
Il Premio istituito da Max Mara Fashion Group e rivolto alle artiste termina la sua lunga collaborazione con la Whitechapel Gallery di Londra per aprirsi a nuove istituzioni. La prima sarà il Museum MACAN in Indonesia, individuato dalla curatrice Cecilia Alemani
Si appresta a intraprendere un nuovo corso il Max Mara Art Prize for Women, premio rivolto ad artiste emergenti e mid-career che si identificano nel genere femminile istituito nel 2005 da Max Mara Fashion Group. Dopo nove edizioni realizzate in collaborazione con Whitechapel Gallery di Londra, a partire dalla decima (2025/2027) il Max Mara Art Prize for Women diventerà un progetto nomade, toccando di volta in volta un paese diverso, così da sostenere le artiste provenienti da qualsiasi parte del mondo.
La prima curatrice chiamata a guidare il nuovo corso del Premio è Cecilia Alemani, Direttrice e Curatrice Capo della High Line Art di New York. Alemani ha individuato l’istituzione che farà da partner al Max Mara Art Prize for Women: si tratta del Museum MACAN – Museum of Modern and Contemporary Art in Nusantara di Giacarta, in Indonesia. Nato nel 2017, il MACAN è il primo museo d’arte contemporanea fondato in Indonesia, e la sua attività si contraddistingue per l’attenzione rivolta al lavoro di artisti locali e internazionali, per le mostre e i programmi educativi.

Tante novità, ma con la visione di sempre: il Max Mara Art Prize for Women continuerà a “rappresentare un fondamentale contributo al progresso verso una reale uguaglianza di opportunità per le artiste, creando al contempo ponti con altre parti del mondo, stimolando le diversità espressive e offrendo ispirazione e modelli positivi a nuove generazioni di artiste”, sottolinea una nota stampa del Premio.
Visione condivisa e rimarcata anche da Cecilia Alemani: “con il suo nuovo corso globale e itinerante, il Premio si evolve in un vero e proprio strumento di diplomazia culturale e dialogo internazionale. Aprire questa decima edizione al mondo, e in particolare all’Indonesia e al MACAN, non è solo un’espansione geografica, ma una chiara presa di posizione: l’innovazione artistica oggi non è più un monopolio occidentale. Sono convinta”, continua la curatrice, “che l’unicità di questo Premio, che culmina in una residenza di sei mesi in Italia, offrirà alle artiste selezionate l’opportunità di lavorare in un vero e proprio laboratorio di ricerca, e di incrociare la loro pratica con una tradizione millenaria, producendo una nuova e audace sintesi espressiva”.
La giuria della decima edizione è presieduta da Cecilia Alemani, ed è composta dalla direttrice del Museo MACAN Venus Lau, dalla curatrice Amanda Ariawan, dalla gallerista Megan Arlin, dalla collezionista Evelyn Halim e dall’artista Melati Suryodarmo.









