16 Settembre 2026 13:07

Anticolonialismo, prospettive periferiche. In margine alla Biennale 2026

Anticolonialismo, prospettive periferiche, public program del Padiglione della Guinea Equatoriale
Anticolonialismo, prospettive periferiche, public program del Padiglione della Guinea Equatoriale
Testo della Lectio Magistralis tenuta da Massimo Mazzone nel contesto del public program del Padiglione della Guinea Equatoriale

Questa conferenza cerca di dare un contributo all’idea originale di Koyo Kouoh, In Minor Keys, tratta materiali a stampa, video, foto, documenti e reperti storici, il tutto sviluppando una radicale visione sociale e politica anticolonialista, antimilitarista, che vuole allo stesso tempo essere concettuale e divulgativa. I materiali infatti sono eterogenei, se da un lato abbiamo documenti storici, ricordi familiari, libri e riviste antiche e moderne, cimeli, cose su opere d’arte, monumenti e architetture iconiche, analisi urbanistiche su periferie esistenziali e costruite, il tutto illustrato per offrire molteplici punti di vista e interpretazione dei materiali esposti.

Il sottotitolo italiani brava gente? Avrebbe anche potuto essere colonie, province periferie, per fotografare una situazione culturale che mette le produzioni di ricerca in Italia e in generale nel Nord del mondo, fuori da una presunta egemonia culturale e ci pone come corresponsabili del colonialismo occidentale eurocentrico situando noi tutti in definitiva, in posizioni abbastanza marginali relegati a seguire o il mainstream generalista che spetta ai colonizzati, ossia ripetitori o al massimo amplificatori di dibattiti decisi altrove, o in una posizione da ‘novelli strapaese’, rivendicando in maniera provinciale le ‘produzioni nazionali e/o locali’, con il risultato di ritrovarci tutti alla periferia non solo esistenziale o geografica del dibattito internazionale.

Da qui l’importanza di seguire l’ispirazione ideale della compianta curatrice della Biennale 2026 e di farlo in un padiglione nazionale africano, quello della Guinea Equatoriale per la prima volta presente in Biennale. Italiani brava gente? Deriva da una azione performativa della nostra compagna e amica Elisa Franzoi, realizzato al Macao di Milano in occasione di eXplOit (catalogo edito da bordeaux), che ha rappresentato un anti Expo, dove centinaia di aeroplanini bombardavano la sala centrale, ricordando le origini italiane dei bombardamenti aerei sui civili…

Possiamo tutti constatare che a fronte di un immenso patrimonio ereditato dal passato da quello paesaggistico, archeologico, fino alla modernità, le produzioni contemporanee risultano quasi irrilevanti, basti pensare agli esigui finanziamenti che ricevono i Musei Nazionali d’Arte Contemporanea. Non solo, come osserva spesso nei suoi scritti Franco Berardi, se il fascismo storico ha cantato in alcuni momenti ‘giovinezza’ e ‘faccetta nera’, e ha celebrato la gioventù, il neofascismo odierno, marcatamente neoliberista, dal convegno del Parco dei Principi del 1965 in avanti, si rivela come una gerontocrazia sdraiata su posizioni atlantiste radicali, stragiste, golpiste, genocide, neocolonialiste, che partoriscono oggi una necropolitica irrimediabilmente razzista, miope, collusa con ogni forma di adorazione del potere fine a se stesso.

Anticolonialismo, prospettive periferiche
Anticolonialismo, prospettive periferiche
Attualità

Qualche anno fa, il padiglione Serbia ex Jugoslavia mostrava un piccolo capolavoro di Ivan Grubanov, 56. Biennale di Venezia, 2015, con UNITED DEAD NATIONS, un’installazione che riprendendo lo storicizzato utilizzo di Bandiere da parte di innumerevoli artisti, Jasper Johns, Mario Ceroli, Andy Warhol, Santiago Sierra, Laura Cazzaniga, Mark Napier, Alighieri Boetti, Claude Laveque, Sam Durant, Elisa Franzoi, Escuela Moderna, Salvatore Vendittelli, e moltissimi altri, dimostrano come i padiglioni nazionali, che se da una certa prospettiva anticoloniale dovrebbe essere chiusi quasi tutti, o che da una prospettiva diversa abbracciare l’idea di fare dell’arte un ponte e non un muro dovrebbero essere sempre tutti ammessi, ad oggi, restano spazi ‘liberi’ dipendenti da scelte di governi nazionali ma spesso immuni a influenze di mercato.

Questo, tanto per dichiarare la mia personale posizione su polemiche che non fanno onore ai detrattori della Biennale, Ente importante da solo come un ministero, che grazie a Baratta soprattutto e ai suoi eredi, nelle varie funzioni, Andrea Del Mercato, Roberto Cicutto etc. Che hanno dimostrato che nel corso di decenni la Biennale ha saputo rinnovarsi, neanche troppo lentamente, rispetto a mode e opinioni passeggere sapendo tenere in conto il proprio ruolo. Ma non fanno onore a una analisi seria.

Comunque vale la pena ricordare che Venezia in arabo si dice: البندقية – al bunduqiyya, che tradotto in italiano significa “fucile”. Pare proprio essere un’attitudine nostrana ben radicata nel tempo, quella di vendere armi. Ogni riferimento a Leonardo, che per me resta in primo luogo un genio rinascimentale, o alle recenti inchieste tv di REPORT, o alle posizioni ben note di Minniti, va da sé che fabbrichiamo e vendiamo armi da secoli, sempre prodotte nel Nord Italia.

Come Escuela Moderna Ateneo Libertario del Raval, un circolo anarchico che non rappresento in questa sede africana, devo riconoscere che affidare lo scorso anno il padiglione Russia a noi è stato un gesto coraggioso, con Nicoletta Braga, Zhenru Liang e Francesco Apuzzo di Raumlaborberlin Leone d’oro Architettura, come anche ospitarci in Parco Aperto Mestre in un progetto pilota denominato Ecologia(A) Sociale con evidente riferimento al Rojava e al Confederalismo Democratico derivante da Murray Bookchin, un modello politico e sociale non statuale, sviluppato poi da Abdullah Öcalan, basato su democrazia diretta, ecologia e liberazione delle donne.

 

Anticolonialismo, prospettive periferiche, public program del Padiglione della Guinea Equatoriale
Anticolonialismo, prospettive periferiche, public program del Padiglione della Guinea Equatoriale

Alternativo allo Stato-nazione, promuove l’autodeterminazione locale attraverso assemblee e consigli locali, piuttosto che ancora più dichiaratamente in ‘influenze libertarie nelle arti’ che ha visto tra i tanti Saburo Teshigawara Leone d’oro Danza in Biennale, o ‘abiti lavoro’ poesia operaia della Beat generation italiana con Ferruccio Brugnaro, Sandro Sardella, Paola Brolati etc. Ma anche sui musei con David Liver e Vicente Todolí, con il rappresentare Spagna o Venezuela senza essere spagnoli o venezuelani, consiglierei o di occupare tutto o aprire tutto, chiudere solo a uno sì perché colonialista significa chiudere definitivamente un ponte culturale che non riguarda i popoli ma solo i governi.

Alla defunta curatrice, prima donna africana in questo punto chiave, alcuni rimproverano di essere appartenente ad una Upper Class di sfruttatori capitalisti, africani di origine ma formati dal capitalismo, di essere falsi nel sentimento e opportunisti. A parte che parlare male dei morti fa sempre schifo, non credo che questi discorsi vadano oltre una rabbia anche comprensibile ma assai poco lungimirante e conscia della complessità che ci attraversa. Con questo spero di aver dato il mio microscopico contributo rispetto alle polemiche in atto ancora adesso.

Colonialismo/anticolonialismo/neocolonialismo

Viviamo in un grande inganno, la propaganda fascista nel corso del Ventennio del secolo scorso è riuscita a inventare una linea di discendenza tra i fasti dell’antica Roma e la spregevole dittatura. Il saluto romano che vediamo nei film in costume hollywoodiani è frutto di questo inganno propagandistico. Mutuato dal celebre dipinto di J. L. David, il giuramento degli Orazi (1784), dipinto-manifesto del Neoclassicismo, venne adottato prima da D’Annunzio(inventore del eia eia eia alalà copiando Pascoli da L’Amore che recitava: ‘Ma s’io ritrovi ciò che il cuor mi vuole, ti getto allora un alalà di guerra’) e dal Fascismo poi, anche se oggi, sappiamo bene che non esisteva nella Roma antica nessun braccio teso ed è assolutamente non paragonabile il portato storico della romanità, millenni di storia, con venti anni di regime.

La Roma antica è stata si, espansionismo e imperialismo ma anche letteratura, poesia, filosofia, arte, architettura, ingegneria, diritto, in una sola parola cultura. Come si possono paragonare Augusto o Marco Aurelio a Mussolini? Solo nel delirio di onnipotenza del dittatore megalomane poteva affacciarsi questa assurdità.

L’Italia purtroppo non ha fatto i conti col fascismo né col suo passato coloniale, il risultato è una toponomastica che ci dovrebbe far arrossire di vergogna con palazzi pubblici ancora zeppi di simboli fascisti, tutti coloro che in buona o malafede non hanno provveduto nei decenni, alla decostruzione di tante baggianate. L’intervento dunque mira ad analizzare e decodificare alcuni mostri della toponomastica romana, da Piazza dei Cinquecento all’obelisco del Foro italico, dalle assurde scritte del Colosseo quadrato a Via dell’Amba Aradam, da certi quartieri sedicenti ‘africani’ alla infinita serie di fasci littori che ancora incombono sulle facciate di troppi palazzi e non solo… Sussistono oggi in Italia vari cinema Impero, assieme a drogherie che vendono ‘articoli coloniali’.

Non si tratta purtroppo solo di un fenomeno romano, in Italia continuano a esistere vie e piazze intitolati a lugubri personaggi della recente storia passata come ad esempio a Bari via Nicola Pende, firmatario del Manifesto della razza, così a Salerno, via Sabato Visco firmatario del manifesto della razza, a Sestri Levante Piazza Marcello Ricci firmatario del Manifesto della razza, ma non solo… troviamo a Milano e non solo via Padre Reginaldo Giuliani squadrista e cappellano militare, molte vie intitolate a redattori della famigerata rivista La difesa della razza, quali Paolo Orano o Luigi Castaldi ma anche innumerevoli intitolazioni a Italo Balbo che sopravvivono nella toponomastica avvelenata della Penisola.

 

Anticolonialismo, prospettive periferiche, public program del Padiglione della Guinea Equatoriale
Anticolonialismo, prospettive periferiche, public program del Padiglione della Guinea Equatoriale

Ancora qualcuno vorrebbe intitolare a Giorgio Almirante, direttore de ‘la questione della razza’, repubblichino, fondatore del M.SI. Movimento Sociale Italiano, partito neofascista, una via o una piazza…. Le questioni in analisi, precedono quelle poste dal Black Lives Matter che dal 2013 ha gettato luce a livello internazionale sulle eredità coloniali e fasciste, e anche le discussioni promosse da Ruth Ben-Ghiat sul The Newyorker e quelle di Laura Boldrini, tuttavia le implicazioni italiane includono opere d’arte e monumenti che sopravvivono in nome della ‘conservazione’ in modo quasi totalmente acritico.

Raccapricciante non è solo la firma di Mussolini in calce al monumento al Bersagliere a Porta Pia, o le fandonie scritte nella pietra sul ‘colosseo quadrato’ o nel MUSSOLINI DUX ma anche nell’ex Presidente Renzi che presenta la candidatura di Roma alle Olimpiadi al Foro italico con l’enorme dipinto di Montanarini ‘Apoteosi del fascismo’ alle spalle. Impensabile una omologia con i premier spagnoli, tedeschi, greci, francesi o portoghesi a candidare una loro città con alle spalle Franco, Hitler, o i colonnelli greci, o il maresciallo Petain o Salazar o Caetano in effige gigante!

Su questo osserviamo alcune immagini della nostra compagna Laura Pinta Cazzaniga sull’antimonumento. Se l’ottima installazione luminosa di Arnold Holzknecht e Michele Bernardi a Bolzano con la scritta NESSUNO HA DIRITTO DI OBBEDIRE frase di Hannah Arendt, ha gettato un sasso nello stagno del dibattito, su come oggi si possa risignificare un monumento, personalmente credo che ci siano molte strade, da vagliare caso per caso, per restituire dignità alla storia democratica del nostro Paese. Quindi non solo la toponomastica ma anche il ‘monumento’, le sculture, i mosaici, i dipinti, le iscrizioni sui muri, i fasci littori etc., andrebbero risignificati con maggiore sensibilità. Per esempio abbattendoli, distruggendoli solo parzialmente e lasciando le macerie a futura memoria.

Sono scultore di formazione, ho fin dal 1994 studiato e scritto sull’Architettura Moderna italiana, sulle città di fondazione come nel caso di Fertilia e Sabaudia, su autori come Angiolo Mazzoni(villino del castagno, Stazione di Siena, Ala mazzoniana della Stazione Termini), producendo oltre agli scritti, molte opere(acquerelli e sculture) direttamente riconducibili ad alcuni capolavori dell’architettura italiana quali le Poste di Ridolfi, il Palazzo della civiltà italiana di Guerrini e Lapadula, poste di Libera a Roma o quelle di Vaccaro a Napoli, non ultimo Del Debbio a Roma.

Ho collaborato con importanti architetti quali Fuksas, EMBT, Ricci e Spaini, ma anche con storici quali Juan José Lahuerta o Giorgio Muratore.L’amore per l’architettura Moderna lo ha spinto a proseguire le sue ricerche cercando le influenze italiane in America del Sud(Mazzoni in Colombia, Lina Bo Bardi ma anche artisti come Gastone Novelli o Davide Boriani in Brasile, Gio Ponti in Venezuela) esperienze che si specchiano nei contributi alla cultura visiva italiana prodotti da Lucio Fontana, Tomas Maldonado, Carmelo Arden Quin o Gyula Kosice.

Ma il colonialismo europeo spesso è intramoenia, la Catalunya è l’esempio eclatante ma non manca di nuovo quello italiano che ha massacrato non solo culturalmente i contributi di lingua salva o tedesca o sarda. Le lotte anticoloniali in Africa hanno avuto e talvolta fino a oggi, strascichi e conseguenze enormi, non dico solo la guerra di liberazione algerina ma anche il pervicace disconoscimento della Palestina, senza dimenticare la sanguinosa storia del Congo, le dittature e gli omicidi di Stato diretti ed eterodiretti come nel caso di Sankara.

Ma non a caso Glissant e Fanon sono francesi della Martinica, la ‘negritudine’ l’hanno inventata dal 1934-1935 con la rivista L’Etudiant noir, ideata da Césaire (Martinica), Senghor (poeta, letterato e primo Presidente del Senegal) e Léon-Gontran Damas (Guyana francese), e d’altro canto tra i maggiori contributi alla geografia moderna e non solo va considerato il pensiero del brasiliano Milton Santos, come anche il manifesto antropofagico di Oswald de Andrade e Tersilia do Amaral, che già dagli anni ’20 del secolo scorso, da artisti, hanno contribuito a sviluppare una brasilianitá positiva meticcia, cannibale. Indimenticabile il contributo di José Oiticica, poeta maestro elementare e divulgatore dell’anarchia con il suo L’Anarchia per tutti, idee che influenzeranno in famiglia anche Helio Oiticica.

 

Anticolonialismo, prospettive periferiche, public program del Padiglione della Guinea Equatoriale
Anticolonialismo, prospettive periferiche, public program del Padiglione della Guinea Equatoriale

L’espansionismo europeo ha saccheggiato i cinque continenti, senza nessuna pietà, ispirati da una presunta superiorità razziale, morale e fin troppo spesso in nome di qualche dio. Nazifascismo necrocapitalismo un matrimonio in attesa di divorzio. Il ‘discorso sulla dittatura’ di Donoso Cortes, pronunciato al parlamento spagnolo il 4 gennaio 1849, a seguito dei moti europei del 1848, inaugura un pilastro delle dottrine reazionarie, insieme a quelle di Joseph de Maistre e Louise de Bonald, sviluppate e ancora maggiormente radicalizzate dal lugubre giurista di Plattenberg, l’ideologo e legalizzatore del nazismo, ossia Carl Schmitt. Proprio per il suo omaggiare Donoso, Schmitt troverà nella Spagna franchista la sua seconda patria, dove visse a lungo con la figlia Anima, e al genero Alfonso Otero Varela giurista falangista.

Per Schmitt dunque lo Stato (totalitario/Totalstaat), esercita un monopolio sulla decisione politica, che poi coincide con la decisione su chi è amico e nemico: è questa per Schmitt la specifica distinzione politica che definisce la sfera del “politico” e quindi dello Stato. Il nemico non è un avversario in generale, ma è «essenzialmente, in un senso particolarmente intensivo, qualcosa d’altro e di straniero». Perciò la statualità si caratterizza grazie all’individuazione dei nemici esterni ed interni allo Stato: la determinazione dei primi avviene con l’esercizio dello ius belli, quella dei secondi mediante la neutralizzazione di chi disturba «la tranquillità, la sicurezza e l’ordine» dello Stato.

Questa concezione del “nemico interno” fu ampiamente richiamata al convegno dei giuristi nazionalsocialisti tedeschi di Lipsia nel 1933 per giustificare la politica razziale del regime: senza tale idea di uniformità razziale, uno Stato nazionalsocialista non sarebbe potuto esistere. Lo Stato desiderato da Schmitt è quindi un’unità politica suprema, fondata sull’unità sostanziale di tutti i suoi membri, e mostra la propria forza nella possibilità di disfarsi di nemici interni ed esterni, arrivando, se necessario, anche al loro annientamento…

Da questa necessità ‘naturale’ di individuare un nemico sia esso interno o esterno, viene facile oggi riconoscere chi sono i nemici interni ed esterni di ogni nazione e del neoliberismo tecno capitalista, quelli da perseguitare, sterminare o schiavizzare:

 

Anticolonialismo, prospettive periferiche, public program del Padiglione della Guinea Equatoriale
Anticolonialismo, prospettive periferiche, public program del Padiglione della Guinea Equatoriale

Le donne, gli ‘stranieri’, i poveri, i migranti, i lavoratori, gli internazionalisti, gli anarchici, ma perfino i socialisti, i democratici, i socialdemocratici, i riformisti, quelli che disgraziatamente sono nati in Paesi ricchi di risorse naturali, gli antimilitaristi, gli LGBTQ, i pacifisti, i non violenti, i malati, i disturbati psichiatrici, i Rom, gli ebrei ortodossi anti sionisti, i palestinesi, gli indigeni, e come direbbe Marco Ferreri i calabresi…(in: non toccare la donna bianca). Allora dare voce In Minor Keys al sud del mondo, anche solo sperare di farlo, diventa utopia, stranezza follia.

Sono lontanissimi i tempi allorquando il 15 agosto 1805, sul Monte Sacro a Roma, il ventiduenne Simón Bolívar giurò al suo maestro Simón Rodríguez di liberare l’America Meridionale dal dominio spagnolo. Ispirato dalla storia romana (la secessione della plebe), Bolívar promise di non dare riposo al suo braccio né all’anima finché non avesse spezzato le catene coloniali, ma il Piano Condor in Latinoamerica, Gladio e massoneria e servizi segreti deviati, stragisti, hanno provveduto nel sangue a mantenere lo strapotere di chi potere aveva già ai danni di chi non ha acqua potabile e neanche sandali ai piedi. Le risorse estrattive sono ancora insieme alle religioni, le principali cause di ciascuna guerra, di qualsiasi colpo di stato che, diversamente si dovrebbe chiamare rivoluzione.

Di fatto una paranoia atlantista, vorrei ricordare che gli Stati Uniti sono nati da una lotta anticoloniale, oramai dimenticata e non solo da guerre civili.. che il Paese ha sofferto un numero impressionante di omicidi politici del proprio presidente, fin dalle origini ma la storia è facile da dimenticare… (Abraham Lincoln nel 1865,James A. Garfield nel 1881, William McKinley nel 1901, infine John F. Kennedy nel 1963).

Oltre a questi quattro, diversi altri presidenti sono stati oggetto di tentativi di omicidio (tra cui Theodore Roosevelt, Ronald Reagan e più volte Donald Trump ma sono sopravvissuti). Dicevo una paranoia va opponendo democrazia a demografia, da qui il terrore del ‘negro’, dello straniero, dell’ extra ordinario che suppone e parla apertamente di sostituzione etnica o al contrario di re imigrazione. Immaginiamo la Sicilia senza Fenici, greci, romani, protoitalici, shardana, magrebini, ebrei, arabi, vichinghi, germanici, angioini, francesi, spagnoli, americani e ‘italiani’, cosa sarebbe oggi la nostra bella Sicilia?

Chiudo lasciando spazio a un dibattito e anticipando che i materiali seguenti, come da programma riguarderanno il Colonialismo europeo in Cina dove perfino la microscopica Italia mantenne una minuscola colonia a Tiensin, una testimonianza sul fronte ucraino russo, una su Gaza, uno da Caracas, uno da Cartagine Tunisia(museo di container) e a chiudere l’ultima cena o Global project frame 3.