
Il profluvio di eventi che in contemporanea vedono protagonista Chiara Camoni diventa paradigma di un sistema privo di idee e prospettive
Non sono un grande estimatore dell’arte di Chiara Camoni, e non ho mancato di sottolinearlo scrivendo del Padiglione Italia alla Biennale subito dopo il vernissage. Ma in questa sede non voglio discutere di questo, quanto della letterale esplosione del personaggio Camoni dopo l’annuncio della scelta caduta su di lei. E di quanto questo trionfo diventi paradigmatico di un “sistema Italia” ormai definitivamente rassegnato alla debolezza intrinseca e alla subalternità sul piano internazionale.
Ricostruisco sinteticamente alcuni passaggi che credo significativi. Ottobre 2025: il Ministero annuncia l’abbinata Camoni-Canziani per il Padiglione. Novembre 2025: a Torino l’artista presenta in pompa magna la sua “luce d’artista” al Palazzo della Regione Piemonte. Aprile 2026: si inaugura il Padiglione Italia con il progetto Con te, con tutto. Maggio 2026: la Fondazione Zegna presenta Luccicanza. Di fiori e di filo, di pietra e di terra, di pelle e di radice, progetto di Chiara Camoni a cura di Ilaria Bonacossa. Giugno 2026: l’Accademia Carrara di Bergamo annuncia che Camoni è la prima artista chiamata a installare, in modo permanente, una sua opera nei Giardini PwC, lo spazio verde del Museo. Luglio 2026: Società delle Api annuncia che a ottobre la nuova sede romana ospiterà il progetto I fiori del male di Chiara Camoni. Luglio 2026: Camoni è annunciata come nuova artista in residenza dal celebre museo all’aperto di Arte Sella.

Una perniciosa forzatura
“Non è che farà una mostra al MoMA”, obbiettava un amico a cui facevo notare la cosa. No, certo, non saranno mostre al MoMA: eppure siamo di fronte a importanti – rispetto allo scenario italiano – soggetti pubblici e privati che alimentano quella che è evidentemente una perniciosa forzatura. Prestigiose (e ricche) fondazioni come Torino Musei e Zegna, un’istituzione autorevole come il museo bergamasco, un soggetto potenzialmente brillante come l’hub culturale animato da Silvia Fiorucci, il più importante parco di sculture del Paese. Tutti pronti a correre in soccorso – o a salire sul carro, per esagerare nei luoghi comuni – della vincitrice.
Perché? Cosa denota tutto questo? Sul perché possiamo sbizzarrirci, posto che per alcuni dei casi citati magari non c’è sempre un nesso causale ma semplice coincidenza. Ma sei coincidenze fanno una realtà, incontrovertibile. Probabilmente conta la facilità nella comunicazione, affidandosi all’artista lanciata nell’”Olimpo” mediatico dalla visibilità veneziana. Riguardo alle istituzioni, magari conta l’atavico verticismo tutto italico, che porta a ritenere superfluo affidarsi ad esperti, per delegare le scelte a “presidenti” che magari l’unico artista che conoscono è la Camoni perchè l’hanno letta il giorno prima sul giornale.

Cui prodest?
Del resto l’Italia non è forse l’unico caso al mondo in cui a decidere quale artista rappresenterà il Paese nel più importante evento mondiale di arte contemporanea è in prima persona il Ministro della Cultura? Il quale fatalmente ha una conoscenza delle dinamiche creative forse appena appena superiore a quella di mia nonna? Tutto questo denota – e rispondiamo alla fatidica domanda – l’ormai endemica debolezza di un sistema in cui tutti i soggetti, dai direttori di museo ai galleristi, non fanno altro che lamentarsi. Guardandosi bene però dal cercare soluzioni radicali per cercare di risolvere i problemi.
Uno dei piagnistei più diffusi è l’esterofilia delle istituzioni artistiche e museali nelle scelte delle mostre da proporre. Giustissimo, sacrosanto, assolutamente criticabile. Peraltro con un ruolo non secondario nel tarpare le ali ai tanti bravissimi giovani artisti italiani. Scoraggiati dal vedere una filiera che ne trascura a tutti i livelli le qualità. Ma quando tanti soggetti, anche importanti e influenti, scelgono di guardare alla scena italiana ma offrono spazio soltanto – e in contemporanea – all’artista del momento, a cosa serve?



