
L’ultima dimostrazione delle “politiche dell’arte” la offre la Art Gallery of Ontario (AGO), uno dei musei canadesi più rispettati a livello internazionale, che ha scelto di non acquisire un’opera di Nan Goldin a causa delle dichiarazioni dell’artista sulla guerra di Israele a Gaza
Tutto è nato a partire dal video Stendhal Syndrome (2024), opera di Nan Goldin – estratto da diapositive in 35mm che mostrano immagini sfocate di figure seminude e sculture antiche – che doveva essere un’acquisizione congiunta tra la AGO, appunto, e la Vancouver Art Gallery con il Walker Art Center di Minneapolis. Anzi no. Tutto è nato dalle dichiarazioni pubbliche della grande artista, ebrea e sostenitrice delle cause palestinesi. Tra queste, quella che non aveva proprio digerito una parte del mondo dell’arte, era stato il discorso tenuto nel 2024 alla Neue Nationalgalerie di Berlino, in cui l’artista descrisse la situazione a Gaza come un “genocidio” e sostenne che la parola “antisemitismo” è stata strumentalizzata per mettere a tacere ogni critica a Israele.
Secondo un verbale interno citato dal giornale locale Globe and mail, riportato anche da ArtNews, il comitato per le acquisizioni del museo ha votato contro l’acquisto ma non per il contenuto del video, che non affronta esplicitamente Israele, Palestina o la guerra. Così, scoppiata la protesta, John Zeppetelli – curatore del dipartimento di arte moderna e contemporanea, ha rassegnato le dimissioni, così come anche due membri del comitato, mentre il direttore e CEO dell’AGO, Stephan Jost, ha chiesto una revisione delle procedure del comitato, sottolineando che “le opinioni politiche personali” non dovrebbero far parte del processo decisionale.









