
Shamma presenterà il progetto dal titolo The Tower Tomb of Palmyra, che intreccia pittura, architettura, luce, suono e profumo
Per la prima volta, il Padiglione abbandonerà il formato collettivo delle edizioni precedenti per concentrarsi su un’unica voce artistica. Riaffermando la presenza della Siria nel panorama dell’arte contemporanea globale. A rappresentare la Siria alla 61ª Biennale di Venezia, in programma dal 9 maggio al 22 novembre, sarà l’artista Sara Shamma. Con un progetto dal titolo The Tower Tomb of Palmyra, curato da Yuko Hasegawa e commissionato dal Ministero della Cultura siriano.
L’installazione di Shamma sarà un’esperienza immersiva che intreccia pittura, architettura, luce, suono e profumo. Ispirata alle antiche torri funerarie di Palmira, distrutte durante il conflitto. Costruite tra il I e il III secolo d.C., le torri di Palmira erano monumentali mausolei familiari e simboli di una convivenza culturale e religiosa che univa tradizioni greco-romane, aramaiche e arabe. La loro distruzione e il saccheggio di centinaia di ritratti funerari le hanno trasformate in emblemi di una perdita culturale ancora aperta.
Attraverso questo progetto, l’artista intende riflettere su memoria, resilienza e restituzione del patrimonio trafugato. “Questa mostra non è solo una riflessione sulla perdita, ma un messaggio di speranza e unità”, afferma Shamma. Per la curatrice Yuko Hasegawa, l’opera dell’artista “trascende le narrazioni nazionali, affrontando temi universali come la memoria, il lutto e la resilienza culturale”. The Tower Tomb of Palmyra sarà visitabile nel cortile all’aperto dell’Università IUAV di Venezia, presso il campus del Cotonificio.









