18 Settembre 2026 20:32

Tazartes, storia di una collezione. 1# Umberto Mastroianni

Umberto Mastroianni, Senza titolo, carboncino e acrilico su cartone, cm 50 x 70, 1961-1962, firmato
Umberto Mastroianni, Senza titolo, carboncino e acrilico su cartone, cm 50 x 70, 1961-1962, firmato
La storica dell’arte e saggista Maurizia Tazartes ci racconta con una serie di articoli genesi e sviluppi della collezione avviata dal padre Giorgio

Questa raffinata collezione di dipinti e sculture è nata negli anni cinquanta del secolo scorso in una Torino effervescente ed europea. Allora la città pullulava di gallerie, di intellettuali, scrittori e artisti che si riunivano nei caffè, veri e propri salotti. C’era un forte clima di ripresa dopo la guerra. La città guardava all’Europa, alla Francia in particolare. Nel febbraio 1947 c‘era stata la mostra Pittura francese d’oggi (Sala della “Gazzetta d’Italia”, a cura di René Huyghe), già passata per Roma. Dal 1951 al 1961 sette edizioni delle rassegne annuali Pittori d’oggi Francia-Italia, organizzate da Luigi Carluccio con Vittorio Viale e Mario Becchis, ponevano Torino in posizione emergente nel panorama internazionale.

Nel 1959 nasceva la GAM, il nuovo museo di arte moderna, che riuniva il primo nucleo di testimonianze degli anni 1940-1960. Nel 1950 la casa editrice Einaudi pubblicava Walter Gropius e la Bauhaus di Giulio Carlo Argan. Inserito nel mondo intellettuale torinese c’era Giorgio Tazartes (Salonicco, 18 aprile 1912-Torino, 3 ottobre 1986), redattore di Stampa e Stampa Sera, cosmopolita e poliglotta. Aveva esordito giovanissimo sulle pagine del quotidiano greco Makedonia, con studi alla parigina Sorbonne. A Torino era diventato amico di scrittori e artisti come Mastroianni, Spazzapan, Kodra, Garelli e altri. Che passavano in gallerie come La Nuova Bussola e Notizie. Da quegli incontri e da quei rapporti di stima reciproci era nata la collezione d’arte. Presentata nel 2021 in un saggio nella rivista Luk della Fondazione Ragghianti (“L’arte a Torino negli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento attraverso la storia di una collezione privata”).

 

Umberto Mastroianni, Giorgio Tazartes, bronzo, cm 42 x 21 x 27, 1957-1958, firmato sul retro del collo
Umberto Mastroianni, Giorgio Tazartes, bronzo, cm 42 x 21 x 27, 1957-1958, firmato sul retro del collo

Tra gli artisti emergenti spiccava Umberto Mastroianni (Fontana Liri, 21 settembre 1910 – Marino, 25 febbraio 1998), giunto nel 1926 a sedici anni a Torino dove rimane sino al 1970, per trasferirsi poi a Marino vicino a Roma. Nato da una famiglia di artisti-artigiani originari di Arpino, storica cittadina ciociara, vive a Torino gran parte della sua giovinezza, dagli inizi duri presso i maestri scultori Francesco Sassi e Michele Guerrisi, al successo in Italia e in Francia, alle commissioni internazionali. Oggi è considerato uno dei maggiori scultori del XX secolo, con opere nei più importanti musei del mondo, grandi monumenti alla Resistenza e ai Caduti, prestigiosi premi.

Aveva iniziato tra il 1930 e il 1940 con delicate sculture dal sapore rinascimentale per avvicinarsi al futurismo di Boccioni, cui era stato spesso avvicinato dalla critica. Ma, dopo la guerra aveva frantumato le sue forme, in un personale astrattismo. «La grande tragedia della seconda guerra mondiale, la violenza, il caos, la carne a brandelli e il sangue sparso mi hanno spinto ad abbandonare l’armonia estetica della forma verso espressioni e consapevolezze nuove», spiegava. Così nel 1943 nascono i primi rilievi su carta, legno, metallo, «materia sorda e gonfia, urli trattenuti». Mentre le sculture perdono il lirismo iniziale per spezzarsi in forme sofferte.

Come nello straordinario Ritratto di Giorgio Tazartes del 1957-1958, in bronzo (cm 42 x 21 x 27), firmato sul retro del collo, vanto della Collezione. Il volto dell’amico Giorgio, compagno nelle lotte partigiane, appare concentrato, segnato e scavato in ogni piega e in ogni ruga nella sua tipica espressione.

 

Umberto Mastroianni, Senza titolo, carboncino e acrilico su cartone, cm 70 x 50, 1961-1962, firmato
Umberto Mastroianni, Senza titolo, carboncino e acrilico su cartone, cm 70 x 50, 1961-1962, firmato

L’amicizia si era consolidata nel dopoguerra negli incontri al Caffè Torino, al Caffè Alfieri e al Bar Patria con altri intellettuali, come lo scrittore Guido Seborga, i pittori Luigi Spazzapan e Sergio Bonfantini, il musicologo Massimo Mila, il latinista Vincenzo Ciaffi, il critico Albino Galvano e altri. Mastroianni vivace e creativo elaborava in continuazione nuove forme artistiche e letterarie, con libri e scritti poetici, profondi e sofferti.

Un giorno aveva deciso di arredare un largo e lungo ingresso nella nostra casa torinese. Era arrivato con un fascio di cartoni bianchi che aveva riempito velocemente con un’infinità di segni e linee astratti fatti con carboncino e colori acrilici. Fantastici ed estrosi, i Sette cartoni (cm 70 x 50), orizzontali e verticali, avevano dato all’ingresso un volto alla “Mastroianni”. Mentre l’artista raccomandava a mia madre di riempire le nicchie con colori grigio e arancio,

 

Guerriero, carboncino e pastelli su cartone, cm 65 x 49, 1957-1958, firmato “Mastroianni”
Guerriero, carboncino e pastelli su cartone, cm 65 x 49, 1957-1958, firmato “Mastroianni”

Colori simili, nero e arancio, animano un altro suggestivo dipinto della Collezione, il Guerriero (carboncino e pastelli su cartone, cm 65 x 49), dalle forme dinamiche e dinoccolate. Più simile ad un Arlecchino o a un don Chisciotte che a un soldato. Un modo dell’artista per irridere alla guerra e alla sua inutilità: «Chi non ha vissuto quegli anni, non può capire i fermenti di libertà che ci animavano, come non può capire le vibrazioni che scuotevano le mie mani in quei giorni drammatici. Mi hanno segnato le notti passate all’addiaccio nei bivacchi, attento ai rumori dei passi, ai gridi disperati, in compagnia della paura e della fame. Mi ha segnato il ricordo dei giovani portati via per un viaggio senza ritorno, dei compagni caduti, delle vittime innocenti», ripeteva.

Eppure Mastroianni riesce ad avere note felici pur in questo fondo di sofferenza. La Cattedrale, un bassorilievo su cartone operato e dipinto a olio e tecnica mista (cm 97 x 68, firmato in basso a destra), altro capolavoro della Collezione, è un intreccio di forme e colori di piena primavera tra verdi, rosa, fucsia, qualche nota di rosso. La vita che rinasce, dopo la morte, in stretti incroci d’amore. Lo dimostrano anche altri dipinti, piccoli e grandi, veri e propri scoppi di colore dalle forme estrose e i colori squillanti, pieni di vita.

 

Umberto Mastroianni, Senza titolo (“Cattedrale”, comunicazione orale dell’autore), bassorilievo su cartone operato e dipinto a olio e tecnica mista, cm 97 x 68, firmato in basso al centro
Umberto Mastroianni, Senza titolo (“Cattedrale”, comunicazione orale dell’autore), bassorilievo su cartone operato e dipinto a olio e tecnica mista, cm 97 x 68, firmato in basso al centro

Tra gli oggetti preziosi, ci sono poi i bronzi dorati, piccole sculture, intrecciate e compatte, dalle forme iconiche, brillanti come luci. Non diversamente dai fondi oro trecenteschi. A Marino, nella sua casa ce n’erano diverse che brillavano sui mobili. «Cosa sono per te?» gli chiesi. «Amici, che mi accompagnano lungo la vita», la risposta.