
Curatori ed artisti, alcuni sotto la sigla Anga (Are Not Genocide Alliance), chiedono alla Biennale l’esclusione di Israele e USA dall’edizione 2026
ah! ça ira, ça ira!
colui che s’innalza abbassato sarà,
colui che s’abbassa innalzato sarà…
La questione Biennale si complica e si amplia fino a toccare temi molto sensibili quali la libertà di espressione ed i rapporti tra potere e indipendente manifestazione di pensiero. A prima vista la risposta appare semplice, liberi tutti e il pubblico deciderà cosa vedere e come giudicare. Il mondo però è molto più complesso e diversi fattori contribuiscono a renderlo tale. Innanzitutto la geopolitica, e di questi tempi a maggior ragione, detta le sue regole e la ragion di stato tende ad imporsi, stilando una lista di buoni e cattivi.
E qui già si aprono controversie: chi decide la lista e perché, seguendo i medesimi criteri, comprende l’uno ed esclude tal altro? E ancora possono, e fino a che punto, lo Stato e organizzazioni sovranazionali interferire sulle partecipazioni nazionali alla kermesse culturale che oltretutto è un ente di diritto privato? Naturalmente si può eccepire che gli artisti che rappresentano nazioni nella black list non siano liberi o addirittura complici propalatori di propaganda. Certo, ma altrettanto si può dire dei partecipanti della white list.
Sospendendo per ora il tema della censura all’interno degli stati, si ritorna dunque alla casella di partenza, luogo dove l’artsystem detta le sue pazze leggi che tutte le contraddizioni contiene. Tutto ha avuto inizio, come già sapete, con il Russiangate, che, oltre le varie ed avariate ricadute di politica interna, ha dato la stura al W.I.T. (Woke International Thinking). Tempo di un batter di ciglia e una pletora di curatori ed artisti, alcuni riuniti sotto la sigla Anga (Are Not Genocide Alliance), hanno chiesto l’esclusione di Israele dall’edizione 2026 e di striscio pure dell’Italia in quanto fornitrice di armi ad Israele. Ovviamente, con l’allargarsi della protesta, la mannaia non poteva non colpire pure gli USA, colpevoli di default.
Contraddizioni e paradossi
Più passa il tempo e più l’affare si ingarbuglia. Emblematico il caso Gabrielle Goliath, artista sudafricana censurata in patria per il video Elegy dedicato ad una poetessa palestinese vittima di un bombardamento israeliano, ritenuto dal governo sudafricano inadatto a rappresentare il paese per opportunità politiche in un momento così delicato. L’artista non si arrende, ricorre in tribunale e perde ma sarà comunque presente a Venezia nella Chiesa di Sant’Antonin vincendo il biglietto di artista censurata, sicuro viatico per il successo. Buffo che sia ancora Goliath a voler abbattere Davide, vabbè….

Tornando alla Biennale, divenuta la cartina di tornasole di tutte le contraddizioni e i paradossi del disgraziato occidente nostro, non possiamo fare a meno di ricordare che i sacerdoti del credo cancel&woke culture sono gli stessi che nelle blasonate università e istituzione culturali ‘mericane non hanno esitato ad espungere interi capitoli della letteratura e della storia in quanto non aderenti alla religione neo pagana che vede l’uomo bianco come imputato, fedeli alla lettura delle umane vicende in una logica binaria vittima-carnefice.
Tutto questo per dire che ora la faccenda si fa, se mai possibile, ancora più aggrovigliata. Già, perché di fatto, l’artsystem è completamente aderente a questa modalità di pensiero e non esiste una cultura dissidente come ai tempi dell’URSS e i paesi del Patto di Varsavia.
L’air du temp
Del resto, anche allora i nostri rivoltosi stavano dalla parte sbagliata della storia. Ora è tutto lì, in “bella” vista, non esiste il sottosopra e sono anni che la Biennale, in quanto istituzione, vellica il pelo alla Bestia, con la sola eccezione dell’edizione del 1995 diretta da Jean Clair. Dunque non c’è da stupirsi visto che il René Guénon della laguna ha affidato le chiavi di casa direttamente agli adoratori del Mango Tree. Niente da fare, è l’air du temp, l’Home Révolté ha preso il comando, ne vedremo delle belle.

Ritiriamo tutte le partecipazioni, lasciamoli soli i censori, in compagnia dei loro amici del burqua e dell’odio anticristiano e antioccidentale. Che si fottano. Lasciamo le avanguardie chic giocare ai giardinetti di Venezia con quelli che saranno i loro carnefici. Un vecchio adagio recita “troverai sempre uno più puro che ti epurerà”.
Altezzosi saluti
L.d.R.



