
Moto Guzzi 175, 1954
stampa serigrafica su carta montata su tela e telaio
100 × 140 cm
Courtesy Gemma De Angelis Testa e TestaperTesta
Credito fotografico: Scansione da fotocolor originale, © Testa per Testa
“Urrà la neve!” è il titolo dell’esposizione in corso al Museo del Novecento che racconta lo sport come laboratorio visivo del maestro della comunicazione italiana
Un corpo che accelera, un segno che si tende, un’immagine che diventa icona. Nel lavoro di Armando Testa lo sport è prima di tutto una forma del pensiero visivo, come dimostra la mostra Urrà la neve! Armando Testa e lo sport, ospitata dal Museo del Novecento di Milano fino al 3 maggio, in occasione dei Giochi Olimpici e Paralimpici di Milano Cortina. Realizzato in collaborazione con Testa per Testa e curato da Gemma De Angelis Testa e Gianfranco Maraniello, il progetto espositivo va ben oltre la celebrazione dell’evento sportivo, proponendo una rilettura puntuale e densissima di una delle esperienze più fertili della comunicazione visiva del Novecento italiano.
Lo sport come forma del pensiero visivo
Sette manifesti e un contributo audiovisivo tracciano oltre trent’anni della produzione di Armando Testa, restituendo la coerenza e la sorprendente duttilità di un linguaggio capace di attraversare pubblicità, arte, design e cinema senza perdere forza concettuale. In Testa, lo sport non è mai semplice soggetto: è piuttosto un dispositivo formale, un campo di prova in cui gesto, velocità e movimento diventano materia visiva pura.

Grand Prix della Pubblicità, 1974/1990
stampa tipografica su carta montata su tela e telaio
100 × 70 cm
Courtesy Gemma De Angelis Testa e TestaperTesta
Credito fotografico: Scansione da fotocolor originale, © Testa per Testa
Un linguaggio che attraversa i media senza perdere forza concettuale
Fin dai primi manifesti degli anni Cinquanta, come Moto Guzzi Lodola Sport 175 (1954), emerge una visione moderna e sintetica del dinamismo: il movimento è ridotto a segno, la velocità a tensione cromatica, il corpo a struttura essenziale. In questi lavori lo sport incarna il mito del progresso, l’ottimismo di una società che rinasce e si riconosce nell’energia collettiva del fare. Non è un caso che Testa vinca nel 1958 il concorso per il manifesto delle Olimpiadi di Roma 1960: la sua capacità di tradurre l’evento in icona era già pienamente matura.
Il mito moderno del movimento e l’energia del progresso
Negli anni Sessanta e Settanta, il linguaggio si fa ancora più radicale. Manifesti come Cervinia, 8° Concorso Ippico Internazionale (1968) o Il Grand Prix della Pubblicità (1974/1990) testimoniano una progressiva riduzione formale, in cui l’immagine domina lo spazio e assorbe in sé corpo, paesaggio e simbolo. Qui lo sport non è più soltanto metafora di velocità o competizione. Diventa forma assoluta, emblema visivo capace di parlare a un pubblico vastissimo senza perdere densità concettuale. È in questa tensione tra comunicazione di massa e rigore formale che Testa supera definitivamente i confini della grafica pubblicitaria.

8° Concorso Ippico Internazionale, 1968
stampa tipografica su carta montata su tela e telaio
140 × 100 cm
Courtesy Gemma De Angelis Testa e TestaperTesta
Credito fotografico: Scansione da fotocolor originale, Digichrome, © Testa per Testa
Quando l’immagine diventa forma assoluta
Le opere più tarde, come Azzurra (1987) e Torino ’90, segnano un ulteriore passaggio: l’immaginario sportivo si trasforma in icona culturale, sedimentandosi nella memoria collettiva. Testa lavora per essenzialità, ma ogni elemento è carico di senso. Le sue immagini non si esauriscono in una fruizione immediata: continuano a generare senso oltre l’impatto iniziale. In un’epoca in cui l’immagine sportiva è spesso ridotta a branding istantaneo e consumo rapido, queste opere mostrano come sintesi e complessità possano ancora coincidere.
Dallo sport all’icona culturale
Accanto ai manifesti, la presenza del celebre carosello Il treno per Saiwa (1966–1969) apre la mostra a una dimensione diversa, filmica e performativa. Corpi umani che si fanno macchina, movimento che diventa coreografia, azione che si trasforma in linguaggio. È qui che la ricerca di Testa sembra dialogare apertamente con le sperimentazioni coeve delle avanguardie, dalle pratiche Fluxus alle riflessioni di John Cage sul tempo, sul ritmo, sull’evento.

Ph. Studio Marco Bertoli Courtesy Testa Per Testa
Il movimento oltre il manifesto: corpo, cinema, azione
In questo continuo slittamento tra progetto, immagine e azione, lo sport si rivela per Testa un vero laboratorio di forme e di idee. Non una parentesi tematica, ma un territorio privilegiato in cui osservare i cambiamenti culturali e sociali del suo tempo, traducendoli in un alfabeto visivo universale, fatto di ironia, rigore e intuizione.
Lo sport come laboratorio di visioni
Urrà la neve! Armando Testa e lo sport è una mostra misurata ma potentissima, che conferma come l’opera di Testa continui a parlare al presente. In un’epoca dominata dall’eccesso di immagini, la sua lezione di essenzialità e precisione non appare soltanto attuale, ma necessaria.









