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Il respiro della scultura: Franco Mazzucchelli al MAN

Franco Mazzucchelli, Blow up, vista della mostra al MAN © Alessandro Moni
Franco Mazzucchelli, Blow up, vista della mostra al MAN © Alessandro Moni
Al Museo MAN oltre cinquant’anni di ricerca artistica di Franco Mazzucchelli con “Blow up”: un percorso intorno alle morbide forme dei pvc colmi d’aria e ai traslucidi polietileni dell’autore che con le sue creazioni invade il mondo tra scultura e spazio, esperimento e partecipazione

Un enorme e pungente Cono rosso rovesciato si presenta come immensa stalattite pepata nel Museo d’Arte di Nuoro. I gradini della scala elicoidale che le girano attorno invitano a percorrere la salita e scoprire la forma che pende dalla cima del MAN. Compiuta tutta l’arrampicata, un ambiente etereo, diafano ed opalescente, teso dai flussi di una corrente, chiama il visitatore al suo ingresso, come un santuario rupestre e carsico. È una grotta di bianco calcare plastico, soffice al tatto – che s’aspetta durezza e umida freddezza della roccia delle buie cavità sotterranee – ed inondata di luce cristallina. Nei mossi flutti atmosferici un ronzio meccanico, come d’un lontano cavitare, percorre la straniante sala. Al centro una totemica scultura domina lo spazio come un antico idolo, costretta entro un serico incarto di polietilene, come a limitarne il potere e a proteggere chi s’inoltra nella cella sacra al cospetto del primo creato. Nel naos però un rumore dissonante indica che il luogo è aperto, e seguendo quel suono l’antro racconta una storia, scritta dalla luce nella pellicola, osservabile da un piccolo foro che rivela il tabernacolo del luminoso sintetico ipogeo. Venuto a conoscenza dei misteri rivelati dopo l’intercessione del simulacro e del suo tempio l’iniziato ospite può uscire e incamminarsi verso l’aula. Lì, ora visibile, si manifesta nella sua forma Totano, grande essere di 26 metri, una entità abissale, sognante e distesa ad indicare l’opera del suo autore, Franco Mazzucchelli.

Il resto di niente, 2024, Madre museum, Napoli, Italia; Courtesy l’artista e ChertLüdde, Berlino;
Photo credit Agnese Bedini and Alessandro Saletta, DSL STUDIO

Grandi corpi plastici, quasi animati, arrotondati e come abbandonati, occupano lo spazio bianco del museo. È così che il MAN ospita la ricerca dell’artista, signore dei gonfiabili, ed esplora a tutto tondo i monumentali oggetti scultorei di Mazzucchelli. Le sperimentazioni dell’autore e il rapporto tra dimensione creativa, sociale ed ambientale sono il tema centrale dell’esposizione “Blow up”, curata da Marina Pugliese, visibile a Nuoro fino al primo marzo.

Franco Mazzucchelli, plongée en apnée, 2020, ChertLüdde, Berlino, Germania. Photo credit
Trevor Lloyd

Il percorso si apre con i preziosi frammenti di Meccano, del 1967, tra i primi gonfiabili dell’artista, e il loro uso scolastico per passare poi alle immagini dei primi abbandoni tra fine anni sessanta e inizio anni settanta, con il pvc di Elica, che si muove tra Lago di Como e le dune della Camargue. Sviluppando il concetto di arte come dono successivamente nascono gli A. TO A., opere lasciate nello spazio urbano per eludere il sistema artistico tradizionale, sfuggendo alle sue dinamiche, e aprirsi a tutta la società civile, che innesta intorno alle sculture nuovi comportamenti inaspettati. A questa serendipitiana scoperta seguono gli studi dell’artista su aria, volume, respiro, con il suo stesso volto e la sua immagine in Multi-face e l’esperimento di Caduta di Pressione alla Galleria Diagramma di Milano nel 1974, con i suoi manovuotometri. Da metà decennio in poi sono protagoniste le Riappropriazioni, installazioni di ambienti percorribili creati con la pellicola di polietilene e posti in luoghi pubblici, pronti a farsi scoprire dai passanti, raccontati dagli scampoli plastici dei progetti fatti negli anni e dalle splendide foto raccolte. L’evoluzione di Franco Mazzucchelli ruota attorno al dialogo tra opposti, tra vuoto e pieno, tra esterno e interno, tra luogo e forma, tra società e produzione creativa. I concetti chiave della sua opera si saldano nell’idea di pensare l’arte come dono e relazione, per lo spazio pubblico e per la partecipazione, che innesca nuovi comportamenti con creazioni come con gli Abbandoni, gli A. TO A., le Riappropriazioni per arrivare al sacello pensato appositamente per il Museo MAN.

Franco Mazzucchelli, Blow up, vista della mostra al MAN © Alessandro Moni

Autore complesso e fondamentale per gli sviluppi dell’arte pubblica, con oltre cinquant’anni di ricerca Franco Mazzucchelli si muove tra scultura, volume, spazio e relazioni raccontati con abilità tanto da lui quanto da questa esposizione, realizzata in collaborazione con MUDEC Museo delle Culture di Milano. Come scrive la curatrice Marina Pugliese «Monumentalità e leggerezza, sospensione e adesione, uso di materiali un tempo sperimentali come la plastica e riflessione critica attuale su questioni ecologiche: la mostra […] affonda in queste dicotomie e racconta per capitoli la storia un artista che ha saputo ridefinire i linguaggi della scultura contemporanea, portando l’arte fuori dei musei e dentro la vita quotidiana, in una continua esplorazione delle relazioni tra estetica, società e partecipazione».

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