
La Fondazione Musei Civici di Venezia (MUVE), annuncia il oggi il suo programma 2026: un ecosistema culturale vivente, che dalle grandi mostre – da Jenny Saville a Erwin Wurm, sposta la sua attenzione anche alla città metropolitana, con un investimento senza precedenti su Mestre come capitale della produzione artistica attuale
Tra le più significative operazioni del MUVE nell’anno appena iniziato è l’apertura, la prossima primavera, del MUVEC – Casa delle Contemporaneità, al Centro Culturale Candiani di Mestre: non una semplice appendice, ma un vero e proprio nuovo museo civico permanente dedicato all’arte contemporanea, con un percorso di 60 opere di oltre 50 artisti dalle collezioni di Ca’ Pesaro che copre il periodo dal 1948 a oggi. «Il futuro dei nostri musei dipenderà dalla capacità di continuare a tenere aperto un dialogo con il presente, con coraggio e capacità di innovazione», ha dichiarato la presidente Mariacristina Gribaudi, sottolineando come la crescita costante dei pubblici – 2,4 milioni di visitatori nel 2025 – passi anche attraverso questa espansione dello sguardo. Il MUVEC non sarà un’isola, ma il nucleo di un distretto creativo integrato che comprende l’Emeroteca dell’Arte, già attiva come luogo di residenza e scambio per giovani artisti selezionati con Fondazione Bevilacqua La Masa, e il recupero delle Casermette di Forte Marghera.

Il MUVE durante la Biennale
E a proposito di contemporaneo, il calendario espositivo del 2026 sembra confermare l’onda. Si comincia da Ca’ Pesaro – Galleria Internazionale d’Arte Moderna, dove dal 28 marzo al 22 novembre, andrà in scena la prima grande monografica veneziana dedicata a Jenny Saville, una delle voci più potenti e riconosciute della pittura figurativa globale. Un evento attesissimo che ripercorrerà la sua carriera dagli anni Novanta a oggi, includendo anche nuove opere realizzate per l’occasione. Nelle sale dello stesso museo, il pittore della Florida Hernan Bas (1978) creerà un’installazione immersiva con oltre trenta nuove opere per I visitatori (maggio-agosto). Julian Charrière sarà protagonista al Museo Correr con il progetto Dialoghi canoviani. Spiral Economy, un dialogo tra l’artista franco-svizzero e Antonio Canova che svela la poesia della materialità (aprile-novembre).
Al Museo Fortuny, tempio del moderno, la stagione sarà dominata da una vasta retrospettiva, la prima in Italia, dedicata allo scultore austriaco Erwin Wurm (maggio-novembre 2026). Artista celebre per il suo umorismo dissacrante e le sue deformazioni della realtà, Wurm porterà a Venezia un’indagine profonda sul concetto stesso di scultura, mettendo in discussione tempo, massa e superficie. «Vogliamo che i nostri musei siano luoghi aperti, inclusivi, capaci di parlare al presente senza perdere il legame con la propria storia», ha aggiunto Gribaudi, e la scelta di Wurm, maestro nel sovvertire le convenzioni con leggerezza filosofica, sembra perfettamente incarnare questo spirito.
Il MUVE classico
Ma oltre ai Civici “Contemporanei” ci sono anche i MUVE “Classici”, a partire da Palazzo Ducale, che ospiterà una grande mostra dal titolo “Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari” (marzo-settembre) che porterà in laguna oltre 700 reperti, mentre il Museo Correr avvierà il pubblico verso il “Grande Correr” del 2027 con progetti site-specific come quello dell’artista iraniano Bizhan Bassiri. Tuttavia, il segnale più forte arriva dalle isole e dalla terraferma: il Museo del Vetro di Murano completerà l’annessione di un nuovo padiglione di 1300 mq per il Novecento e il contemporaneo, e il Museo di Torcello verrà potenziato come presidio archeologico fondamentale per la storia della laguna. Così, romanticamente, sembra che l’eredità millenaria di Venezia sia tornata a muovesi al servizio della creazione di ciò che ancora non c’è, trovando in Mestre e nei suoi spazi ancora “underground” il laboratorio per la Serenissima dell’arte del domani.









