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Dovunque si incontra la vita si incontra la bellezza. La più grande retrospettiva mai realizzata su Mario De Biasi a Venezia

Gli italiani si voltano, Milan o, 1954 © Archivio Mario De Biasi / courtesy Admira, Milan Gli italiani si voltano, Milan o, 1954 © Archivio Mario De Biasi / courtesy Admira, Milan
Gli italiani si voltano, Milan o, 1954 © Archivio Mario De Biasi / courtesy Admira, Milan
Gli italiani si voltano, Milano, 1954 © Archivio Mario De Biasi/courtesy Admira, Milano

Mario de Biasi, aedo della storia e poeta dell’umanità. Finalmente (e fino al 9 gennaio 2022) a Venezia è possibile visitare Mario De Biasi. Fotografie 1947-2003, . L’esposizione, curata da Enrica Viganò in collaborazione con l’Archivio De Biasi e realizzata da Civita Tre Venezie con Admira e promossa dalla Fondazione di Venezia, è la più importante retrospettiva dedicata all’autore mai realizzata finora. 256 scatti, per la maggior parte inediti, ripercorrono l’iter storico e spirituale di uno dei più grandi fotografi del nostro tempo.

Inizia in Germania, tra le macerie della Seconda Guerra Mondiale, la vocazione come fotografo della vita di Mario De Biasi (Belluno, 1923 – Milano, 2013). Una pratica, la fotografia, che sente come parte integrante del proprio essere tanto che una volta tornato a Milano nel 1946, pur lavorando come ingegnere radiofonico, continua a fotografare fino ad avvicinarsi al Circolo Fotografico Milanese e, nella primavera del 1953 entra come primo fotografo stipendiato nel settimanale Epoca. Presto passa a corrispondente estero per documentare la rivolta popolare e la repressione sovietica in Ungheria, reportage pubblicato in tutto il mondo che nel 1956 lo consacra a fotoreporter di professione.

Da qui è difficile, tuttavia, circoscrivere l’arte di Mario De Biasi, cantore della vita nelle sue più disparate sfaccettature. I soggetti e le situazioni catturate sono una vera e propria enciclopedia antropologica e l’esposizione, attraverso un percorso diacronico orchestrato in dieci macro-sezioni riflette, come un caleidoscopio, le sfumature di un’esistenza. Dai grandi eventi storici ai viaggi esotici, dai ritratti di personaggi famosi ai volti anonimi in scene di vita quotidiana, fino a toccare gli orizzonti del concettuale e dell’astratto.

“Le belle immagini devi andare a cercartele, camminare e camminare, o anche solo fermarti e guardare con attenzione. Magari la fotografia è proprio lì, ma devi girarci intorno per notarla”.

Gli astronauti Armstrong e Aldrin alla mensa della NASA, Houston, 1969 © Archivio Mario De Biasi / courtesy Admira, Milano
Gli astronauti Armstrong e Aldrin alla mensa della NASA, Houston, 1969 © Archivio Mario De Biasi/courtesy Admira, Milano

Per la prima volta, nella suggestiva cornice neogotica della Casa dei Tre Oci di Venezia, 256 scatti offrono la possibilità di immergersi in un racconto polifonico di suggestioni e immagini. Lo stesso De Biasi, aedo della storia, ricopre vesti di varia natura, prima fotoamatore neorealista, poi fotoreporter e ritrattista, artista visuale e addirittura disegnatore. Infatti, oltre ad essere la maggior parte fotografie mai esposte, il percorso antologico culmina in un’inedita sezione dedicata ai disegni dell’autore, l’ennesima prova (a sorpresa) di un genio poliedrico “perché dovunque si incontra la vita si incontra la bellezza”.

Gli italiani si voltano, del 1954, è sicuramente la sequenza che ha consacrato De Biasi come uno dei più grandi fotografi del nostro tempo. Realizzata per Bolero Film, settimanale di fotoromanzi, e successivamente scelta da Germano Celant per rappresentare la mostra “The Italian Metamorphosis 1943-1968” al Guggenheim Museum di New York, la fotografia ritrae una giovanissima Moira Orfei, non ancora famosa, mentre passeggia per il centro di Milano sotto gli occhi di uomini magnetizzati dal suo portamento. Da qui, il racconto a più punti di vista degli anni Cinquanta, uno dei principali fulcri dell’esposizione: l’Italia ferita dalla guerra e la voglia di rinascita, il fermento dall’altra parte dell’Oceano di New York e l’insurrezione ungherese del 1956 che vide lo stesso De Biasi ferito dalle pallottole.

“Ho avuto sempre la fortuna di non aver paura. Allora, è un po’ da incosciente, ma quando fotografo non penso al pericolo e neanche di morire, penso solo alla fotografia.”

Parigi, 1970 © Archivio Mario De Biasi / courtesy Admira, Milano
Parigi, 1970 © Archivio Mario De Biasi / courtesy Admira, Milano

Mario De Biasi, dagli incredibili servizi in Siberia e in Sicilia per l’Etna in eruzione a fotografo dei baci e dell’amore. Tra questi, momenti di leggerezza e intimità, lo sguardo incantato per le pause pranzo che raccoglie per tutto il mondo, da Londra alla Tailandia, da Roma a Israele, a cui è dedicata una grande installazione con 40 foto vintage collocate su di un mappamondo di piccolo formato. E ancora lo sbarco sulla luna, il Festival del Cinema di Venezia, i numeri viaggi, fino agli scatti concettuali.

“La gente si meraviglia perché io faccio tanti temi. È che io ho tanti temi in testa. Trovo interessante con il tempo mettere insieme delle cose, associare dei temi che scopro in tutti i continenti”.

Instancabile narratore e testimone del mondo, Mario De Biasi vive di sentimenti contrastanti e allo stesso tempo complementari, di visioni lontane e allo stesso tempo quotidiane, di gioco e allo stesso tempo di dolore, di frivolezze e allo stesso tempo di poesia, di odio e allo stesso tempo di amore. Attraverso la semplicità di uno sguardo empatico, colleziona le suggestioni di un intero secolo, cogliendolo nella sua totalità e lo restituisce allo spettatore così come lui l’ha vissuto e interpretato.

“Perché dovunque s’incontra la vita s’incontra la bellezza. Basta guardarsi attorno per vederla: anche in una foglia, in un sasso, in un balcone fiorito. Anche nei riflessi in una pozzanghera”.

Mario De Biasi

Taj Mahal, Agra, India 1981 © Archivio Mario De Biasi / courtesy Admira, Milano
Taj Mahal, Agra, India 1981 © Archivio Mario De Biasi/courtesy Admira, Milano
Mario De Biasi alla sua scrivania nella redazione di Epoca. In primo piano l'attrezzatura fotografica, alle spalle ritratti femminili raccolti nei cinque continenti, Milano, anni ’ 60 © Archivio Mario De Biasi / courtesy Admira, Milano
Mario De Biasi alla sua scrivania nella redazione di Epoca. In primo piano l’attrezzatura fotografica, alle spalle ritratti femminili raccolti nei cinque continenti, Milano, anni ’60 © Archivio Mario De Biasi/courtesy Admira, Milano
Mario De Biasi. Fotografie 1947-2003.
Mario De Biasi. Fotografie 1947-2003.

Informazioni:

Mario De Biasi. Fotografie 1947-2003
dal 13 maggio 2021 al 9 gennaio 2022

a cura di Enrica Viganò

Casa dei Tre Oci,
Fondamenta Zitelle, 43, 30133
Venezia, VE

Orari di apertura e Prenotazioni:

Apertotutti i giorni dalle ore 11 alle 19, tranne il martedì. Sabato e domenica aperto su prenotazione con almeno un giorno di anticipo come da attuali disposizioni governative. Dal lunedì al venerdì la prenotazione non è obbligatoria ma è consigliata. Per prenotare, scrivere a a booktreoci@gmail.comoppure online: https://bit.ly/3vAru2u

L’accesso alla Casa dei Tre Oci avverrà nel rispetto delle attuali norme sulla sicurezza.Per aggiornamenti sugli orari consultare il sito della Casa dei Tre Oci.

Biglietti:

dal 13 al 31 maggio promozione per tutti i visitatori, 9 € ridotto speciale.

 

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