i precedenti interventi non erano riusciti come ora a evidenziarne l’armoniosa bellezza.
Prezioso e raro strumento musicale (del tardo Rinascimento) con tastiera, simile a un’arpa disposta orizzontalmente, costruito con sette tipologie di legno, cuoio, panno, ferro e ottone e dalla raffinata decorazione a intaglio, l’Arpicordo (Spinetta pentagonale, 1544), è uno dei pochi firmati da Giovanni Francesco Antegnati, celebre ed eccellente costruttore bresciano. Ampliata successivamente l’estensione musicale dello strumento, questo ritornerà a Milano presso il Museo Teatrale della Scala dove è conservato.
Com’è possibile che ad Agliè, piccolo borgo medievale del Canavese in provincia di Torino si trovino reperti orientali, oggi divenuti oggetto di un accurato restauro?

La risposta sta nel fatto che il locale castello dei Savoia nel 1849 passa al ramo cadetto dei duchi di Genova e nel 1855 Tomaso, secondo duca di Genova, ne entra in possesso. Costui, educato fin da giovanissimo alla vita in marina, nel 1879 al comando della corazzata Vettor Pesani parte per un viaggio in Oriente e riporta in Piemonte tra gli altri un Arco da Samurai con faretra e frecce (XVIII secolo ca.) e una Barca siamese (XIX secolo) in legno dipinto in lacca rossa con parti decorate in foglia d’oro sullo scafo: un’altra storia avvincente che meriterebbe un viaggio dedicato ad Agliè per scoprire altri particolari.

Deliziosa, simpatica e originale scoperta quella della Laufmaschine (macchina per correre, prima metà del XIX secolo) o Draisina (inventata nel 1817 dal barone tedesco Karl Drais da cui deriva il nome) antenata della bicicletta, donata alla “Società Gallaratese per gli Studi Patri” (fondata nel 1896 e il cui museo è inaugurato nel 1926) dal conte Gian Domenico Oltrona Visconti (1919-2000) già Presidente della Società. La Draisina, che si muove attraverso la spinta dei piedi a terra, è più evoluta rispetto al “celerifero parigino” del 1791 per la mobilità della ruota anteriore e ha avuto notevole successo.

 

Restituzioni 2025. Palazzo delle Esposizioni, Roma
Restituzioni 2025. Palazzo delle Esposizioni, Roma

Quella gallaratese, molto curata anche come estetica, attraverso il restauro ha mostrato innovazioni del tutto particolari come l’ingegnoso sistema di regolazione dell’altezza della sella e altre caratteristiche che non sono state notate finché è rimasta nei depositi. Ritornata a Gallarate, sarà un nuovo punto di forza per il Museo.

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