29 Settembre 2026 22:25

Biennale di Venezia senza italiani. Le opinioni di Repetto, De Grandi, Abbondio

Paolo Repetto, Francesco De Grandi e Giampaolo Abbondio
Paolo Repetto, Francesco De Grandi e Giampaolo Abbondio
Perché non ci sono artisti italiani alla Biennale Arte 2026? È la domanda che i professionisti del settore si pongono in queste ore. E noi abbiamo chiesto ad alcuni di loro una riflessione. In questo appuntamento ci rispondono Paolo Repetto, Francesco De Grandi e Giampaolo Abbondio

Dopo la presentazione della 61. Mostra Internazionale d’Arte di Venezia e dell’elenco dei 111 artisti selezionati dalla curatrice Koyo Kouoh per il suo progetto In Minor Keys, ha suscitato non poco clamore nel sistema dell’arte nazionale la totale assenza di nomi italiani. Abbiamo chiesto un’opinione a riguardo all’intellettuale, saggista e curatore Paolo Repetto, all’artista Francesco De Grandi e al gallerista Giampaolo Abbondio.

Paolo Repetto
Paolo Repetto
Paolo Repetto

Da parte della curatrice e il suo team è una scelta oggettivamente sbagliata e ingiusta. La Biennale di Venezia, essendo una importante istituzione culturale italiana, tra le poche molto note all’estero, non può manifestarsi senza almeno una piccola rappresentanza autoctona. Sulla scelta del tema o dei temi è giusto avere carta bianca, ma sull’equilibrio delle parti no. In più occorre considerare che non solo tra i “giovani” ma anche tra gli storicizzati abbiamo diversi artisti viventi straordinari, come Calzolari, Paolini, Pistoletto, e altri. Di fondo, come è già successo per altre edizioni con altri curatori – tra le più insensate “l’edizione dei mille” del 2011 – sono scelte dettate da semplice provocazione, in modo che se ne parli e tanto. Oggi, non solo nell’arte visiva, ma anche nella musica – penso a un baraccone di pura pubblicità e scarsissima qualità come Sanremo – a discapito della musica classica contemporanea, si stanno commettendo enormi ingiustizie con grandi squilibri. A fronte di questo vasto inquinamento, visivo e acustico, rimane un’unica certezza: veritas filia temporis, la verità è figlia del tempo.

Francesco De Grandi
Francesco De Grandi
Francesco De Grandi

Mi stupisce il fatto che il team di curatori non sia riuscito a trovare in Italia un artista che risponda alle esigenze curatoriali e di indirizzo di questa Biennale. Nessuno in Italia negli ultimi cinquant’anni sembra aver lavorato in chiave minore, nessuna isola, nessun sud del mondo. Menomale che c’è Chiara Camoni…

Giampaolo Abbondio
Giampaolo Abbondio
Giampaolo Abbondio

Ho aperto la galleria nel 2001, quell’anno la Biennale fu curata da Harald Szeemann che fu l’ultimo curatore a prendersi la briga di fare un giro di gallerie in Italia. Quando Pietrangelo Buttafuoco ha annunciato la direzione di Koyo Kouoh sapeva perfettamente il progetto che avrebbe presentato, quindi la sorpresa è una “non notizia”. Dall’altra parte, esiste un sistema arte italiano che è fallimentare, in cui non viene fatto niente per promuovere la diffusione e la conoscenza del lavoro dei nostri artisti, addirittura nella selezione delle Fiere i comitati sono punitivi nei confronti di chi propone arte italiana. Quindi perché sorprendersi del fatto che siamo diventati irrilevanti?

Leggi l’inchiesta “Biennale di Venezia senza italiani” su ArtsLife

1 – Umberto Croppi, Alessandra Mammì e Daniele Capra
2 – Bianco Valente, Alberto Dambruoso e Ludovico Pratesi
3 – Lorenzo Canova, Loredana Longo, Davide Rondoni
4 – Andrea Bruciati, Francesca Pasini, Fabio Cavallucci