18 Settembre 2026 20:32

Tazartes, storia di una collezione. 2# Luigi Spazzapan

Luigi Spazzapan, Figura femminile, 1947, tecnica mista su carta applicata su tela, cm 50 x 37 (dettaglio)
Luigi Spazzapan, Figura femminile, 1947, tecnica mista su carta applicata su tela, cm 50 x 37 (dettaglio)
La storica dell’arte e saggista Maurizia Tazartes ci racconta con una serie di articoli genesi e sviluppi della collezione avviata dal padre Giorgio

Un importane protagonista della Torino artistica della prima metà del ‘900 è stato Luigi Spazzapan (Gradisca d’Isonzo, 18 aprile 1889 – Torino, 18 febbraio 1958), giunto nella città sabauda nel 1928. Lo ricordava l’amico Carlo Levi nel catalogo della sua retrospettiva curata nel 1977 a Firenze da Linuccia Saba: «Luigi Spazzapan era arrivato a Torino nel 1928, come un uomo di un altro mondo. Dietro di sé la Gorizia austriaca, Vienna, gli studi di grafica e di pittura, la guerra nell’esercito austriaco, la diserzione non per irredentismo o patriottismo ma per spirito di anarchia e di conservazione».

A Torino Spazzapan doveva decorare il Padiglione della Chimica all’Esposizione Internazionale della città del 1928 al Valentino (decorazione affidata poi a Gigi Chessa). Commissione ottenuta grazie all’amico istriano Umberto Cuzzi, compagno del Circolo Artistico Goriziano e del Movimento Futurista Giuliano.

Spazzapan si impone subito come un geniale disegnatore e fa amicizia con quei pittori che nel 1929 formeranno il Gruppo dei Sei: Carlo Levi, Enrico Paulucci, Gigi Chessa, Francesco Menzio, Nicola Galante e Jessie Boswell. Ma «troppo anarchico per fare parte di un gruppo», come sosteneva ancora Carlo Levi, rimane indipendente, vicino ai compagni per lo stesso orientamento politico antifascista.

Tra gli amici arriva presto anche Umberto Mastroianni, che lo descrive così: «Mi affascinò subito: massiccio, infagottato in abiti informi, appoggiato al bastone, portava occhiali senza stanghette; ma adorava le cravatte, le scarpe a punta, il Barbera, ed era affettuosamente geloso della sua vita».

Nessuna scuola

Torino era allora «la città più francamente europea d’Italia», come l’aveva definita il critico Edoardo Persico. Una città dove si sperimentava la nuova architettura futurista – razionalista e dove brillavano architetti come Alberto Sartoris, intellettuali come i Levi-Montalcini, artisti futuristi come Prampolini, Fillia, Diulgheroff o come lo stesso Gruppo dei Sei. Spazzapan, stimato da storici francofili come Lionello Venturi e Persico, nel 1935 esprimeva la sua poetica artistica nel catalogo della Seconda Quadriennale d’Arte Nazionale di Roma: «Credo soltanto nell’estro, nell’ispirazione… nel puro canto del colore».

 

Luigi Spazzapan, Figura femminile, 1947, tecnica mista su carta applicata su tela, cm 50 x 37
Luigi Spazzapan, Figura femminile, 1947, tecnica mista su carta applicata su tela, cm 50 x 37

L’estro, l’invenzione, la fantasia, lo slancio creativo. Nessuna scuola o corrente poteva imprigionarlo, e questo lo emarginava. Per vivere faceva l’illustratore su “La Gazzetta del Popolo” e su “Il Selvaggio”, dove l’aveva portato l’amico Mino Maccari. L’invito nel 1936 alla XX Biennale di Venezia gli portò fortuna e un notevole successo, spezzato dalla guerra e dal drammatico incendio che, nel 1942, bruciò la sua casa di corso Giulio Cesare con trenta quadri a olio e a tempera e centinaia di disegni ed acquerelli.

Duro colpo per l’artista, che riesce a superare nel 1945, quando riprende a lavorare con lena «…intere notti senza potermi fermare. Credo che sia il massimo che abbia fatto anche perché la mano mi si è fatta ancora più bella e mi ubbidisce anche nei momenti di massima frenesia», scrive a Venturi nel 1946. Gli spiega anche la sua nuova tendenza verso l’astrazione, verso «le forme pure», che recuperano le pitture astratte progettate per stoffe e tessuti negli anni Venti a Gorizia, ma in modo molto più dinamico.

Spirito anarchico

Dopo i mali della guerra, Spazzapan vive il clima della liberazione con rinnovato impegno. È l’epoca dei dibattiti sulla ricerca di un linguaggio rispondente alla nuova situazione storica. L’arte deve dare un messaggio di ricostruzione e Spazzapan, per il suo spirito anarchico, diventa il “leader di una nuova avanguardia”, come lo definisce Argan nel 1975. Nel 1947 con Mastroianni, Bargis, Moreni, Sottsass jr. e altri, organizza a Palazzo Madama la grande mostra dal titolo Arte italiana oggi – Premio Torino orientata sulle ultime tendenze.

Mostra che incontra parecchi ostacoli, ma viene realizzata. Sono gli anni in cui Spazzapan dipinge la Figura femminile (tecnica mista su carta applicata su tela, cm 50 x 37), firmata in basso a destra, ancora oggi vanto della Collezione Tazartes. Una Figura carismatica, creata da grosse incisive linee nere che segnano occhi, bocca, naso, vicina per linguaggio e cronologia al Ritratto dello scultore Mastroianni con cravatta a fiori del 1947 (Torino, Collezione privata).

Verso l’Informale

Nonostante la delusione per l’abolizione del “Premio Torino”, Spazzapan continua il suo iter con le personali del 1948 alla galleria L’Annunciata di Milano e alla Bussola di Torino, con Mastroianni. Un avvenimento quest’ultimo, di grande successo. Luigi Carluccio definisce la loro arte «irruenza appassionata e sanguigna dei due artisti sulla materia in cui affondano le mani…». Spazzapan partecipa nel 1951 e nel 1953 alle mostre torinesi “Pittori d’oggi Francia-Italia”.

Nel 1954 ha una sala personale alla XXVII Biennale veneziana e negli anni successivi è presente a varie rassegne italiane e internazionali. Gli vengono assegnate nel 1954 la cattedra di Decorazione alla Scuola d’Arte di Modena e nel 1956 al Liceo Artistico di Torino. La critica gli dedica articoli e monografie, mentre la sua pittura nel corso degli anni Cinquanta si avvia verso l’Informale con superfici liquide di colori accesi e brillanti. La morte improvvisa, nel 1958, ne interrompe il percorso, lasciando un’arte in pieno sviluppo e una lezione di libertà.