20 Settembre 2026 19:18

Andrea Dall’Asta – Dio Storia dell’Uomo. Dalla parola all’immagine

Dio Storia dell’Uomo. Dalla parola all’immagine

di Andrea Dall’Asta

Prefazione di Bartolomeo Sorge

Edizioni Messaggero Padova

208 pp., 23 euro

 

Andrea Dall’Asta (Fontevivo, Parma, 1960), membro della Compagnia di Gesù e Direttore della Galleria San Fedele di Milano e della Galleria Raccolta Lercaro di Bologna, ha recentemente pubblicato il volume Dio Storia dell’Uomo. Dalla parola all’immagine con le Edizioni Messaggero di Padova. Partendo dai testi sacri, l’autore indaga le origini delle rappresentazioni di Dio, dalle immagini acheropite, ovvero quelle impresse dal contatto diretto con Gesù (Mandylion e Santo Sudario) al Cristo Pantocrator bizantino, ai capolavori del Rinascimento e del barocco, fino alle ricerche delle avanguardie storiche, ai corpi sfigurati e tormentati del Novecento e ai monocromi.

Come spiega il filologo Erich Auerbach, con la letteratura cristiana abbiamo un’idea nuova di Dio, spirito fatto uomo, e _ strettamente correlata ad essa_ un’idea nuova di uomo, carne creata a immagine di Dio. L’uomo è a immagine dell’immagine di Dio, cioè Cristo. Cercando il proprio volto, l’uomo cerca il volto di Cristo; cercando il volto di Dio, l’uomo ritrova se stesso. Se il destino dell’uomo è diventare divino, quello del divino è diventare umano.

Così Albrecht Dürer (1471-1528) nel suo Autoritratto con mantello di pelliccia (1500) fa coincidere i suoi lineamenti con quelli di Gesù, scrivendo in latino: “Io, Albrecht Dürer di Norimberga, all’età di 28 anni, con colori eterni ho creato me stesso a mia immagine.” E’ chiaro in queste parole il parallelo tra la creazione artistica e quella divina. Nel dipinto il giovane è raffigurato frontalmente, in posa ieratica e guarda dritto negli occhi l’osservatore. Con una mano tiene il mantello, ma è come se stesse facendo il gesto della benedizione. La barba è lunga, come i capelli ondulati. Il volto è luminoso e contrasta con lo sfondo scuro, perché è il viso che deve catalizzare ogni sguardo. I colori ricordano le sfumature della terra, da lì viene l‘uomo, novello Adamo. Il rappresentarsi come Cristo è l’apoteosi della piena realizzazione del sé. Atteggiamento che non sarà più ripetuto in questi termini nella storia dell’arte.

Albrecht Dürer

 

Nel ’900 Nietzsche dichiara che Dio è morto e l’arte, tranne per alcune eccezioni, trova nell’astrazione un mezzo per suggerire ed evocare il divino. Il colore e la luce hanno la meglio sul disegno e sulla forma. Si cerca di rappresentare l’infinito, con immagini cangianti di intensa spiritualità, come le opere di Mark Rothko (1903-1970) e David Simpson (1928).

David Simpson

Secondo Dall’Asta, poi ripreso da Bartolomeo Sorge nella sua prefazione, la proliferazione e l’abuso delle immagini nella nostra società fanno sì che queste perdano il loro carattere simbolico. Potranno mai recuperare il rapporto con la verità dell’uomo? La risposta della Chiesa sta nella recente enciclica Lumen Fidei, per la quale la fede “è la sole ‘luce’ in grado di dare senso pieno alla storia di Dio come storia dell’uomo”.