18 Settembre 2026 21:12

Un genio da Anversa. Anton Van Dyck a Genova

Anton van Dyck, Le tre età dell’uomo come vanitas, inv. A-288, 1625 – 1627, olio su tela, 115,5 × 167,7 cm; Musei Civici di Vicenza
Anton van Dyck, Le tre età dell’uomo come vanitas, inv. A-288, 1625 – 1627, olio su tela, 115,5 × 167,7 cm; Musei Civici di Vicenza
Racconta i viaggi e i soggiorni nelle città europee di Van Dyck la mostra in corso fino al 19 luglio a Palazzo Ducale

Che Anton Van Dyck sia un genio è indubbio, con un’attività frenetica lungo trent’anni, dai dieci ai quarantadue, quando muore il 9 dicembre 1641 a Londra, con due figlie, una di dieci anni e l’altra di otto giorni. E che sia stato un enfant prodige è altrettanto vero. Nato ad Anversa nel 1599, rampollo di un’agiata famiglia di mercanti di seta, orfano di madre morta al dodicesimo parto, Van Dyck impara molto presto il mestiere di pittore. Nel 1614-1615, a quindici anni, dipinge il suo primo autoritratto (Vienna), un capolavoro di freschezza, che adesso accoglie i visitatori.

Un altro Autoritratto (Anversa), nel 1616-1617 lo presenta più grande, serio e consapevole, bello ed elegante. Discepolo di Rubens, che in una lettera del 28 aprile 1618 lo definisce il suo migliore allievo («meglior mio discepolo»), il 18 ottobre 1617, a diciotto anni, il giovane van Dyck risulta iscritto alla Gilda dei pittori di Anversa, con una sua bottega come maestro indipendente. Comincia una carriera che lo porta in tutta Europa.

Anton van Dyck, Autoritratto, inv. RH.S.216, 1615 – 1617, olio su tavola, 36,5 × 25,8 cm; Rubenshuis, Città di Anversa
Anton van Dyck, Autoritratto, inv. RH.S.216, 1615 – 1617, olio su tavola, 36,5 × 25,8 cm; Rubenshuis, Città di Anversa
Soggiorno italiano

La mostra, che segue quelle di Genova nel 1997, di Anversa nel 1999 e di Milano nel 2004, ripercorre la serie di viaggi e relative tappe della carriera del pittore attraverso una sessantina di opere, giunte da musei e collezioni europee. Curata da Anna Orlando e da Katlijne Van der Stighelen, presenta dipinti di diversi periodi dell’attività del pittore, in sezioni tematiche (rapporto con Rubens, ritratti di personaggi in armi, la famiglia, l’arte sacra, la tecnica), per sottolineare l’evoluzione stilistica e la capacità di Van Dyck di assorbire motivi dai diversi ambienti. Il catalogo (Allemandi; Hannibal Books, inglese) procede invece in ordine cronologico.

Tra le novità c’è la rivista cronologia del soggiorno italiano, notoriamente dal 1621 al 1627, ma con partenza da Londra e non da Anversa, e precisata nei giorni e negli anni con nuove ricerche. Una cronologia che informa di ogni spostamento di Van Dyck, dalla natia Anversa, dove il pittore vede la luce il 22 marzo 1599 a Londra dall’ottobre 1620 al febbraio 1621, da Londra a Roma dal marzo 1621 al settembre 1622, da cui si sposta verso le maggiori città italiane del centro e del sud (Ancona, Firenze, Parma, Reggio Emilia, Mantova, Venezia, Padova, Milano, Torino, Genova, Napoli, Palermo), facendo esperienze, per tornare in patria nel giugno-luglio 1627.

Anton van Dyck, Ritratto di Alessandro, Vincenzo e Francesco Maria Giustiniani Longo (), inv. NG 6502, 1626 – 1627 ca., olio su tela, 219 × 151 cm; ©The National Gallery, London
Anton van Dyck, Ritratto di Alessandro, Vincenzo e Francesco Maria Giustiniani Longo (), inv. NG 6502, 1626 – 1627 ca., olio su tela, 219 × 151 cm; ©The National Gallery, London
Forza giovanile

Tra il 1618 e il 1620, ancora in patria, il giovane Van Dyck realizza, probabilmente nello studio di Rubens, alcune serie del Cristo e dodici apostoli, un soggetto allora fortunato, testimoniato da un Cristo portacroce del genovese Palazzo Rosso, del 1620 circa. Il modello è la figura umana, creata con una pittura sciolta, pastosa, sensuale, ispirata al maestro, ma forse più intensa nella sofferenza. Di questi anni l618-1620, di brillante esordio, sono esposti vari esempi, dal Matrimonio mistico di santa Caterina, proveniente dal Prado di Madrid al Sansone e Dalila della Dulwich Picture Gallery di Londra, dal Martirio di san Sebastiano di Edimburgo, a vari studi di uomini barbati o nudi, in cui la fonte di ispirazione è Rubens, ma vissuto con una larghezza, baldanza, forza giovanile tipica già di Van Dyck.

Nel Sileno ebbro di Dresda la sensualità è più sottile e raffinata rispetto agli analoghi soggetti di Rubens e della bottega. Affascinante il Ritratto di famiglia, forse Cornelis de Vos, la moglie Susanna Cock e i due figli maggiori Magdalena e Jan-Baptist di Lisbona del 1619-1620 circa, fatto con una pennellata corposa e attenzione al reale.

Anton van Dyck, Ritratto di una nobildonna genovese, Luigia Cattaneo Gentile, inv. MBA200, 1623 ca., olio su tela, 147 × 112 cm; Strasburgo, Musée des Beaux-Arts
Anton van Dyck, Ritratto di una nobildonna genovese, Luigia Cattaneo Gentile, inv. MBA200, 1623 ca., olio su tela, 147 × 112 cm; Strasburgo, Musée des Beaux-Arts
A Roma

Pur molto giovane Van Dyck è già pronto per il viaggio londinese dall’ottobre 1620 al marzo 1621. Da Londra all’Italia, forse con un veloce passaggio ad Anversa, giunge a Roma come prima tappa, capitale che in quegli anni attirava artisti da tutta Europa. Van Dyck vi arriva nella primavera del 1621, con l’appoggio di Carlo I, re di Inghilterra e di alcuni nobili inglesi, e si ferma sino al 1622. Roma è per il pittore una vera palestra di studio: nel suo Taccuino italiano le decine di schizzi di capolavori italiani rivelano i suoi interessi ed itinerari, da Guercino a Tiziano, da Raffaello ad Annibale Carracci ad altri. Van Dyck non solo conosce artisti, ma famiglie di importanti committenti italiani e forestieri, visita i palazzi.

Nella città eterna si ferma due anni per spostarsi poi in altre città del centro e nord Italia, sino a Torino da cui giunge a Genova per un primo soggiorno dal 1623 al 1624. Sotto il suo pennello passano nobili, nobildonne, cavalieri. A testimoniarlo spiccano ritratti come un Giovane generale in armatura del 1622-1625, giunto da Vienna, tutto luccicante nella sua armatura dorata, ma con un viso vero, o il suggestivo Ritratto di Luigia Cattaneo Gentile (?) del 1623 circa, del Musée des Beaux -Arts di Strasburgo, in origine a Genova. E ancora vari ritratti e studi di dame genovesi, rappresentanti di una società emergente insieme a mariti e figli. Ritratti di colleghi artisti come il famoso Ritratto di Lucas e Cornelis de Wael, forse del 1625, giunto da Roma (Musei Capitolini).

Anton van Dyck, Studio per il ritratto di una donna genovese, 1623 – 1624, olio su carta applicata su tavola, 33 × 27 cm; collezione privata europea
Anton van Dyck, Studio per il ritratto di una donna genovese, 1623 – 1624, olio su carta applicata su tavola, 33 × 27 cm; collezione privata europea
A Genova

Van Dyck rimane a Genova dall’inizio del 1623 fino al maggio del 1624, per tornarvi alla fine del 1625 o all’inizio del 1626, dopo un soggiorno a Palermo, e alcune probabili visite a Napoli e a Roma. Genova era una importante città commerciale, con colonie di pittori fiamminghi e stretti legami con Anversa. Anche nel secondo round Van Dyck lascia capolavori, studiati con finezza nella psicologia come il Ritratto di Alessandro, Vincenzo e Francesco Maria Giustiniani Longo, bambini, del 1626-1627 circa, della National Gallery di Londra o come Ritratto di Maria Chiavari Durazzo (?) del 1626-1627 circa (Roma, collezione Odescalchi)

Da Genova a Palermo dove Van Dyck arriva nel maggio 1624 e si ferma sino all’agosto 1625 in una città che sarebbe stata presto invasa dalla peste. Ormai affermato come miglior ritrattista europeo, era stato invitato dal viceré Emanuele Filiberto di Savoia alla corte palermitana, per affermare con la pittura il prestigio della dinastia spagnola. Il pittore che il 12 luglio 1624 incontra l’anziana pittrice Sofonisba Anguissola lascia tre famosi ritratti, quello di Emanuele Filiberto di Savoia, quello di Desiderio Segno e della celebre donna artista.