
Pubblico sì, pubblico no? C’è chi alza la posta e chi, come il direttore del Prado, ha dichiarato che i musei non devono sembrare vagoni della metropolitana nell’ora di punta. Ma la guerra dei numeri continua, e la Fondazione Louis Vuitton sbandiera i suoi 1,57 milioni di visitatori nel 2025
David Hockney, Tom Wesselmann e Gerhard Richter: diciamoci la verità, nel 2025 la Fondazione Louis Vuitton di Parigi ha spinto sull’acceleratore. Ed è stata proprio “David Hockney 25”, tenutasi dal 9 aprile al 1° settembre, concepita in stretta collaborazione con l’artista per ripercorrere sette decenni della sua carriera, ad attirare qualcosa come 916.614 visitatori da tutto il mondo, affermandosi come uno degli eventi artistici più significativi dell’anno a Parigi. Su Gerhard Richter, invece, i “numeri” sono in corso fino al prossimo 2 marzo, data di chiusura della mostra cge, in realtà, è un po’ un record. Per la prima volta, infatti, si offre una panoramica completa dell’opera del maestro tedesco, considerato tra i più influenti della sua generazione.
Insomma, se solo alcuni giorni fa Miguel Falomir, direttore del Prado, ha lanciato un monito contro il sovraffollamento dei musei, la Vuitton va controcorrente e non ferma il suo slancio: dal 15 aprile, subito dopo Richter, sarà la volta di “Calder. Rêver en Équilibre”, una grande retrospettiva dedicata ad Alexander Calder in occasione del centenario del suo arrivo in Francia (1926) e del cinquantenario della scomparsa (1976), realizzata con la Calder Foundation di New York, per esplorare tutto il viaggio del grande ideatore dei Mobile.
In autunno, invece, la Fondazione accenderà i riflettori su una figura affascinante e poco nota al grande pubblico: Gustave Fayet (1865-1925), uno dei più straordinari collezionisti d’inizio Novecento. La mostra si svilupperà in due parti, presentando da un lato capolavori di Gauguin, Van Gogh, Cézanne e Redon provenienti dalla sua leggendaria collezione, e dall’altro le sue notevoli creazioni nel campo delle arti decorative.
La domanda dunque è: ce la faranno, in questo 2026, le sale dell’iconico edificio di Frank Gerhy a bissare il milione e mezzo e oltre dell’anno appena trascorso? Visto che da queste parti non si parla di overbooking, staremo a vedere se Fayet e Calder “peseranno” quanto i “pesi massimi” appena passati su questi ring.









