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L’inizio di tutto. Paul Cézanne alla Fondation Beyeler

Cézanne, Fondation Beyeler, Riehen Cézanne, Fondation Beyeler, Riehen
Cézanne, Fondation Beyeler, Riehen
Cézanne, Fondation Beyeler, Riehen
L’esposizione della Beyeler riunisce circa ottanta opere concentrandosi sull’ultima e più innovativa fase della produzione di Cézanne

Nel momento di passaggio che precede l’apertura al pubblico, quando le sale sono ancora attraversate solo da curatori, restauratori e studiosi, la Fondation Beyeler inaugura una delle operazioni espositive più ambiziose della sua storia recente: la più grande antologica europea dedicata a Paul Cézanne (1839–1906). La mostra arriva mentre si chiude il capitolo della grande retrospettiva di Yayoi Kusama, segnando un cambio netto di registro e di tempo storico. Se Kusama ha incarnato l’ossessione contemporanea per l’infinito e la ripetizione, Cézanne riporta lo sguardo alle fondamenta stesse della pittura moderna.

Per la prima volta, la Fondation Beyeler dedica una mostra monografica a un artista che rappresenta uno dei pilastri della propria collezione e dell’intera genealogia dell’arte del XX secolo. Non a caso Pablo Picasso lo definì “il padre di tutti noi”: una formula spesso citata, ma che qui trova piena conferma visiva e concettuale. L’esposizione riunisce circa ottanta opere – 58 dipinti a olio e 21 acquarelli – concentrandosi sull’ultima e più innovativa fase della produzione di Cézanne, quella in cui l’artista, ormai emancipato dall’Impressionismo, riformula radicalmente il linguaggio pittorico.

 

Cézanne, Fondation Beyeler, Riehen
Cézanne, Fondation Beyeler, Riehen

Uno degli aspetti più rilevanti del progetto è la qualità e la provenienza delle opere. Un numero significativo di dipinti proviene da collezioni private, alcune delle quali raramente accessibili al pubblico, rendendo questa mostra un’occasione irripetibile anche per studiosi e specialisti. A ciò si aggiunge un dato tutt’altro che secondario: circa la metà dei dipinti esposti appartiene alla collezione Beyeler, sottolineando il rapporto strutturale tra il museo e Cézanne, non come semplice autore “canonico”, ma come figura centrale nella costruzione di una visione moderna dell’arte.

Il processo del vedere

Il percorso espositivo prende avvio dalla metà degli anni Ottanta dell’Ottocento, momento in cui Cézanne ha già definito i principi della propria ricerca. La sua pittura si allontana definitivamente dalla resa impressionistica dell’istante per concentrarsi su una questione più profonda: come restituire sulla tela il modo in cui il mondo viene realmente percepito. Non si tratta più di imitare la natura, ma di costruire un’immagine che renda visibile il processo stesso del vedere. La prospettiva centrale viene progressivamente abbandonata; la forma nasce dal colore; la superficie pittorica diventa un campo di tensioni tra stabilità e instabilità. In questo senso, i paesaggi della Provenza non sono semplici vedute, ma veri e propri dispositivi di sperimentazione.

 

Cézanne, Fondation Beyeler, Riehen
Cézanne, Fondation Beyeler, Riehen

Le opere dedicate all’Estaque, realizzate a partire dagli anni Settanta dell’Ottocento, segnano una svolta decisiva: le case, il mare e le colline vengono ridotti a volumi compatti, articolati attraverso campiture cromatiche che anticipano una concezione strutturale dello spazio. L’Estaque diventa così uno dei primi luoghi in cui Cézanne elabora quella pittura “costruttiva” che influenzerà profondamente le avanguardie del Novecento.

Fulcro concettuale e visivo della mostra è la Montagna Sainte-Victoire, soggetto che accompagna Cézanne per oltre vent’anni. In mostra sono riunite nove vedute, tra dipinti a olio e acquarelli, che permettono di osservare la coerenza e al tempo stesso la varietà del suo approccio. La montagna non è mai rappresentata come un’icona immutabile, ma come un organismo in continuo mutamento, attraversato dalla luce e dal tempo. Attraverso le celebri taches colorées, Cézanne cerca di conciliare la solidità della forma con la fugacità della percezione, ponendo le basi per una nuova concezione dello spazio pittorico che sarà determinante per Picasso, Braque e l’elaborazione del Cubismo.

Concezione moderna della forma

Accanto al paesaggio, la mostra dedica ampio spazio ai bagnanti, uno dei temi più complessi e radicali dell’artista. Qui il corpo umano perde ogni connotazione idealizzante e si fonde con l’ambiente naturale. Le figure sembrano crescere dalla terra, seguire il ritmo degli alberi, dissolversi nello spazio circostante. In opere come Baigneuses (1900–1906), presentata in questa occasione in una versione mai esposta pubblicamente, Cézanne riesce a tenere insieme la tradizione del nudo classico e una concezione moderna della forma, in cui figura e paesaggio diventano elementi di un unico sistema visivo. Le nature morte rappresentano un altro asse fondamentale del percorso.

 

Cézanne, Fondation Beyeler, Riehen
Cézanne, Fondation Beyeler, Riehen

Mele, pere, brocche, tovaglie e caraffe diventano strumenti per indagare equilibrio, peso e volume. Lungi dall’essere semplici esercizi di stile, queste composizioni rivelano l’ambizione di Cézanne di costruire un ordine stabile e quasi atemporale. Anche il motivo del teschio, presente in mostra, si inserisce in questa ricerca: non come citazione simbolica della vanitas, ma come forma concentrata, carica di densità materica ed esistenziale. Particolarmente significativa è la scelta curatoriale di valorizzare le opere apparentemente incompiute. Le parti di tela lasciate scoperte, le pennellate interrotte, non sono segni di un lavoro non finito, ma espressioni consapevoli di una pittura che rifiuta la chiusura definitiva.

Cézanne apre il quadro, lascia visibile la sua costruzione, invitando lo spettatore a partecipare attivamente al processo percettivo. Il percorso si conclude con uno sguardo contemporaneo: un atelier didattico dedicato alla tecnica dell’acquarello e la presentazione in prima mondiale del film Cezanne on Art (2025) di Albert Oehlen e Oliver Hirschbiegel, girato nei luoghi simbolo della pittura cezanniana, dalla Montagna Sainte-Victoire alle cave di Bibémus.

Questa mostra non si limita a celebrare un maestro canonizzato. Alla Fondation Beyeler, Cézanne emerge come una figura ancora profondamente attuale: non il punto d’arrivo della storia dell’arte, ma il suo snodo decisivo. Un artista che ha insegnato a guardare, e che continua, oggi più che mai, a interrogare il nostro modo di vedere.

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