29 Settembre 2026 01:08

La svolta. La buona occasione di Paola Capata nel mondo dell’arte

Paola Capata. Photo courtesy: © Perottino-Piva-Castellano-Peirone/ Artissima
Paola Capata. Photo courtesy: © Perottino-Piva-Castellano-Peirone/ Artissima
Un incarico, una mostra, una collaborazione. Oppure l’essersi trovati al posto giusto nel momento giusto, un incontro, un invito, una conversazione. Con il format “La svolta” chiediamo ai protagonisti del sistema dell’arte di raccontarci quando e come è partito tutto. In questo quindicesimo appuntamento ci risponde Paola Capata, fondatrice e direttrice della galleria Monitor

Perseveranza, studio, coraggio, creatività e probabilmente anche un po’ di follia. Il mondo dell’arte, e soprattutto il suo sistema, è fatto di meccanismi spesso intricati. Una montagna russa affascinante dagli equilibri sempre in costante mutamento. Eppure, guardando alle carriere di chi del mondo dell’arte è protagonista, non pensiamo che artisti, curatori, direttori di fiere e di musei, esperti in comunicazione, critici e giornalisti, abbiano iniziato anche loro a muovere i primi passi, a maturare esperienze su esperienze, fino a quando è arrivato quel momento in cui hanno pensato: “questa è la mia volta buona”. Ed è quello che abbiamo deciso di farci raccontare, ponendo loro questa domanda: qual è stato il momento che ha segnato la svolta nella tua carriera?

Ci risponde Paola Capata, fondatrice e direttrice della galleria Monitor con sedi a Roma, Lisbona e Pereto.

Era molto freddo quel pomeriggio. Forse era novembre. Anzi, era sicuramente novembre perché avevo compiuto gli anni qualche giorno prima. Ventisei per l’esattezza. Ero a Siena, a Palazzo delle Papesse, a svolgere uno stage sotto la direzione di Sergio Risaliti. Ricordo ancora cosa mi si chiese quando arrivai: “sai guidare la macchina?”. Avrei guidato molto, durante quello stage e tutt’ora guido tantissimo, ma quella è un’altra storia.

Dicevo, faceva freddo quel pomeriggio e noi eravamo sull’altana di Palazzo delle Papesse, dove si dominava tutta la città. Io avevo passato le giornate precedenti ad assistere ai conditional report per alcune opere che erano appena arrivate. Avevo incollato mattonelle, recuperato grandi bidoni di olio industriali vuoti da un contadino, e mi ero persa più volte nella splendida campagna toscana guidando una macchina piena di biglietti della metropolitana di Parigi alla ricerca di luoghi ameni per commissioni da sbrigare.

Sull’altana c’erano decine e decine di casse d’acqua Evian. Si doveva realizzare una fontana per Rob Pruitt. Bisognava spostare queste elegantissime confezioni – l’acqua Evian non mi è mai piaciuta ma il packaging è sempre stato molto bello – e posizionarle circolarmente seguendo il disegno dell’artista. Era arrivato anche un giovanissimo Franco Noero che con attenzione e serietà lavorava con noi al posizionamento delle casse. A un certo punto, alza gli occhi e mi chiede: “ma tu cosa vuoi fare in futuro?”. Non ricordo cosa farfugliai, probabilmente qualcosa di vago e confuso. Ma la risposta ce l’avevo, eccome. Più o meno era: esattamente quello che stai facendo tu.

Leggi “La svolta” su ArtsLife

1 – Massimo Minini
2 – Masbedo
3 – Adelaide Corbetta
4 – Fabio Cavallucci
5 – Silvia Giambrone
6 – Davide Ferri
7 – Gian Maria Tosatti
8 – Sarah Cosulich
9 – Alberto Dambruoso
10 – Fabio Sargentini
11 – Raffaella Cortese
12 – Nicola Ricciardi
13 – Paola Manfredi
14 – Maria Cristina Didero