22 Ottobre 2026 07:03

Pierangelo Sapegno

Ho cominciato facendo qualche sceneggiatura di modesto successo, prima di essere assunto da una televisione privata, Rta, come cronista. Da lì sono passato a La Stampa. In pratica ci ho fatto una vita in questo giornale, ma se dovessi scegliere gli anni più belli da ricordare non avrei dubbi: quelli di Bologna quando ero solo un pischello che cercava il suo spazio. È che amo Bologna come si ama una mamma (lo cantava Guccini che Bologna è come una madre) e la sua gente come se fossero tutti miei fratelli. Ho succhiato il lavoro da Bologna, ho imparato ad aprirmi alla gente e ho appreso l’arte dell’ironia, sempre da Bologna. Poi il mio mestiere mi ha portato dappertutto, a Torino a Milano e anche in giro per il mondo. Ho visto qualche guerra, ho scritto qualche libro, ma la cronaca è la cosa che mi è rimasta più dentro. Racconta la vita che non è né bella nè brutta. Può essere terribile lo so. Ma è la nostra storia, quella di tutti i giorni, quella che guardi con i tuoi occhi. E che paghi con il tuo sangue. Bisogna conoscerla. Anche per andare da un’altra parte.

Questione carceri: Italia Paese non rieducabile. Unito nel solo disonore

Quale rieducazione? Tanto il detenuto esce più delinquente di prima. Non perché piglia schiaffi, ma proprio perchè il carcere non funziona…. Questo è l’inferno della carceri per la maggior sconosciuto a quelli che non hanno dovuto entrarci: vi immaginate un innocente – e quanto ce ne sono? – che finisce dentro a quest’incubo? Non ci sono denunce che ne parlino. Solo silenzio. Le denunce riguardano soltanto le guardie carcerarie.

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Storie di ordinaria beneficenza. Ecco la classifica dei cuori d’oro

Può darsi che un giorno Max Zuckerberg non sia proprio del tutto d’accordo con la scelta dei suoi genitori di lasciare il 99 per cento delle loro azioni in beneficenza, cioé quasi tutti i 45 miliardi che vale facebook, perché i figli sono fatti così, e molte volte non gli va bene niente di quello che fanno mamma e papà, soprattutto con i soldi che in teoria potrebbero essere loro.

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Edouard Manet (1832-1883) Olympia, 1863 Huile sur toile, 130 x 190 cm Paris, Musée d’Orsay © Musée d'Orsay, Dist. RMN-Grand Palais / Patrice Schmidt

Quando la Musa possiede e l’artista partorisce. Il cuore dell’asta Christie’s

Le muse non sono soltanto i capolavori milionari che riempiranno l’asta di Christie’s a New York il 9 novembre. 25 ispirazioni di 23 artisti per 34 opere d’arte, da Modigliani a Roy Lichtenstein, o da Lucien Freud a Henri di Toulouse Lautrec e Willem de Kooning, in vendita per un totale stimato di mezzo miliardo di dollari, e forse qualcosa di più.

Le muse sono l’anima dell’artista, sosteneva la scrittrice Germaine Greer, e sono davvero la sua parte femminile nella lettura del mondo

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Amabili resti. Se l’arte contemporanea finisce nella spazzatura

Il dubbio è che l’arte contemporanea non debba piacere proprio agli umili e alle donne delle pulizie. Non tanto perché è successo di nuovo che abbiano buttato nella spazzatura le installazioni delle artiste Goldschmied & Chiari bell’e pronte per la mostra dal titolo «Dove andiamo a ballare questa sera?», allestita in questi giorni al Museion di Bolzano. Ma perché i meccanismi sono sempre gli stessi.

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Marino. "Daje!"

Marino, Sant’Ignazio da Roma. Defraudata di miliardi la Capitale reclama solo gli spiccioli

Adesso che le sue dimissioni sono divenute ufficialmente irrevocabili, Roma potrebbe anche rammaricarsi di aver perso un sindaco per bene, un ottimo e stimato chirurgo così pieno di sé al punto da voler fare il primo cittadino della capitale, dopo aver tentato addirittura di diventare segretario del pd e magari capo del governo. Dubitiamo che a una città che s’è tenuta orgogliosamente Alemanno e Polverini

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