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Porte chiuse al 21 per cento: la Spagna sul piede di guerra per la riduzione dell’IVA

Ci sembra un film già visto, contro il quale l’Italia si è battuta per anni: stiamo parlando dell’abbassamento dell’IVA applicata alla vendita delle opere d’arte, che stavolta riguarda un altro Paese europeo decisamente prossimo al nostro: la Spagna, ancora al 21 per cento di aliquota.

Già negli scorsi mesi oltre 1.000 artisti visivi e il Consorzio delle Gallerie d’Arte Contemporanea avevano presentato una formale richiesta al Governo spagnolo, chiedendo la riduzione dell’IVA applicata alla vendita di opere d’arte, antichità e oggetti da collezione, allineandola alle percentuali vigenti in paesi come Francia, Germania, Portogallo e, da poco, anche l’Italia. Lo scorso dicembre la presidente del Consorzio, Idoia Fernández, aveva denunciato quello che era stato anche il nostrano refrain: il settore è “soffocato” da una pressione fiscale che attualmente è il doppio di quella di altre nazioni europee, danneggiando significativamente il comparto.

All’iniziativa, al Circolo di Belle Arti di Madrid, avevano partecipato figure di spicco come Manuel Segade, direttore del Museo Nacional Reina Sofía, e Maribel López, direttrice della Fiera Internazionale di Arte Contemporanea ARCO, entrambi concordi nel denunciare la scarsa coesione sociale e il limitato riconoscimento istituzionale riservato all’arte contemporanea, e rafforzando la richiesta di un’aliquota ridotta tra il 5% e l’8%.

Ora, contro il silenzio del governo, arriva una nuova “manifestazione” proprio alla vigilia di ARCO: dal 2 al 7 febbraio prossimo le gallerie spagnole chiuderanno le loro porte in quella che è stata ridefinita la settimana delle “Puertas cerradas al 21 por ciento”, letteralmente le “Porte chiuse al 21 per cento”. Albarrán Bourdais, una delle più note gallerie madrilene, scrive nella sua nota: “Chiudiamo le nostre porte per una settimana. Smetteremo di essere luoghi di cultura aperti e gratuiti per protestare e richiamare l’attenzione

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